Veneto. Negozi aperti: «accordo» su 12 domeniche

27/06/2007

    mercoledì 27 giugno 2007

      Pagina 5 – Regione

        Incontro in Regione con l’assessore Gava: «Soddisfatto ma io punto a 16 aperture». La grande distribuzione ne vuole 26

          Negozi aperti, «accordo»
          su 12 domeniche all’anno

            Commecianti e sindacati siglano l’intesa: 10 giornate di chiusura

              PADOVA — Chiusura dei negozi garantita in dieci giornate festive dell’anno: primo e 6 gennaio, Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, primo maggio, 2 giugno, 15 agosto, Natale e Santo Stefano; non più di dodici aperture domenicali all’anno; mezza giornata di chiusura infrasettimanale garantita; calendario regionale delle domeniche di apertura concordato all’inizio dell’anno; calendario di apertura per le località turistiche di montagna, mare e lago all’inizio di ogni anno.

                Sono questi i cinque punti dell’accordo sottoscritto dai sindacati regionali di categoria (Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs- Uil) con la Confesercenti del Veneto per regolamentare il settore del commercio. Un’intesa che è stata sottoposta nel pomeriggio di ieri al vaglio della Regione dove l’assessore all’Economia Fabio Gava si è detto possibilista: «Sì alla chiusure proposte, tranne per il 6 gennaio, Pasquetta e il 25 aprile. Quanto alle domeniche aperte noi puntiamo a 16 e non 12, ma vincolandone 8 allo stesso giorno di chiusura in tutta la Regione. Ok per i calendari da definire a inizio anno». Saranno dunque questi alcuni punti dello schema del nuovo disegno di legge relativo al commercio veneto.

                Il primo nodo sono le aperture domenicali. La grande distribuzione ha sempre spinto per il sì e ne ha chieste 26. I rappresentanti dei lavoratori per il no: «Perché la domenica deve rimanere la giornata del riposo, dedicata alla famiglia o alla vita sociale. Lavorare bene significa anche seguire modelli di organizzazione compatibili con la vita sociale e familiare, altrimenti la famiglia diventa uno slogan vuoto e demagogico», ha dichiarato Rocco Campa, parlando a nome delle tre categorie. Un fronte compatto, che ieri è sceso in campo per la prima volta unitariamente alla Fiera di Padova. Con i sindacati si è dunque schierata la Confesercenti. «Io penso tutto il male possibile sulle aperture domenicali. Oltre alle quattro di dicembre, otto sono sufficienti e forse sono anche troppe», ha ribadito il presidente regionale Maurizio Franceschi. Nel mirino c’è la proliferazione dei centri commerciali: «I danni sono sotto gli occhi di tutti. I negozi chiudono e dove non ci sono negozi inizia il degrado e diminuisce la sicurezza. Il problema è soprattutto il format. Vicino al centro commerciale sorgono multisala, strutture per il tempo libero che vanno a sostituire i centri paesani e cittadini, svuotandoli delle loro funzioni». Gava ha ricordato che i criteri guida per i centri commerciali «sono ispirati alla coincidenza fra programmazione urbanistica e commerciale, non solo quantitativa ma anche qualitativa e strategica orientata anche al recupero di alcune aree, quattro in sei anni».

                  A Padova la Confcommercio ha parlato per bocca di Fernando Morando, presidente regionale: «Fino ad oggi noi siamo per le otto domeniche all’anno ma bisogna tenere conto delle aree di confine, come quella del Veneto Orientale. Il Friuli Venezia Giulia ha liberalizzato e quindi quei commercianti si trovano in difficoltà ».

                  A sostenere le ragioni della domenica di chiusura è giunto anche monsignor Giuseppe Masiero dell’Azione cattolica nazionale: «Per quanto riguarda le domeniche ricordo che ci dev’essere il tempo del lavoro e il tempo della festa. Sui centri commerciali dico che hanno la capacità di proiettare i nostri desideri in uno scenario che altri progettano e realizzano. Le relazioni che si formano li dentro sono spesso illusorie perché nate in fuzione del consumo ». E le deroghe per le città d’arte, che rischiano di allargare a molti centri il perimetro delle aperture? «Lì la legge rimane così com’è», ha stoppato Gava.

                  A.P.