Verifica, la Lega non ci sta

08/07/2003

 
martedì 8 luglio 2003 
Pagina 2 – Interni
 
 
Verifica, la Lega non ci sta
"Niente tagli alla previdenza". I sindacati: bene così
          Maroni: per noi resta sempre valido l´impianto della legge delega sulle pensioni, e da lì non ci muoviamo
          L´Udc approva il documento inviato dal premier, ma Follini fissa tre paletti su Ue, Mezzogiorno, coesione sociale


          ROMA – La verifica si chiude con una tregua armata e lascia aperti diversi interrogativi. La Lega dice di fatto ‘no´ alla riforma delle pensioni e l´Udc, pur approvando il documento messo a punto la scorsa settimana da Silvio Berlusconi, chiede di aggiungere quattro parole: «Europa, Mezzogiorno e coesione sociale». Insomma in nome del semestre europeo, i nodi che si erano fermati al pettine del governo vengono solo rinviati. Rinviati al Dpef, alla finanziaria 2004 e, come sostengono alcuni centristi, a gennaio prossimo quando si potrebbe aprire una nuova stagione non con un rimpasto ma addirittura con un «Berlusconi II».
          La vera spina nel fianco del premier, però, è costituita dalla riforma previdenziale. Al termine della segreteria leghista, durata oltre tre ore, Umberto Bossi è stato più che esplicito su questo tema. «Dite al popolo – dice ai giornalisti uscendo da Via Bellerio – che non gli taglieremo le pensioni» e comunque «il governo non può pretendere di fare cassa o coprire i buchi della sanità segandole». L´idea del Carroccio è quella di «portare avanti la delega che ora è al Senato: noi non vogliamo la chiusura di finestre né disincentivi ma solo incentivi». Il leader lumbard, difendendo l´operato del suo ministro del welfare, Roberto Maroni, invita quindi il premier a «mediare» e a insistere sulla devolution. «Il documento va bene – premette – ma i patti vanno rispettati».

          E per questo serve «l´avanzamento sincronizzato della devoluzione, del Senato federale e della Corte costituzionale». L´unica garanzia che si arrivi al federalismo. Nello stesso tempo Bossi tranquillizza il Cavaliere che non ci saranno crisi, che non si ripeterà il ’94 perché «non ci può essere un governo diverso da quello di Berlusconi».
          Qualche ‘paletto´ lo fissa anche l´Udc che pur dicendo sì al documento del premier avverte che il capitolo pensioni può essere affrontato solo con la «coesione sociale». Intanto il semestre di presidenza Ue va comunque salvaguardato. Dopo, si vedrà. «Ma – spiega Follini – non si pensi che il primo gennaio porremo un problema di poltrone». Niente rimpasto, fa capire il segretario centrista. Anche se un collega di partito, il sottosegretario Mario Baccini, dice qualcosa di più: a gennaio dovrà nascere un «Berlusconi II», qualcosa di più di un semplice rimpasto. Al momento, chiosa Rocco Buttiglione, l´importante è che «la coalizione sia uscita dalla secca».
          Si sappia, avverte infine il portavoce di An, Mario Landolfi, che sulle pensioni «non faremo macelleria sociale» ma «vogliamo ripristinare il dialogo con le parti sociali». E a proposito di parti sociali, la posizione leghista ha ricevuto apprezzamenti da Cgil, Cisl e Uil. Però anche la delega del governo va cambiata. «E´ necessario verificare se ripartirà il confronto con i sindacati – dicono gli uomini di Pezzotta – . Verificheremo se il Governo è disposto a discutere sui temi messi sul tappeto dai rappresentanti dei lavoratori per migliorare il provvedimento, a cominciare dallo scoglio decontribuzione». Stesso concetto viene espresso dalla Cgil secondo la quale il decreto Maroni contiene due elementi «inaccettabili»: la decontribuzione e il trasferimento obbligatorio del tfr nei fondi. Il presidente della Confindustria, Antonio D´Amato, invece, rilancia: «la riforma delle pensioni va fatta entro luglio altrimenti rischiamo il black out».
          (c.t.)