Verona. Domenica al lavoro: si riapre la polemica

11/06/2007
    domenica 10 giugno 2007

    Pagina – Cronaca

    Il giorno tradizionalmente dedicato al riposo è cambiato per almeno cinque milioni di italiani. E Verona è una piazza calda

      Domenica al lavoro, si riapre la polemica

        Dipendenti precettati per pochi euro in più. «Ne vale davvero la pena?»
        Alcune commesse faticano ad accettare i turni festivi, altre si sono abituate

          Silvia Bernardi

          La domenica sta cambiando. È il lavoro il protagonista del giorno libero per eccellenza. Almeno per 5 milioni di persone. Secondo i dati Istat il lavoro domenicale riguarda infatti il 20 per cento degli italiani. Meno comunque di francesi e inglesi che arrivano al 30 per cento.

          Stando a un’indagine Censis, però, la maggior parte degli italiani lo considera ancora il giorno da dedicare alla famiglia (85%). Verona è una piazza «calda» in materia di aperture domenicali. Con l’Upim che ha sfidato persino le feste comandate, anzi comandatisisme, aprendo i battenti i giorni di Natale e Pasqua. Con i dipendenti dell’azienda in sciopero per difendere il diritto al riposo festivo. Con le segreterie provinciali dei sindacati che non mollano: 52 domeniche aperte sono troppe. Con il vescovo Carraro che dice no, le feste religiose vanno rispettate.

          Ma chi alla fine si deve destreggiare in questa ristrutturazione sostanziale del tempo del lavoro sono loro, le commesse. Già, al femminile perché il lavoratore-tipo coinvolto nel lavoro domenicale è in altissima percentuale donna, con inevitabili conseguenze sulla vita familiare. «Quando si è giovani tutto è più facile da accettare, ma quando si arriva a una certa età cambiano le esigenze e le priorità». Per F.C., dipendente di un punto vendita di un grande magazzino in centro storico, parlare non è semplice. Qualcosa è cambiato dopo gli scioperi di aprile e sono le regole, diventate ferree per tutte: non si rilasciano dichiarazioni senza autorizzazione. Il giro di vite ha fatto effetto e tutto deve passare dall’alto, anche per le giovanissime commesse di «Intimisismi» che gentilmente, con il sorriso che sembra voce del contratto, ci suggeriscono di metterci in contatto con l’ufficio stampa dell’azienda.

          Esprimere un parere in merito al tempo che si investe nel lavoro sembra essere diventato un lusso anche in altri punti vendita delle vie centrali. Eppure la domanda sembrava semplice: cosa ne pensa delle domeniche al lavoro? Una responsabile di un punto vendita di una nota catena dice che ormai si affronta la questione con rassegnazione. «Ci siamo organizzate, ognuna di noi sceglie quale domenica del mese lavorare e i giorni di riposo infrasettimanale. Con la rotazione e la programmabilità abbiamo attenuato il problema».

          Si lavora molto, aggiunge, e il tempo passa in fretta, tanto che la domenica, per loro, sta scivolando lentamente verso la categoria del giorno qualsiasi. «Quello su cui non si discute sono le feste religiose e quelle laiche. Lavorare il giorno di Natale o il 1° maggio significa mancare di rispetto all’essere umano».

          Anche le maggiorazioni economiche per il lavoro festivo variano a seconda del contratto e spesso portano in busta paga solo qualche euro in più. «A volte mi chiedo se ne valga la pena», dice Sonia che dall’inizio dell’anno le domeniche le ha fatte tutte. «Questa corsa allo spendere dove ci porterà?» Almeno per lei, a finire di pagarsi l’università.