Vergognosa la distinzione tra Sud e Nord»

15/03/2002






Vergognosa la distinzione tra Sud e Nord»

Cofferati: il governo toglie tutele ai giovani. Cgil, Cisl e Uil potrebbero sfilare insieme già il 23 marzo

      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      BARCELLONA – «Peggio di prima». Sergio Cofferati guida, fianco a fianco con i leader sindacali spagnoli e francesi, un corteo di oltre 100 mila persone, lungo le strade e le piazze, sotto il sole pieno di Barcellona. E’ una manifestazione «per i diritti e il lavoro», alla vigilia del Consiglio europeo. Pochi slogan, molte bandiere. Quasi tutte rosse. E poi tamburi, trombe, persino coriandoli e stelle filanti. Alle 13.15 arriva la notizia da Roma: il governo va avanti sull’articolo 18 (procedure dei licenziamenti) con una sola modifica. La deroga allo Statuto prevista per il passaggio da un contratto a tempo determinato a uno a tempo indeterminato sarà applicata solo nel Mezzogiorno. «Peggio di prima», sibila Cofferati. Poi rimbalzano le altre dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Una, in particolare, («quello dei sindacati è uno sciopero dei padri contro i figli») fa scattare Cofferati: «Ma è lui che dice ai giovani: andrete a lavorare senza l’articolo 18, quindi potrete essere licenziati senza tutele». Il segretario della Cgil sceglie con cura le parole più dure: «Il governo si è preso la grave responsabilità di produrre un pesante scontro sociale. Inoltre ha introdotto questa vergognosa distinzione tra Nord e Sud». Ritorna ancora sul «dilemma» padri-figli. «La delega sul lavoro prevede misure che cancellano diritti fondamentali per i giovani. Noi, invece, vogliamo che i figli abbiano gli stessi diritti dei padri». Cerca di smontare l’immagine, accreditata da Berlusconi, di un governo «che ha fatto il possibile» per evitare lo scontro sociale. «Ma quando mai? – dice Cofferati – non se n’è accorto nessuno».
      Il segretario della Cgil ora guarda avanti. Il sindacato si sta ricompattando. Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, e della Uil, Luigi Angeletti, sono rimasti a Roma. A Barcellona hanno inviato una delegazione ridotta (quelli della Cgil, invece, sono almeno un migliaio). Ma toni e parole sono in linea con quelli di Cofferati. Dice Pezzotta: «Berlusconi e il governo si sono assunti la responsabilità di rompere la coesione sociale che durava da dieci anni, con una scelta che "balcanizzerà" il mercato del lavoro, non favorirà i giovani e penalizzerà anche le imprese». Angeletti rivela di aver inviato, martedì scorso una lettera al presidente del Consiglio, per convincerlo a non modificare l’articolo 18.
      Alla fine tutti e tre i leader giungono alla stessa conclusione: sciopero generale. Quando? La Cisl annuncia che deciderà nell’esecutivo già convocato per lunedì 18 marzo. Cofferati si dichiara disponibile «a verificare se ci sono le condizioni per concordare iniziative comuni con le altre organizzazioni». In mattinata il leader della Cgil aveva ricevuto la telefonata di Angeletti e, tra gli striscioni di Plaza Urquinaona, si era appartato cinque minuti con il segretario confederale della Cisl, Graziano Trerè. In realtà lo sciopero unitario è ormai un fatto acquisito. I tre leader, forse già lunedì sera (il 18) o al più tardi martedì 19 decideranno se è possibile trasformare, in extremis, anche la manifestazione del 23 marzo in una protesta comune. «Tra noi non ci sono primazie, non c’è nessun figliuol prodigo» osserva sornione Cofferati e sorride quando qualcuno chiede se sul palco del 23 marzo c’è posto anche per Pezzotta e Angeletti: «Sono cose che non dovete chiedere a me». Ma si capisce che sono gli (ultimi) spiccioli di tattica sindacale: Cgil, Cisl e Uil sfideranno insieme il governo. Forse già il 23 marzo.
      Cofferati immagina una lunga partita contro Berlusconi: «E’ tutto ancora aperto. Intanto voglio vedere se regge fino al 5 aprile. Se pensa di avere la strada sgombra solo perché ha la maggioranza in Parlamento, sbaglia di grosso». Sono quasi le due del pomeriggio. Sul palco sono appena finiti i comizi. Il vento porta verso il mare il suono delle cornamuse galiziane, le «gaita» rese celebri dal cantante (asturiano) Hevia. «Ho sempre invidiato agli spagnoli questi strumenti» dice Cofferati. Finale melenso? Tutt’altro: il segretario della Cgil vorrebbe le «gaita» per suonare la carica, il 23 marzo, a Roma. «Ci hanno dato il Circo Massimo. Saremo più di un milione. Sarà un evento che resterà a lungo anche nelle pupille dei più distratti».
Giuseppe Sarcina


Economia