Verso la famiglia distrazioni continue

28/01/2004





        mercoledì 28 gennaio 2004

        Verso la famiglia distrazioni continue

        Oltre 550 milioni dirottati nelle casse della Hit, una delle società che operava nel settore del turismo


        DAL NOSTRO INVIATO PARMA – Cinque milioni di euro sui conti personali di Calisto Tanzi, altri 263 nel buco nero delle attività turistiche di Hit-Parmatour, 25 su un conto intestato allo Studio Zini & Associati, 60 "devoluti" alla Sata. E poi, altri 15 milioni alla Coloniale, alla Carital e alla Horus, per la bellezza di 1,7 miliardi di euro di «uscite finanziarie non ordinarie» che dalle casse del gruppo Parmalat hanno preso vie diverse tra il 1997 e il 2003. Seicento milioni dei quali altamente sospetti. In 61 pagine consegnate al commissario straordinario Enrico Bondi, i revisori della PriceWaterhouseCoopers ricostruiscono così i flussi finanziari che hanno deviato ingenti somme dalla multinazionale di Collecchio verso società di famiglia o nelle tasche di persone fisiche. Ma non è finita qui. Perché gli uomini della PwC hanno anche rintracciato altri 1,9 miliardi di euro scomparsi dalla Parmalat Finance Corporation BV, dei quali non è stato possibile ottenere prove contabili a causa del rifiuto opposto degli amministratori straordinari della Ernst & Young. In totale, le cifre dirottate dalla Parmalat per «attività non attinenti all’attività commerciale» – secondo il rapporto che porta la data del 26 gennaio 2004 – ammontano a 3,6 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi di possibili distrazioni. L’analisi della finanza allegra della multinazionale di Collecchio è per il momento limitata ad alcune società del gruppo: Parmalat Capital Finance Malta, Parmalat Finance Corporation BV e, parzialmente, Parmalat Spa. Ma fin da ora gli uomini della Pwc puntano la lente su alcuni aspetti oscuri della vicenda Parmalat, elencati nell’ultima pagina del dossier. In primo luogo i rapporti con la multinazionale svedese Tetra Pak Itda, verso la quale sono stati effettuati pagamenti per 15 milioni di euro nel 2003, poi il prestito obbligazionario con Morgan Stanley e Nextra, i finanziamenti a favore del Parma Calcio, le sponsorizzazioni e le consulenze, i versamenti in Venezuela, Argentina e Brasile, «aree di tansazioni che dovrebbero essere oggetto di ulteriori analisi e approfondimenti», scrivono i revisori. Che aggiungono di aver trascurato, per il momento, i flussi finanziari su Parmalat Finanziaria, Parmalat Soparfi, Parmalat Capital Netherlands BV, Parmalat Netherlands, Eurofood Isfc Ltd e Parmalat Brasil. Il rapporto si dilunga su alcune delle più importanti operazioni degli ultimi anni, come le emissioni dei bond 2003, la cessione di Newlat (le cui azioni sono state poste ieri sotto sequestro) a Nulait-Findairy Corp, la vendita della Fratelli Carnini a Boston Holding Corporation, l’acquisizine della Boschi Luigi e Figli e l’acquisto della Divisone latte della Cirio da Sergio Cragnotti. C’è poi l’analisi della struttura societaria delle 33 concessionarie dei prodotti Parmalat (che farebbero capo alla famiglia Tanzi) e l’esame del prestito obbligazionario convertibile della Parmalat Partecipacoes Brasil del gennaio 2002, il contratto di consulenza sottoscritto il 24 novembre 2003 con Deutsche Bank e che prevedeva una fee mensile a favore della banca da 5mila a 30mila euro più una commissione variabile da 1,5 a 3 milioni. E ancora, i versamenti alle società turistiche e a persone fisiche, a partire da Calisto Tanzi: 5 milioni di euro, dei quali solo 1,7 relativi a emolumenti per incarichi societari e 3,3 di natura incerta. Materiale importante per i magistrati parmigiani che indagano sul crack della Parmalat. Ma che rappresenta, al momento, solo una piccola parte della verità.

        ANGELO MINCUZZI