Vercelli. Licenziato: non può portare il giubbotto antiproiettile

18/10/2002






          (Del 18/10/2002 Sezione: Vercelli Pag. 37)
          GUARDIA GIURATA OPERATA AL CUORE: LA SPALLINA PREME SUL «PEACE MAKER»
          Licenziato: non può portare il giubbotto antiproiettile
          CIGLIANO
          Dopo vent´anni di servizio, Antonio Di Battista, guardia giurata ciglianese alle dipendenze della Mondialpol di Biella e Vercelli, viene licenziato. Non ha rubato, nè commesso errori madornali. Semplicemente non può più portare il giubbotto antiproiettile perchè la spallina schiaccerebbe, con conseguenze gravissime, il peace maker che gli è stato impiantato nel Duemila all´ospedale di Vercelli.
          Antonio è arrivato in redazione a «La Stampa» per raccontare la sua storia: è la storia di un uomo di 43 anni, che vuole lavorare, che non accetta la decisione di Mondialpol e si è rivolto ad un giudice, ma che ha provato anche a cercarsi un´altra occupazione. Senza fortuna. «Mi sono presentato in tre stabilimenti, in cui si cercava un saldatore – spiega -. Ma il peace maker mi limitava al momento dell´assunzione». Antonio Di Battista comincia a lavorare per Mondialpol negli Anni Ottanta. E´ assunto a Torino («e per cinque anni ho lavorato giorno e notte – racconta -, accettando ogni tipo di straordinario»), poi si sposta nel Vercellese: per dodici anni è stato guardia giurata a Cigliano, davanti alla filiale della Banca Popolare di Novara. «Nel Duemila – ricorda – mi sono sentito male. Sono andato da un cardiologo, poi in ospedale. A Vercelli i medici mi hanno detto che il mio ventricolo sinistro aveva dei problemi e mi hanno applicato il peace maker. Mi hanno anche spiegato che non avrei più potuto indossare il giubbotto antiproiettile, perchè è troppo pesante: la spallina avrebbe schiacciato lo stimolatore cardiaco, con conseguenze pericolose per la mia salute». Terminata la convalescenza, la guardia giurata ciglianese scrive alla centrale di Mondialpol a Biella. «Dicevo di essere pronto a riprendere servizio – spiega Di Battista -, ma da Mondialpol mi hanno invece invitato a recuperare vecchie ferie. E così ho fatto. Per un anno sono rimasto a casa, pagato. Poi, nel settembre del 2001, è arrivata la raccomandata che annunciava il mio licenziamento». Antonio Di Battista non accetta: si sente ancora in grado di lavorare, e bene, per l´istituto che ha servito per anni. Si rivolge ai sindacati di categoria, Cisal e Cinalv, e ad un avvocato, Marcello Rodilosso.
          Si arriva alla prima udienza, a Biella, davanti al giudice del lavoro, Ramella. Mondialpol fa sapere al magistrato di essersi basata, per la sua decisione, sulle disposizioni della Questura di Vercelli per gli istituti di vigilanza. All´articolo 6, parlando di dotazione delle guardie giurate, si spiega che il giubbotto antiproiettile va indossato nelle circostanze di esposizione a rischio, ad esempio il trasporto di valori o il piantonamento di istituti di credito. «Non in ogni caso, non durante ogni servizio – precisa Di Battista -. Esistono anche mansioni che si possono eseguire senza la protezione antiproiettile». Mondialpol offre 25 milioni, per chiudere la partita. Antonio Di Battista non accetta: «Mi mancano dieci anni di contributi – dice -. Io voglio lavorare». E aspetta la prossima udienza davanti al giudice.
          Roberta Martini