Verbale Comitato Direttivo Confederale del 4 e 5 Settembre 2001

      Roma, 5 settembre 2001

      Prot. 3559/2001
      Cod, 222/10

Ai componenti Il CD nazionale
Agli invitati Permanenti
A tutte le strutture
Ai dipartimenti confederali
        Oggetto: Invio verbale C.D. del 4-5 settembre

        Il Comitato Direttivo si è riunito nelle giornate di martedì 4 e mercoledì 5 settembre, nella sede della Cgil nazionale di Corso d’Italia 25.
        Il presidente, ha comunicato al C.D. che la Commissione di Garanzia congressuale ha eletto all’unanimità Francesco Piu a Presidente.
        Con questo adempimento la commissione è nella pienezza dei suoi poteri, condizione indispensabile per il concreto avvio della fase congressuale.
        Sull’o.d.g. alla base dei lavori del C.D.: situazione economica e sociale e finanziaria. La relazione è stata svolta dal Segretario Generale Sergio Cofferati.
        E’ stata all’unanimità eletta una commissione per il documento conclusivo composta da : B.Leone, Amoretti, Camusso, Minelli, Piccinini, Sabattini, Scarpa, Rocchi, Tosini.
        Nella discussione generale sono intervenuti; Sabattini, Amoretti, Megale, Agostini, Lapadula, Castellano, Nencini, Ranieri, Viafora, Ravasio, Rinaldini, Pellegrino, Gilardi, Gentile, Cantafio, Di Salvo, Laimer, Zulli, Camusso, Guarino, Agnello, Modica, Fammoni, Grondona, Petraroia.
        Hanno rinunciato: Tosini, Scarpa, Damiano, Rocchi.
        Le conclusioni sono state tratte dal segretario generale Sergio Cofferati.
        In merito alla proposta di legge Storace sulla famiglia, è stata presentata da parte di Aitanga Gilardi ed altri, un o.d.g (Allegato1)
        Il Documento conclusivo è stato illustrato a nome della commissione da parte di Betty leone.
        Sono intervenuti per chiarimenti e precisazioni : Lami, Megale, Guarino, Fedeli.
        Per dichiarazione di voto Rinaldini, Rocchi, Patta.
        Il documento è stato approvato all’unanimità. (Allegato 2) .
        Fraterni saluti.

        IL PRESIDENTE DEL C.D.
        (F. Danini)

        Allegato n^ 1

        Comitato Direttivo nazionale
        Roma 4- 5 settembre 2001

        ORDINE DEL GIORNO

        Il Direttivo Nazionale della Cgil giudica grave e anticostituzionale la proposta di legge "Interventi a sostegno della famiglia" presentata da Francesco Storace, Presidente della Regione Lazio e approvata dalla giunta regionale.
        Con tale proposta si prevedono aiuti economici e agevolazioni per i nuclei familiari in situazioni di disagio e che abbiano a carico anziani, disabili, minori purchè siano coppie regolarmente sposate.
        Storace intende così cancellare una normativa già in vigore, approvata dal precedente governo di centro-sinistra della Regione Lazio, che riconosceva la pluralità delle forme di convivenza, in sintonia con altre leggi regionali e con le normative di diversi Paesi europei.
        Questa decisione contravviene ai diritti di assistenza costituzionalmente garantiti, discriminando i soggetti più deboli (bambini, anziani, disabili) il cui unico torto è quello di appartenere a nuclei familiari considerati "irregolari".
        L’iniziativa di Storace si inserisce nella crociata oscurantista contro il diritto delle donne e degli uomini a compiere scelte libere e autonome nel campo della vita e degli affetti portata avanti dalle forze del centro-destra, riaffermando il concetto non solo inaccettabile, ma anche superato, che la famiglia è solo quella basata sul matrimonio.
        Essa è inoltre un segnale estremamente preoccupante di una cultura antisolidaristica indifferente ai problemi sociali e ai diritti di tutti i soggetti riconosciuti dalle più recenti leggi e provvedimenti sulla maternità e paternità e sull’assistenza.

        Allegato 2.)

        Comitato Direttivo nazionale
        Roma, 4-5 settembre 2001

        Ordine del giorno

        Il Direttivo Nazionale CGIL, riunito a Roma il 4 e 5 settembre, ribadisce il suo dissenso rispetto alla politica economica e sociale delineata dal Governo nel DPEF, che è dannosa per il paese e lesiva degli interessi dei lavoratori e dei pensionati in quanto ispirata ad un misto di liberismo e populismo. I contenuti del DPEF e le intenzioni manifestate in questi giorni dai singoli ministri lasciano prevedere una legge finanziaria iniqua nella distribuzione del reddito, inefficace per garantire una crescita economica e uno sviluppo di qualità, pericolosa per la garanzia delle tutele e dei diritti delle cittadine/i, delle lavoratrici/tori, pensionate/i.
        Siamo in presenza di un rallentamento dell’economia mondiale. In Italia, nel secondo trimestre di quest’anno, il PIL si è ridimensionato, la produzione industriale è diminuita e sono diminuiti gli investimenti in beni durevoli. In questo scenario si è dimostrata falsa la polemica sui buchi di bilancio tesa a giustificare l’inattendibilità delle ipotesi di crescita indicate nel DPEF. E’ infatti prevedibile che nei prossimi mesi ci sia una riduzione di gettito che potrebbe produrre uno scostamento dalle previsioni del DPEF. Invece del "boom economico", annunciato dal ministro dell’economia e dal governatore della Banca d’Italia, ci troveremo di fronte il rischio di una riduzione delle spese correnti che significherà tagli alla spesa sociale e riduzione dei costi per il PI. Poiché nel DPEF non si prevedono politiche espansive e non si sostiene la domanda, lo slogan elettorale "meno tasse per tutti" si tradurrà in: meno tasse alle imprese, meno salario e meno stato sociale ai cittadini, E’ questa la logica conseguenza dell’aver fissato all’1,7 l’inflazione programmata, valore distante dall’inflazione reale, e dall’aver omesso qualunque riferimento ad un incremento della spesa sociale. Ancora più grave è la situazione del Mezzogiorno per il quale non si prevedono interventi di breve e medio periodo, mentre si manomette e si rallenta l’attuazione delle normali procedure della programmazione negoziata e si propongono strade di emersione dal lavoro nero a solo vantaggio delle imprese.
        A questo quadro vanno aggiunte:
        a)le affermazione della ministra Moratti sul finanziamento alla scuola privata e la concorrenza tra scuola pubblica e privata;
        b)la scelta di dare alle Regioni piena autonomia di sperimentazione gestionale nella sanità e di procedere verso lo scorporo di tutti gli ospedali dalle ASL trasformandole in fondazioni;
        c)la proposta del ministro Maroni di ridurre i contributi previdenziali per i nuovi assunti;
        d)la proposta legislativa della Giunta Storace che riserva le misure assistenziali solo ai figli di coppie sposate.

        Ne emerge un quadro di vera controriforma nel campo delle politiche sociali che punta contemporaneamente alla riduzione della spesa pubblica, alla privatizzazione dei servizi, all’esaltazione della famiglia come luogo di compensazione delle contraddizioni economiche e sociali.
        La CGIL pensa ad un altro modello di società fondato sul lavoro e la sua qualità, sul rispetto dei diritti delle donne e degli uomini, su un’equa e giusta redistribuzione della ricchezza.
        Per questo la CGIL riconferma le proprie posizioni in merito alle questioni che sono in discussione.
        Per quanto riguarda le politiche sociali ne ribadisce il principio di universalità e il carattere pubblico.
        In particolare, per quanto riguarda le pensioni, ribadisce la necessità di procedere all’attuazione della riforma Dini e alle verifiche già previste. In ogni caso la CGIL non è disponibile ad un ulteriore indebolimento delle pensioni pubbliche che sono le uniche a garantire certezza di rendimento e forme di solidarietà tra lavoratori forti e deboli, donne e uomini.
        Si tratta perciò di innalzare le tutele previdenziali pubbliche per i lavoratori discontinui, precari, parasubordinati, piuttosto che abbassare quelle degli altri. La CGIL ribadisce inoltre che vanno migliorati tutti i redditi bassi sia da lavoro che da pensione; a tal fine vanno previste in finanziaria le misure necessarie. La CGIL è inoltre convinta che un modello di sviluppo basato sulla qualità del lavoro, deve fondarsi sul riconoscimento della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori; per questo considera inaccettabile la messa in discussione dell’articolo 18 che non proibisce il licenziamento, ma riconosce a chi è stato licenziato senza giusta causa il diritto ad essere reintegrato nel posto di lavoro. Qualunque modifica a questo articolo consegnerebbe i lavoratori all’arbitrio delle imprese. Perciò non ha senso pensare ad una sospensione dell’articolo 18 per i nuovi assunti: non è possibile discriminare i lavoratori di fronte ad un diritto individuale non contrattabile, né incentivare il conflitto generazionale e la divisione del mondo del lavoro.
        Per quanto riguarda infine i contratti in discussione o da discutere nel corso di questo biennio, la CGIL, nel riconfermare il giudizio di inadeguatezza per il valore di inflazione programmata indicato nel DPEF, ribadisce la difesa dei due livelli contrattuali, assegnando al contratto nazionale il mantenimento del potere di acquisto dei salari, a partire dal recupero dell’inflazione reale e dalla redistribuzione di parte della ricchezza creata nel settore sulla base dell’autonoma valutazione delle categorie.
        Il Direttivo della CGIL riconferma la difesa della piattaforma contrattuale dei meccanici che va sostenuta con l’iniziativa di tutta l’organizzazione e con l’impegno confederale a riproporre una normativa che dia certezza di rappresentanza e di legittimazione democratica al sindacato. Il Direttivo si impegna inoltre a sostenere le iniziative necessarie perché la legge finanziaria preveda risorse adeguate ai rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego.
        Questi contenuti, fermo restando le diversità strategiche presenti nel dibattito congressuale, verranno discussi negli organismi dirigenti della CGII. La CGIL si farà anche promotrice presso la CES (Confederazione Europea dei sindacati) di un’iniziativa che approfondisca le politiche industriali e contrattuali Europee nell’attuale contesto economico.
        La CGIL si impegna inoltre a chiedere a CISL e UIL un confronto per costruire una proposta unitaria in merito alla discussione della legge finanziaria e per individuare le forme di mobilitazione che dovessero rendersi necessarie di fronte all’atteggiamento del Governo.
        La CGIL non può accettare, da parte del Governo, né un confronto puramente formale con il sindacato, né il tentativo di isolarla con l’accusa di voler guidare pregiudizialmente l’opposizione sociale. La CGIL intende difendere i diritti e gli interessi dei propri rappresentati con tutti gli strumenti democratici e non rinuncerà alla libertà di manifestare pacificamente le proprie idee anche in piazza. I fatti di Genova non giustificano una riduzione delle libertà civili. Questo hanno sostenuto anche gli iscritti del SILP per la CGIL, difendendo il ruolo democratico delle forze dell’ordine che è stato violato da comportamenti tenuti durante la riunione del G8, sui quali la Magistratura dovrà fare chiarezza.
        Genova non può essere ridotta d un fatto di ordine pubblico perché è stata per migliaia di giovani una presa di coscienza sulle questioni poste dalla globalizzazione rispetto alla giustizia sociale e agli equilibri tra nord e sud del mondo. Perciò la CGIL intende mantenere aperto il confronto con quel movimento e con le singole organizzazioni che lo compongono, sulla base della piattaforma presentata dal sindacato internazionale il 18 luglio, con la decisiva discriminate del rifiuto della violenza come metodo di iniziativa politica.