Verso l’accordo Cgil, Cisl e Uil

04/09/2007
    martedì 4 settembre 2007

    Pagina 5 – POLITICA & SOCIETÀ

      Verso l’accordo Cgil, Cisl e Uil,
      «ma non chiamatelo referendum»

        Oggi si incontrano Epifani, Bonanni e Angeletti sulla consultazione. Al voto anche precari e pensionati, solo relatori per il sì al protocollo nelle assemblee

          Loris Campetti

          Non si chiamerà referendum ma «consultazione con voto certificato». Formalmente perché il referendum è uno strumento che riguarda i cittadini, e non specificamente i lavoratori e i pensionati. C’è anche da dire che alcuni sindacati, come la Cisl, non hanno una smodata passione per il coinvolgimento diretto di iscritti e non iscritti quando si tratta di verificare il consenso su un accordo che pure riguarda l’insieme del mondo del lavoro, presente e passato. Quel che conta è la sostanza, e la sostanza è che Cgil, Cisl e Uil sono vicine a un accordo per riconsegnare ai diretti interessati il diritto di esprimersi sul protocollo governativo su pensioni e welfare, dunque sul passaggio dallo scalone di Maroni agli scalini del centrosinistra e l’estensione all’infinito, oltre i 36 mesi, del precariato. Con tanto di «promozione» degli straordinari.

          Il protocollo governativo che sarà sottoposto al giudizio di lavoratori e pensionati è stato firmato dalle confederazioni sindacali, nel caso della Cgil «per presa d’atto» come ha messo agli atti Gugliemo Epifani. La consultazione dovrebbe riguardare tutti i lavoratori che hanno la fortuna di avere un contratto regolare ma anche i precari, i cosiddetti parasubordinati, e i pensionati. A sua volta, la consultazione dovrebbe essere preceduta dalle assemblee per concludersi entro la metà d’ottobre. Il risultato del tasso di consenso al protocollo che divide la maggioranza di governo verrebbe perciò reso noto in contemporanea alle primarie del Partito democratico. Che c’entra? Forse niente. Forse.

          Una buona notizia, dunque. Le resistenze iniziali sembrerebbero superate e oggi dovrebbe arrivare la conferma al termine di un incontro tra Epifani, Bonanni e Angeletti. Ieri bocche cucite, al termine della riunione della segreteria Cgil, in attesa del ritorno del segretario della Cisl in «produzione». All’incontro a tre farà seguito, la prossima settimana, la riunione dei consigli unitari di Cgil, Cisl e Uil. Il meccanismo di voto prefigurato, per molti aspetti simile a quello che contrassegnò il referendum del ’95 sulla riforma pensionistica di Dini, dovrebbe consentire la consultazione «libera» più ampia possibile. Naturalmente, chi come la Cisl preferirebbe un coinvolgimento dei soli iscritti, chiederà garanzie. La prima è che ogni assemblea si svolga con un unico relatore con il mandato preciso di sostenere il protocollo e chiedere ai lavoratori e ai pensionati un voto favorevole. Mentre nelle consultazioni interne lo statuto della Cgil prevede il diritto delle minoranze a presentare una controrelazione, nella prassi unitaria (Cgil, Cisl e Uil) questo diritto non è riconosciuto. Dunque, è probabile che sarà l’immarcescibile centralismo democratico a regolare le assemblee, e anche i dirigenti contrari al protocollo dovranno sostenerlo in assemblea. Sarà difficile derogare da questo principio, dato che la posta in gioco è la possibilità stessa di far dire la loro ai lavoratori.

          In qualunque modo si chiamerà la consultazione, se mantenesse le caratteristiche suddette, rappresenterebbe un fatto positivo. E questa volta non è detto che dalle urne usciranno risultati bulgari a favore dell’accordo. Già nel ’95 alcune categorie di lavoratori si espressero contro la Dini. Oggi si sa che il 25% del gruppo dirigente Cgil non condivide punti sostanziali del protocollo (Fiom, Lavoro e società, Rete 28 aprile), nulla si sa invece di quel che si muove in casa Cisl e Uil. Forse perché non si muove, o non può muoversi, o non può dirsi che si muova, proprio niente. E’ importante il contesto politico della consultazione. La maggioranza è divisa sui contenuti e crescono le minacce e i ricatti della destra unionista contro gli «irresponsabili» che hanno promosso o aderito alla manifestazione del 20 ottobre. Le confederazioni sostengono il protocollo e criticano esse stesse l’appuntamento di piazza per migliorarlo. Ma la base sindacale è, prima che divisa, amareggiata per la crescente distanza tra il programma dell’Unione e gli atti del governo. Altri elementi sindacali interloquiscono con la consultazione: dal rinnovo dei contratti per 8 milioni di lavoratori, al le elezioni per le Rsu tra i 3,2 milioni di dipendenti del pubblico impiego. Si tratta di appuntamenti importanti che chiedono una scesa in campo diretta dei singoli sindacati e che forse hanno ammorbidito le posizioni della Cisl sul referendum. Pardon, sulla «consultazione con voto certificato».