Verona. Tangenti mense: altre dieci società nel mirino

26/05/2005
    giovedì 26 maggio 2005

    Pagina 10 – Regione

      L’INCHIESTA DI VERONA

      Tangenti per le mense
      Altre dieci società nel mirino

        VERONA. Si sta allargando l’inchiesta della Procura di Verona sulle tangenti (presunte) pagate dalla Gama di San Giovanni Lupatoto, società leader nazionale nel catering alimentare, per aggiudicarsi gli appalti relativi alle mense in varie strutture pubbliche. Nel mirino degli investigatori, infatti, ci sarebbe un’altra decina di società del settore alimentare, assieme a un legale romano e ad altri professionisti. Sta così delineandosi un ulteriore troncone d’indagine, che potrebbe essere corroborato anche da alcuni elementi, definiti «utili», emersi dalle perquisizioni effettuate ieri, benché gli inquirenti scaligeri siano orientati a stralciare e inviare gli atti per competenza territoriale ad altre Procure.

          Nell’inchiesta veronese sono indagate una cinquantina di persone, 19 delle quali sono oggetto di provvedimenti di custodia cautelare. Alcuni dei ricercati non sono stati comunque ancora rintracciati perché si trovano all’estero.

          Tutti gli interrogatori di garanzia si svolgeranno per rogatoria, tranne quelli dei tre arrestati veronesi, il professionista Giovanni Pompei Forte, l’ex dirigente della Gama Massimo Capodaglio e Pietro Masini, dipendente della società, che saranno sentiti dal Gip Sandro Sperandio.

          Gli investigatori stanno prendendo in esame anche altri anni rispetto a quelli materia di contestazione e che vanno dal 2000 al 2002, quando sarebbe state pagate tangenti per un milione di euro (l’1,5% del valore delle forniture) per garantirsi appalti in tutta Italia e continuare a distrarre fondi dalla società fino a cinque volte l’importo delle mazzette.

          Dalle verifiche comunque non sarebbero emersi coinvolgimenti di politici, anche se tra gli arrestati figurano Carlo Isola, 55 anni, da poco direttore generale e capo di gabinetto degli affari della presidenza della Regione Liguria, retta da Claudio Burlando (Ds), e Giovanni Pompei Forte, un professionista veronese iscritto a Forza Italia, ritenuto dagli investigatori tra i collettori delle tangenti assieme a Mario Giovanni Rossi, Paolino D’Urso e Massimo Capodaglio, rispettivamente ex membro del Cda, ex direttore generale ed ex responsabile finanziario della Gama.

          Intanto oggi il procuratore Guido Papalia, che ha coordinato l’inchiesta dopo la morte del pm Rosario Basile, si incontrerà con gli investigatori per fare il punto delle indagini iniziate dopo una verifica fiscale alla Gama, società dichiarata insolvente ma che dopo essere stata posta sotto amministrazione controllata lo scorso anno, hanno sottolineato gli inquirenti, ha registrato una ripresa dell’attività e quindi non vi sarebbero problemi per i dipendenti.