Venezia. Quando l’acqua arriva alla gola anche i sindacati vengono buoni

24/01/2005
    VENEZIA
    sabato, 22 gennaio 2005

    Palazzo Grassi
    Quando l’acqua arriva alla gola anche i sindacati vengono buoni.

      MESTRE – (e.t.) Quando l’acqua arriva alla gola anche i sindacati vengono buoni. Così ora Palazzo Grassi, che quasi non sapeva esistessero le rappresentanze dei lavoratori, ha scoperto che di fronte alla minaccia di un licenziamento servono anche i sindacati.

      Dopo aver letto sui giornali che il loro vicepresidente con deleghe operative ha gettato la spugna e si è dimesso, i 14 lavoratori si sono resi conto che non hanno più alcuna garanzia del loro posto di lavoro, mentre fino a quel momento era proprio lui, esposto in prima persona, a difendere il loro ruolo. Si tratta di dipendenti con alte professionalità, in buona sostanza l’anima di tutte le esposizioni organizzate a Palazzo Grassi nell’era Fiat: sono professionalità di nicchia e con una media d’età abbastanza alta, difficilmente ricollocabili. «Per questo noi pretendiamo che la Palazzo Grassi Spa, ossia la Fiat, si faccia carico di questi lavoratori» ha detto ieri Italia Scattolin della Filcams Cgil veneziana che ha chiesto un incontro urgente con il nuovo amministratore delegato.

      Ieri mattina Filippo Beraudo di Pralormo, per lungo tempo numero 2 della comunicazione in Fiat e nuovo amministratore delegato di Palazzo Grassi, era già a Venezia, e i dipendenti non hanno sentito dal manager parole di rassicurazione. «Se entro lunedì non riceveremo una convocazione, coinvolgeremo anche il Comune che, come acquirente, ha responsabilità su questi posti di lavoro» ha aggiunto la sindacalista.

      Per la Cgil, Fiat ha tutte le carte in mano ed è nelle condizioni di vendere quote di Palazzo Grassi con i dipendenti inclusi. «Certo che è profondamente sbagliato che in tutti questi mesi si sia parlato solo dell’aspetto finanziario dell’operazione, dimenticando totalmente le professionalità che hanno assicurato i successi della sede espositiva – ha detto ancora Italia Scattolin, in polemica anche con Ca’ Farsetti: – in teoria siamo alla vigilia della compravendita e ancora non si è capito cosa il Comune intende fare, che piani industriali ha, che piani di sviluppo. E senza piano industriale non possiamo nemmeno capire che futuro reale ci possa essere per questa gente. Non è certo un comportamento serio quello del Comune: investe milioni di euro per farne che?»