Verifica Maroni-Tremonti sugli ammortizzatori

11/04/2002





I due ministri oggi a confronto sulle risorse: in vista un’indennità di disoccupazione più lunga e una stretta sulla Cig
Verifica Maroni-Tremonti sugli ammortizzatori
Uil, Cgil e Confindustria bocciano la proposta di Bossi – Fini: nessuno perderà il posto a causa delle nuove norme

Lina Palmerini
ROMA – La proposta di riforma degli ammortizzatori è ormai pronta e sul nodo finale, quello delle risorse, stanno lavorando il ministro del Welfare, Roberto Maroni e dell’Economia, Giulio Tremonti. «Ho già incontrato Tremonti martedì sera per parlare delle risorse da destinare alla riforma degli ammortizzatori, lo vedrò di nuovo in Consiglio dei ministri dove discuteremo di nuovo di cifre. Del resto – ha detto ieri Maroni alla Camera – dall’incontro che ho avuto con i capigruppo della maggioranza di Camera e Senato abbiamo concordato sulla necessità che la riforma non sia a costo zero». Il piano di riordino che al Welfare stanno ancora limando – e che sarà la base per la ripresa del dialogo dopo lo sciopero – prevede un rafforzamento dell’indennità di disoccupazione su due fronti, quello della quantità dell’assegno che dovrebbe arrivare fino al 60% dell’ultimo stipendio e quello della durata temporale che si pensa di portare da sei mesi a un anno. Il meccanismo è decrescente: cioè, con il passare del tempo l’indennità si riduce fino al 30 per cento. È su questo capitolo che è necessario stanziare risorse aggiuntive mentre si tenta un’operazione di risparmio attraverso una stretta su cassa integrazione e mobilità. Nel mirino ci sono le troppe proroghe e gli abusi con cui vengono usati questi strumenti, su cui si farà un’opera di pulizia. In una prima fase, però, tutto resta com’è: il meccanismo e funzionamento di cassa e mobilità non vengono toccati. Ci sarà un periodo di transizione e solo in una seconda fase si passa al secondo pilastro: a un sistema, cioè, che preveda strumenti finanziati con un meccanismo mutualistico/assicurativo. L’altro pezzo importante della riforma è l’intreccio tra la percezione dell’integrazione al reddito con l’obbligo per il lavoratore di seguire corsi di formazione. Intanto dovrebbe partire, visto che sarà approvato nel Consiglio dei ministri di oggi, il nuovo collocamento che servirà a incrociare meglio domanda e offerta di lavoro e a "stringere" sullo status di disoccupato (si veda l’articolo pag. 25). La palla, dunque, è al Welfare. Le dichiarazioni di ieri di Maroni sono servite soprattutto a far sapere che è il suo ministero, in prima linea, a disegnare la riforma e a concordare le cifre con l’Economia. Una risposta diretta anche a chi, come Gianfranco Fini, aveva annunciato incontri con il ministro Tremonti sui nuovi ammortizzatori sociali. Insomma, dopo gli attriti dei giorni scorsi tra Lega e An, nel Governo la linea concordata è che sarà Maroni a gestire tutta la partita, di concerto con l’Economia. Polemica finita, quindi, come dimostrano le dichiarazioni di ieri di Maroni sulla cabina di regia: «Ho parlato con Fini, i rapporti sono ottimi. Condivido tutto ciò che rende più efficace l’azione di Governo». E il vicepremier ieri ha lanciato una sfida sull’articolo 18: «Non ci sarà mai un lavoratore che verrà licenziato dopo la riforma». E il ministro Tremonti, in serata, ha fatto sapere di apprezzare l’iniziativa di Maroni e di essere «pronto ad esaminare con il dovuto interesse ed approfondimento» la proposta di cui si parlerà a margine del Consiglio dei ministri di oggi. Del resto, ad annunciare il nuovo incontro era stato proprio Maroni: «La nostra proposta di riforma prevede un certo importo che verificherò con Tremonti in occasione del Consiglio dei ministri. Ho anche sentito ipotesi che arrivano a 10 miliardi di euro – ha detto Maroni – ma la nostra è una proposta ragionevole, per partire. Prima però voglio verificare se le risorse ci sono, poi, ne parlerò con il sindacato». Intanto sulla proposta di Umberto Bossi di innalzare la soglia a 20-25 dipendenti per l’applicazione dello Statuto sono arrivate sonore bocciature dalle parti sociali. «Non è una soluzione», ha detto perentorio il leader della Uil, Luigi Angeletti mentre il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani la considera «addirittura più negativa di quella avanzata dal Governo». Severo anche il giudizio di Confindustria. «Una proposta intempestiva – ha detto Stefano Parisi direttore generale di Viale dell’Astronomia – perché le proposte di mediazione devono essere fatte dalle parti e tra le parti al tavolo di confronto che ci auguriamo riparta il prima possibile. Adesso qualunque proposta è destinata a essere bruciata dalla polemica».

Giovedí 11 Aprile 2002