Verso il congresso: La Cgil alla prova dell’unità

21/01/2002

 








Verso il congresso
La Cgil alla prova dell’unità

I congressi di categoria fronteggiano l’attacco del governo ai diritti del lavoro
Angelo Faccinetto

MILANO. Le premesse cisono. La stragrande maggioranza dei congressi provinciali della Cgil si è conclusa con l’approvazione di documenti unitari. E documenti unitari sono stati approvati, la scorsa settimana,dai più importanti congressi regionali. Lombardia e Piemonte compresi. Che anche il congresso nazionale di Rimini, in programma dal 6 al 9 febbraio, e le assise di organizzazione (che iniziano oggi con Edili, Tessili, Alimentaristi e Università) possono andare in quella direzione, con una possibile sintesi dei documenti presentati da Sergio Cofferati e Gian Paolo Patta a nome rispettivamente di maggioranza e minoranza, sembra più che un auspicio. E a nessuno può sfuggire quanto sia preziosa, oggi, una scelta unitaria nella maggiore confederazione sindacale italiana.

Le migliaina di delegati ai 14 congressi di organizzazione e a quello confederale di Rimini, che rappresenteranno cinque milioni e 354mila iscritti tra lavoratori attivi e pensionati, saranno chiamati a definire la linea della Cgil dei prossimi anni in un momento che non ha uguali. Almeno negli anni recenti.
La concerazione, la politica dei redditi sono state, nei fatti, cancellate. Dai comportamenti del governo della destra. E dagli atteggiamenti di buona parte della Confindustria. Prova ne sia la difficoltà a concludere molti rinnovi contrattuali da tempo scaduti. A cominciare proprio da quelli del pubblico impiego: in FinanziariaPalazzo Chigi non ha stanziato l risorse necessarie. Anche i diritti – e questo è l’aspetto più rilevante – sono sotto tiro. Un attacco frontale. Che comprende lo Statuto dei lavoratori, con l’abolizione dell’articolo 18, quello che vieta di licenziare senza giusta causa, e, attraverso la prevista decontribuzione, la sicurezza previdenziale.
Così i congressi si svolgeranno tra uno sciopero regionale e l’altro. Tra un blocco dei trasporti e l’organizzazione della manifestazione nazionale dei dipendenti della pubblica amministrazione, programmata a Roma per il 15 febbraio. E sulla scia di spinte sempre più forti per la proclamazione di uno sciopero generale. Contro Confindustria e contro le politiche del governo. Appunto, non era mai accaduto, almeno in anni recenti, che i metalmeccanici della Fiom si presentassero al loro appuntamento con un contratto «rinnovato a metà». Cioè con Fim e Uilm che fanno firmato con Federmeccanica. E le tute blu Cgil, che sull’intesa hanno chiesto il referendum. Decise ad andare avanti.
Ma quello che si sta per avviare alla fase conclusiva sarà anche un congresso di cambiamenti. Anche se non immediati. Il 29 giugno scadrà il mandato di Sergio Cofferati. In marzo scadrà dall’incarico anche il numero uno della Fiom, Claudio Sabattini. Mentre ancora non ci sono indicazioni per la più alta poltrona di Corso dìItalia, la leadership dei meccanici, la più grnde organizzazione di categoria del Paese, sarà rilevata da Gianni Rinaldini, già segretario della Cgil dell’Emilia Romagna.
Ma come arrivano la confederazione e le categorie ai loro appuntamenti nazionali? La mozione di Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani – «Diritti e lavoro in Italia e in Europa» – ha ottenuto, nei congressi territoriali, l’82 per cento dei vori. Quella di minoranza firmata da Gian Paolo Patta – «Lavoro e società – Cambiare rotta» – è al 18. Ma i dati non sono omogenei. La minoranza ha ottenuto più consensi al Nord. In Lombardia ha sfiorato il 30 per cento. In Piemonte e Liguria si è assestata tra il 20 e il 30. In molte regioni del Sud (dalla Puglia alla Sicilia), invece, non è andata oltre il 5 per cento. Mentre nel Centro Italia ha ricalcato la media nazionale. Tra le categorie, invece, è la Fiom, con 29 per cento, ad aver dato più voti al documento della minoranza. Un dato in linea con l’andamento registrato nell’ultimo decennio, in occasione dei congressi nazionali del 1991 e del 1996.
Si comincia oggi. A Chianciano si riuniscono gli edili della Fillea, a Prato i tessili della Filtea, a Roma gli alimentaristi della Flai, ancora a Roma i lavoratori dell’università e della ricerca dello Snur.
Domani, invece, a Rimini sarà la volta dei metalmeccanici della Fiom, a Bellaria si ritroveranno i chimici della Filcea, a Roma la Funzione Pubblica, i trasoporti (Filt) e i dipendenti del commercio della Filcams, a Pesaro quelli dell’energia della Fnle, a Montesilvano i bancari della Fisac. Il 23, a Rimini, sarà la volta della Slc, i lavoratori della comunicazione, e a Salsomaggiore di quelli della scuola. Chiuderanno la tornata dei congressi di categoria i pensionati, dal 28 al 30 gennaio.


 

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