Veneto, patto imprese-sindacati

27/10/2004

                mercoledì 27 ottobre 2004
                sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 17
                Veneto, patto imprese-sindacati
                C.PAS.
                VENEZIA • Confindustria e sindacato si sono alleati nel Veneto per cercare di rompere la logica dei tavoli che durano all’infinito e della programmazione che non esce da studi più o meno corposi per cominciare a trasformarsi in scelte concrete.

                Il presidente Luigi Rossi Luciani per la parte confindustriale ed i segretari di Cgil, Cisl e Uil Diego Gallo, Franco Sech e Roberto Michieletti hanno firmato un patto per lo sviluppo e la competitività che entra nel merito di una serie di problemi concreti, dall’energia alla formazione, dal marketing territoriale alla ricerca, dall’innovazione alla gestione dell’immigrazione. È un documento che va ben oltre la soglia della concertazione, e per questo le parti lo hanno giudicato assolutamente innovativo nel panorama nazionale, per proporre industriali e sindacato come attori della svolta di • cui quest’area ha bisogno, e non solo nell’ambito della specifica rappresentanza ma come sistema compatto che cerca un confronto con l’intera catena decisionale, e quindi con la politica.


                L’obiettivo finale è indicato da Rossi Luciani: «Diventiamo su questo fronte un soggetto unico, pur con specificità ben marcate al proprio interno, per scuotere una politica che sembra troppe volte involuta su se stessa. Siamo pronti a proporre le nostre tesi per togliere ogni alibi a quanti sono chiamati a fare e di fatto non agiscono». Nel mirino c’è chiaramente una legislatura regionale che si avvia alla conclusione senza avere adottato strumenti importanti che vanno dallo Statuto al Piano regionale di sviluppo, dal Piano territoriale regionale di coordinamento a programmi finanziari come il futuro Docup.


                È il Veneto che in passato ha inviato le chiavi delle aziende a Roma ed ha inscenato clamorose manifestazioni sulla tangenziale di Mestre che passa dalla protesta alla proposta; il Veneto abituato a correre che si trova impantanato in una congiuntura difficile ma sa di poterne uscire; il Veneto che sente il bisogno di trovare quanto prima un nuovo modello dopo avere vissuto la fase dei "pionieri" e quella del benessere. «Abbiamo cercato e trovato punti di contatto su temi fondamentali — dice Sech — noi abbiamo vinto una sfida e siamo pronti a passare alla pratica ma anche la Regione può e deve accelerare nei processi di sviluppo».


                Territorio e risorse umane sono tra i capisaldi del patto: un territorio che va valorizzato e protetto attraverso lo strumento della pianificazione ma che deve anche essere al centro di una politica di marketing in grado di attrarre investimenti; risorse umane che seguono i processi di crescita attraverso la formazione continua ma anche grazie alla gestione mirata di una immigrazione che deve comprendere braccia e cervelli.


                Ci sono, infine, nel documento riferimenti alla internazionalizzazione ed alle politiche del credito ma soprattutto c’è una scelta precisa su ricerca ed innovazione: un unico polo regionale che curi la regia di pochi progetti, ma di eccellenza.