Verona. «Lo sciopero è riuscito»

19/11/2007
    domenica 18 novembre 2007

      Pagina Cronaca

        SPESA A RISCHIO.

        Astensione dal lavoro per il rinnovo del contratto nazionale. «Il nuovo fronte? Le aziende che preferiscono trattare con ogni singolo lavoratore»

        File e supermarket chiusi
        «Lo sciopero è riuscito»

          Secondo i sindacati l’adesione è stata superiore alle previsioni. Volantini distribuiti in via Mazzini

            I rappresentanti dei lavoratori: «La protesta dei commessi rappresenta una novità»

              Alessandra Galetto

              Adesione superiore alle previsioni, e non soltanto in termini percentuali. Lo sciopero dei lavoratori del terziario ieri ha visto infatti una partecipazione generale, che ha coinvolto non solo gli iscritti ai sindacati, ma moltissimi lavoratori al punto che per esempio il supermercato Lidl di via Manzoni (ma anche qualche altro punto vendita della stessa catena e perfino alcuni supermercati Eurospin) erano chiusi: in piena giornata di spesa settimanale, come è il sabato.

              «Abbiamo calcolato una adesione che in media è del 40 per cento», ha detto Adriano Filice, segretario generale di Cgil-Filcams, che con Silvano Pandolfo, segretario di Cisl Fiscat e con un centinaio circa di esponenti di Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato ieri mattina all’angolo tra via Mazzini e via Cappello, distribuendo ai veronesi a passeggio i volantini informativi delle ragioni dello sciopero. «Ma il dato numerico in sé non dice tutto. Il fatto per noi più significativo è che l’adesione allo sciopero non è arrivata solo dai lavoratori di alcune aziende dove storicamente la presenza sindacale è sentita, come Pam, Esselunga e Metro, quanto anche da catene della distribuzione che in passato non avevano con altrettanta esigenza manifestato simile disagio. Non solo: va tenuto anche conto che c’è una componente di lavoratori, circa il 30 per cento, che sono precari, dunque ricattabili, e che perciò questi non sono di fatto nelle condizioni di poter scioperare, così come gli assunti al sabato e domenica».

              Questo sciopero dei commessi insomma rappresenta secondo i sindacati una realtà davvero nuova, anche perché la rivendicazione che la manifestazione di ieri ha inteso avere non è solo di tipo sindacale. I lavoratori del commercio hanno deciso di scioperare di fronte a quella che definiscono «l’arroganza di Confcommercio», che non ha voluto incontrare le categorie per discutere la loro proposta di piattaforma contrattuale, ma si è limitata a presentare un comunicato in cui diceva no all’accordo del 23 luglio, nel quale venivano chiesti miglioramenti sulle pensioni, sul mercato del lavoro, sulle copertura previdenziali per i lavoratori precari e a tempo determinato, sulla cassa integrazione e sulle indennità di disoccupazione.

              «Lo sciopero di oggi esprime prima di tutto un forte disagio di fronte alle attuali condizioni del lavoro», ha aggiunto Pandolfo. «Nella nostra richiesta non c’era solo l’aumento di 78 euro mensili da raggiungere in due anni (ovvero il recupero del potere d’acquisto), ma anche la richiesta di maggiori diritti per i lavoratori che hanno contratti e termine, che lavorano part-time o a tempo pieno, per gli apprendisti, per ridurre insomma la precarietà del lavoro e dare ai giovani un futuro». «Oggi», prosegue, «le aziende rifiutano il confronto con le organizzazioni sindacali in merito all’organizzazione del lavoro, ai turni, agli orari e preferiscono un rapporto individuale con ogni singolo lavoratore».