Veneto, tanti posti poca mobilità

08/04/2002





Mercato del lavoro – L’occupazione è ai massimi livelli ma sono troppo limitati gli spostamenti

Veneto, tanti posti poca mobilità

Nella provincia di Vicenza il tasso è al 4,8%, sotto la media italiana e vicino agli standard del Mezzogiorno

Claudio Pasqualetto

VICENZA – Occupazione ai massimi livelli ma anche un mercato del lavoro fin troppo piantato, incapace di interpretare nel modo migliore la mobilità e trasformarla in elemento di flessibilità. Il Veneto analizza le proprie risorse cercando ulteriori spazi e scopre di essere il fanalino di coda a Nord-Est quanto a mobilità nel mercato del lavoro. Il Centro studi della Cgia di Mestre ha "letto" i dati di Isfol scoprendo che nella regione la mobilità non va oltre il 6,6% contro il 7,9% dell’Emilia-Romagna e il 7,5 di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Non solo, se Belluno e Venezia, complice il lavoro stagionale nel turismo, registrano i livelli più alti rispettivamente con 11,6% e 7,4%, la dinamicissima, industrialmente parlando, provincia di Vicenza è il fanalino di coda con il 4,8%, una media da regioni del Centro-Sud. «L’elevata offerta di lavoro presente nel Veneto – commenta Giusepe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – correlata da una domanda ancora piuttosto bassa rendono molte attività appetibili da un punto di vista economico. La mobilità nel Veneto, quindi, finisce con l’essere finalizzata al miglioramento delle condizioni sia dei lavoratori sia delle imprese e non viene considerata strumento per tamponare situazioni di tensione occupazionale». E nemmeno come componente di flessibilità. Se il sindacato tende a leggere la mobilità come elemento di precarietà, gli imprenditori la interpretano come indicatore di dinamismo del mercato occupazionale. Finisce però che spesso, in situazioni irrigidite, la mobilità debba essere forzata, diventando così un elemento di peso anziché un beneficio per la competitività. In sostanza alcuni imprenditori alimentano questi scarsi movimenti "rubandosi" gli elementi professionalmente più preparati. «Questa – spiega Valentino Ziche, presidente di Assindustria Vicenza – può essere una delle chiavi di lettura dell’apparente rigidità del nostro sistema, anche se abbiamo fatto più di un’azione di richiamo a comportamenti etici delle imprese su questo fronte. Ma non va dimenticato che il personale è visto nelle nostre aziende come una preziosa risorsa. C’è un costo di preparazione da ammortizzare, c’è una professionalità da mantenere e quindi sono naturali diverse iniziative di fidelizzazione». «Ma c’è anche da considerare – aggiunge Ziche – la polverizzazione degli insediamenti industriali nella nostra area: oggi il lavoratore può avere il posto migliore alle condizioni più favorevoli praticamente fuori del l’uscio di casa e questo, ovviamente, non favorisce i cambi di posto di lavoro». «Noi, comunque – conclude il presidente degli industriali vicentini – siamo convinti che la mobilità sia un valore da coltivare per il futuro, ma bisogna intenderla in senso corretto, mobilità cioè come fase di crescita sia del lavoratore sia dell’azienda. Su questo fronte stiamo lavorando puntando molto sulla formazione ad ogni livello. Oggi, in sostanza, c’è poca mobilità perché non c’è domanda che la sostenga, ma siamo già pronti per scenari che richiedano maggiore dinamicità anche sul fronte del movimento dei lavoratori».

Sabato 06 Aprile 2002