Venezia. Musei Civici: appalti e diritti negati ai lavoratori delle imprese culturali (E.Pellegrini)

29/06/2004




MARTEDÌ, 29 GIUGNO 2004
 
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Musei Civici: appalti e diritti negati ai lavoratori delle imprese culturali

Enrico Pellegrini
R.S.A. Musei Civici Veneziani Direttivo regionale Filcams Cgil

Un mondo delicato e particolare, quello dei lavoratori degli appalti dove, a una continua e sofferente pressione psicologica legata al timore della perdita del proprio posto di lavoro, si associa una sempre più desolante e crescente riduzione di diritti che diverse imprese (produzione, assistenza, servizi) aiutate di recente dall’ex legge 30 (ora D.Lgs 276/03) sfruttano a loro beneficio (compressioni salariali, riduzioni normative, tagli di organico). Una realtà che presenta, dunque, sfaccettature alquanto pesanti e deprimenti in cui manca una solida e continua presenza di natura sindacale organizzata se non per il momento specifico del cambio in questione, e che, quindi, gioca a sfavore di lavoratori costretti a lunghe rincorse di profondi riconoscimenti normativi e salariali riferiti a questo o quel contratto di riferimento. In ambito generale, i sempre più ingenti e continui tagli di bilancio dei vari enti pubblici locali, frutto delle sensibilità «federalistiche» di questo governo e le relative diminuzioni di spesa riferite a vari settori sia nella sfera pubblica (sanità, trasporti, servizi) che in quella privata, indirettamente (outsorcing, delocalizzazioni industriali), hanno generato all’interno di queste dinamiche produttive-economiche e sociali una forte crescita di imprese e cooperative di differente entità, tutte accomunate dall’esser oggi vere protagoniste dirette delle politiche sopra descritte. Politiche che affondano primariamente le loro radici in quel processo, assai doloroso per i lavoratori, di esternalizzazione dei vari servizi, la cui conseguenza è stata in buona sostanza quella di aver riversato continuamente verso queste figure i costi legati a varie opere di risanamento pubblico di specifici settori degli enti (trasporti, sanità, cultura, assistenza, politiche abitative).

 Le leggi del profitto vanno dunque a insediarsi e attaccare duramente un mondo ritenuto a torto per lungo tempo più stabile e sicuro, quello del lavoratore presente ai più disparati livelli nella sfera pubblica. Nella fattispecie, in ambito civico museale veneziano, dopo travagliate stagioni passate all’insegna di continue richieste di legalità normativa in merito al riconoscimento di diritti e regole presenti nel capitolato di assegnazione dei vari servizi, l’inizio del nuovo appalto (10 marzo 2004), pur ammettendo l’applicabilità di tre distinti e migliorativi contratti di riferimento (commercio, turismo, multiservizi), non si distingue purtroppo in maniera netta e vigorosa operando una reale discontinuità col recente passato. Numerosi, infatti, sono i casi di lavoratori che puntualmente non si vedono riconoscere elementari diritti contrattuali lavorativi (festività non retribuite, permessi non riconosciuti, indennità varie negate, ferie calcolate arbitrariamente, accordi sindacali non rispettati). E’ doveroso constatare come sia facile per certe imprese accettare a priori regole ben precise dichiarando di applicarle «sulla carta» per poi agire in tutt’altro modo, sancendo di fatto l’esistenza in questo settore di una vera e propria «zona franca» del diritto. Un diritto che, anche se visto attraverso un’analisi sommaria di questioni, va ad innestarsi in un percorso-circuito museale in cui la «missione culturale» delle imprese deve comunque e sempre fungere da punto di riferimento e che, quindi, mal si addice a comportamenti di tal sorta che incutono in una vasta platea di operatori vere e proprie sindromi di gravi patologie sociali (senso di sfiducia lavorativa, precarietà diffusa, perdita di progettualità di vario tipo). Gesti quindi di profonda maleducazione sociale, inseriti in un contesto economico comunque fruttuoso dal momento che a tali società va ben il 54,16% dell’incassato della vendita totale dei titoli d’ingresso (calcolati su circa 13 milioni e mezzo di euro l’anno). Seppur a suo tempo presentatesi da sole come unico concorrente in gara sottoforma di consorzio è da rilevare tuttavia come al di là di problematiche situazioni strutturali, certe società-cooperative riescano a distinguersi per uno stile di condotta più positivo e consono alle finalità mutualistiche che le sottendono (Codess Cultura, Mimosa e altre). L’invito più generoso nei confronti di tutti questi coscienti lavoratori resta quello di continuare a vigilare affinché il loro ruolo di custodi di questo immenso «sapere» storico-collettivo non subisca ulteriori derive commerciali presenti nella mancata riconoscibilità delle loro giuste rivendicazioni economiche e normative, Lavoratori che con queste semplici richieste contribuiscono a far emergere verità nascoste e scomode. Quelle verità che come afferma S. Agostino tendono a «rinnovarci» continuamente. Staremo a vedere.