Verifica, l´altolà di An su devolution e pensioni

19/01/2004


DOMENICA 18 GENNAIO 2004

 
 
Pagina 9 – Interni
 
 
Verifica, l´altolà di An su devolution e pensioni
          Dopo lo scontento di Fini, Berlusconi pronto a dire sì alle richieste degli alleati
          Sul welfare il vicepremier d´accordo con Rutelli.Verso il vertice Cdl in settimana
          Tra i "promossi" a sorpresa spunta la Germania. Critiche al governo italiano
          Le critiche più severe riguardano il risanamento delle finanze pubbliche

          CLAUDIO TITO


          ROMA – Sale la tensione nella maggioranza e Silvio Berlusconi teme che il governo possa infrangersi sullo scoglio della devolution. Dopo l´altolà di An e Udc, infatti, il Cavaliere ha ricevuto telefonicamente anche gli avvertimenti di Umberto Bossi. Che oggi potrebbe far sentire pubblicamente la sua voce, influenza permettendo.
          Per la prossima settimana, allora, il presidente del consiglio è intenzionato a convocare un vertice di maggioranza. Le riforme approdano in aula al Senato giovedì e le votazioni prenderanno il via il 3 febbraio. Il premier vuole un chiarimento prima che Palazzo Madama si trasformi nel teatro degli "incidenti" della Casa delle libertà. Già ieri allora ha cercato di stemperare le minacce mosse dagli alleati. Muovendo un passo verso Gianfranco Fini che venerdì era uscito con un giudizio negativo dall´incontro avuto con lo stesso Berlusconi. «Io – è stata la versione offerta dal premier ai ?suoi´ – non ho detto ?no´ a nessuno e a nessuna delle richieste che mi sono state fatte. Ho ascoltato e come sapete voglio sempre accontentare tutti. Ho anche chiesto a Gianfranco di presentarmi una proposta dettagliata». Ma soprattutto adesso a Palazzo Chigi si sarebbero convinti che di dover accogliere l´esigenza di An di incidere maggiormente sulla politica economica del governo. Anche assegnando un dicastero o una competenza ?ad hoc´ al vicepremier.
          Tra gli uomini di Fini, però, in assenza di precisi segnali rimane alta l´insofferenza. Via della Scrofa a questo punto non solo non fornirà garanzie sulla devolution di Bossi, ma punta i riflettori anche sulla riforma delle pensioni. Basti pensare che Pasquale Viespoli, il sottosegretario di An al welfare, ieri ha concordato con Fini una dichiarazione per dire che «la posizione di Rutelli e della Margherita è responsabile, espressione di un´opposizione governante che vuole affrontare realmente il problema di una riforma incompiuta». Parole che alle orecchie di Tremonti e Maroni suoneranno come un vero e proprio schiaffo. E lo stesso vicepremier ieri ha ribadito ai suoi collaboratori il ragionamento svolto venerdì in consiglio dei ministri e nel faccia a faccia con il Cavaliere: «Berlusconi deve capire che la verifica non è per delegittimare lui ma per dare risposte ai nostri elettori delusi. Se non chiudiamo in un certo modo sulla riforma delle pensioni, a febbraio avremo tutta Italia in sciopero. Per non parlare degli scioperi che già ci sono nei trasporti e che stano paralizzando il paese».
          Senza quella che Fini chiama «fase due», anche la devolution non potrà passare indenne tra gli scranni dei senatori: «ne trae giovamento solo Bossi». «La nostra apertura di credito alla Lega – avverte senza mezzi termini il coordinatore di An, Ignazio La Russa – non è irreversibile da qui al voto in aula. Se non ci sarà un clima di coesione e di condivisione generale non si capisce perché fare regali». Come sottolinea il portavoce del partito, Mario Landolfi, «sarebbe singolare che An chiede la verifica e ad incassare il risultato siano altri». Tutti i prossimi appuntamenti parlamentari, insomma, saranno messi sotto la lente di ingrandimento ad eccezione, forse, della legge Gasparri ma solo perché colpirebbe un ministro di An. E nel frattempo entreranno nel mirino alcuni ministri come Sirchia e Lunardi.
          Il malessere, però, investe anche l´Udc. Marco Follini ha convocato per martedì prossimo l´assemblea dei gruppi parlamentari. Le riforme istituzionali sono ormai connesse alla verifica di governo. Non lo nasconde Francesco D´Onofrio, relatore del provvedimento e capogruppo centrista, che auspica infatti un´intesa prima che inizino le votazioni. E puntualizza: «Il testo comunque non è blindato. Modifiche ci dovranno essere anche in aula». Del resto, osserva Rocco Buttiglione, «siamo perfettamente d´accordo nel fatto di non essere d´accordo su alcuni punti rilevanti».