Verbale del Comitato Direttivo del 29/30 maggio 2001

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      Roma, 31 maggio 2001

      Prot. 2323/2001
      Cod. 222/4

      A tutti i componenti il C.D. Naz.le
      A tutti gli invitati permanenti al C.D.
      A tutte le Strutture
      Ai Dipartimenti Confederali

      LORO SEDI

      Oggetto. Verbale del Comitato Direttivo del 29/30 maggio 2001

      Care/i compagne/i,

      il C.D. è stato convocato nei giorni 29 e 30 maggio u.s. nella sede nazionale di C.so D’Italia 25 con il seguente punto all’o.d.g.: "Analisi della situazione politica anche alla luce dei risultati elettorali".

      La relazione introduttiva ai lavori è stata svolta da Guglielmo Epifani.

      Nella discussione generale sono intervenuti: Daita, De Santis, Montagni, Minelli, Pedò, Guarino, Rinaldi, Tibaldi, Agostini, Tosini, Gravano, Ranieri, Leone, Rinaldini, Fammoni, Scarpa, Renzacci, Pillai, Agostinelli, Megale, Chiriaco, Di Salvo, Sabattini, Maulucci, Panzeri, Martini, Tocco, Silvestri, Cremaschi, Damiano, Amoretti.

      Per ragioni di tempo non hanno potuto prendere la parola: Gallo, Castellano, Cantafia, Pantaleo, Ruzzicone, Grondona, Miceli, Agnello Modica, Crispi, Beschi, Aitanga, Romaniello, Frascà, Pedretti, F. Leone, Barbi, Fedeli, Danini, Rocchi, Scudiere, Guzzonato.

      Le conclusioni sono state tratte da Sergio Cofferati.

      E’ stato approvato all’unanimità un od.g. in sostegno all’iniziativa della Casa Internazionale delle Donne, presentato al Direttivo da Carla Cantoni, Betty Leone e Aitanga Gilardi (Allegato 1).

      Sono stati presentati altri due o.d.g..

      Il primo presentato da Tibaldi e altri (allegato 2); un secondo da Andrea Ranieri, Enrico Panini ed altri (allegato 3).

      Si è convenuto di rinviare la discussione sui due o.d.g. al prossimo C.D..

      Si ricorda che già sono stati previsti due riunione del C.D.: un primo per il 27 e 28 giugno per l’assunzione dei documenti congressuali e l’altro per il 12 e 13 luglio per il varo definitivo degli stessi.

      Per il varo dei documenti e delle regole congressuali è necessario la maggioranza qualificata dei componenti il C.D.: si invitano pertanto tutti i componenti del C.D. alla presenza a tali appuntamenti.

      Colgo l’occasione per inviarvi fraterni saluti.

      Allegati: 3

      Allegato n. 1

      ORDINE DEL GIORNO

      Il C.D. Nazionale della CGIL condivide gli obiettivi del sit-in organizzato dalla Casa Internazionale delle Donne il 30 maggio dalle 14.00 alle 19.00 a P.zza Montecitorio per ricordare ai nuovi parlamentari che la legge 194, come le altre che riguardano la vita delle donne, è stata una conquista della coscienza femminile e, con il referendum del 1981, dell’intera società italiana.
      La CGIL ha sempre sostenuto il diritto delle donne all’autodeterminazione e considera la 194 una buona legge che, a partire dalla libertà femminile, difende il diritto delle donne a scegliere la maternità e il diritto dei figli ad essere amati e voluti. Perciò chiede alle proprie iscritte e ai propri iscritti di difenderla dagli attacchi di chi spera di tornare ad una società basata sulle soggezioni delle donne.

      Approvato all’unanimità

      Roma, 29 maggio 2001

      Allegato n. 2

      ORDINE DEL GIORNO presentato e rinviato al prossimo C.D.

      DIFENDERE IL DIRITTO DI SCIOPERO E IMPEDIRE
      L’IMBARBARIMENTO SOCIALE

      Il Comitato Direttivo Nazionale della CGIL riunito a Roma in data 29/30 Maggio ritiene che la discussione che si è aperta in seguito alla proposta avanzata dalla FILT Nazionale alle altre Organizzazioni di categoria tesa ad individuare nuove modalità di autoregolamentazione dei rapporti fra le Organizzazioni Sindacali, tra le quali anche le modalità di proclamazione dello sciopero nazionale di 24 ore senza la garanzia dei servizi minimi o delle fasce orarie, abbia assunto caratteristiche tali nel dibattito tra le istituzioni, rappresentanti della nuova maggioranza Parlamentare, forze politiche, che stravolge il senso stesso della proposta e che va immediatamente fermata con l’assunzione di una chiara posizione contraria del Comitato Direttivo stesso.

      Ciò premesso, il Direttivo ritiene che è in atto ormai da diversi anni la tendenza a comprimere il diritto di sciopero nei servizi ed in particolare nel settore dei trasporti.

      Spesso la legittima garanzia del diritto alla mobilità degli utenti viene strumentalizzata con l’obiettivo di eliminare nei fatti il diritto di sciopero nei trasporti.

      Obbiettivo perseguito anche attraverso tentativi di allargare le limitazioni al diritto di sciopero ai settori privati. Ciò in rapporto al crescente peso che il trasporto delle merci ha nei processi produttivi del paese caratterizzati dalla produzione just in time e dai magazzini viaggianti, dove il blocco delle merci provoca in breve tempo il fermo delle produzioni industriali.

      Queste sono le ragioni di fondo che muovono l’attacco dei poteri forti e della Confindustria al diritto di sciopero nel settore dei trasporti, anche attraverso un uso improprio dei poteri di intervento della Commissione di Garanzia, svilendo il proprio ruolo di garante per assumere sempre più quello di interdizione contro le Organizzazioni Sindacali e i lavoratori.

      Il Direttivo ritiene che non possono essere accettati ulteriori interventi restrittivi al diritto di sciopero (né legislativi, né autoritativi dal parte del futuro Ministero dei Trasporti o della Commissione di Garanzia).

      Così come non possono essere utilizzate argomentazioni che invocano una più rigida regolamentazione a causa della frammentazione sindacale, quando colpevolmente l’auspicata legge sulla rappresentanza sindacale non ha trovato sbocchi in Parlamento anche a fronte delle posizioni della destra politica e della Confindustria, nonchè di alcuni settori dell’attuale maggioranza di Governo.

      Le stesse modifiche introdotte alla Legge 146/90 dalla Legge 83/2000, hanno comportato un pesante aggravio dei tempi e delle procedure amministrative, di indizione e di raffreddamento, che oggettivamente rendono sempre più complessa la proclamazione e lo svolgimento delle iniziative di sciopero.

      Va ribadita la validità della possibilità di effettuare scioperi della durata di 24 ore nel settore trasporti, in particolare nel settore ferroviario, va quindi confermata la previsione contenuta nell’accordo del 23 novembre ’99 sui servizi minimi.

      Il Direttivo ribadisce la netta contrarietà a prevedere l’utilizzo dello strumento del referendum sia vincolante che consultivo, sulle iniziative di sciopero.

      Il referendum vincolante o consultivo per poter indire lo sciopero di 24 ore senza fasce e servizi minimi, si configurerebbe come una grave modifica delle prerogative che la CGIL, ha sempre rivendicato, quali l’autonomia dei propri comportamenti rivendicativi anche ricorrendo alla pressione sindacale ed allo sciopero.

      L’introduzione di un meccanismo referendario di validazione degli scioperi rischierebbe inoltre di assumere un effetto non circoscrivibile al settore dei trasporti. In primo un allargamento quantomeno a tutti i servizi. Sarebbe un precedente pericoloso anche per i settori privati. Su questa posizione peraltro si sono già espressi sulla stampa autorevoli rappresentanti di Confindustria.

      Sarebbe, inoltre, una grave violazione del diritto di sciopero così come concepito nella Carta Costituzionale.

      Il Direttivo ritiene che, la discussione su un tema di tale delicatezza e portata politica non possa essere affrontata e definita, ne all’interno della categoria dei trasporti, ne senza una verifica e un confronto ampio nel prossimo Congresso, che coinvolga tutti i nostri iscritti.

      Il Direttivo impegna il corpo dell’organizzazione e tutte le sue strutture ad attivarsi contro eventuali forzature della Commissione di Garanzia e da parte del futuro Governo a restringere ulteriormente il diritto di sciopero.

      Roma, 30 Maggio 2001

      Allegato n. 3

      ORDINE DEL GIORNO – presentato e rinviato al prossimo C.D.

      Proposta di ODG al Comitato Direttivo Nazionale della CGIL

      Il CDN della CGIL ritiene che la riforma dei cicli scolastici e l’insieme delle riforme ad essa collegate (autonomia, obbligo scolastico, obbligo formativo, nuovo apprendistato, educazione degli adulti) rappresenti una delle conquiste più significative della recente legislatura.

      Perseguite con molta determinazione attraverso gli accordi confederali del 1996-1998 e sostenute con grande impegno da parte della CGIL, queste riforme hanno aperto una nuova stagione dei diritti nell’ambito formativo, con esiti e potenzialità di grande rilievo per la crescita civile, sociale ed economica del Paese, contribuendo in maniera significativa all’ingresso dell’Italia in Europa.

      L’intento annunciato del centrodestra di "sospendere" la riforma, rappresenta pertanto una scelta inaccettabile che va decisamente contrastata.
      Arretrare dalle riforme significa infatti aprire un processo regressivo di marginalizzazione della scuola pubblica per favorire trasferimenti di risorse agli istituti privati attraverso la generalizzazione del buono scuola, proprio nella fase in cui la scuola pubblica avrebbe bisogno di risorse e strumenti per attuare, qualificare e migliore le riforme conquistate.

      Significa riaprire processi di selezione sociale a vantaggio dei più forti minando una delle risorse fondamentali per l’unità e la coesione sociale del Paese, il futuro delle nuove generazioni, la qualità del lavoro e un’idea alta della competizione.

      La CGIL in attesa di conoscere e valutare le scelte del futuro governo, impegna le proprie strutture ad organizzare nei territori, d’intesa con la Federazione Formazione e Ricerca e il Sindacato Scuola, iniziative di discussione e sensibilizzazione con i lavoratori, insegnanti, studenti e genitori, costruendo in tal modo le condizioni per una difesa nella società civile e nel mondo del lavoro delle riforme del sistema pubblico di istruzione.

      Roma, 30 maggio 2001