VENETO: LAVORO A CHIAMATA LARGAMENTE ABUSATO, ALTRO CHE SPINTA PROPULSIVA

11/01/2012

11 gennaio 2012

Veneto: lavoro a chiamata largamente abusato, altro che spinta propulsiva

Il lavoro a chiamata nel Veneto sta crescendo in modo esponenziale (37.000 assunzioni in soli sei mesi nel 2011) e, per come è utilizzato in gran parte della Regione, sta assumendo caratteristiche di illegalità diffusa.
Secondo le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, “contrariamente a quanto asserisce l’Assessore Regionale alle Politiche dell’Istruzione, della Formazione e del Lavoro Elena Donazzan, non c’è nessuna “spinta propulsiva” del lavoro intermittente, stante l’anomalo incremento che questa modalità ha registrato in questi ultimi anni in Veneto, sostituendosi al più regolare lavoro a tempo determinato soprattutto nei settori del commercio e del turismo.”
Nel solo primo semestre del 2011 vi sono state in regione oltre 37 mila assunzioni a chiamata, con una crescita del 32% rispetto le 28 mila del 2010.
“Si tratta di un fenomeno che sta degenerando ed assumendo, secondo le nostre informazioni sul territorio, caratteristiche di illegalità diffusa” proseguono i sindacati.
In molti casi offre una via “legale” per eludere la contribuzione previdenziale e fiscale, visto che il datore di lavoro ha tempo fino alla fine del mese successivo per registrare nel Libro Unico le giornate e le ore di lavoro e ciò rende difficili, se non impossibili, i controlli circa la rispondenza tra il lavoro dichiarato e quello effettivamente svolto.
In questo modo i lavoratori vengono privati del diritto ad avere una retribuzione come da contratto, si vedono ridurre i contributi previdenziali e la possibilità di avere un trattamento di disoccupazione regolare (essendo questa legata alla durata degli ingaggi) ed in qualche caso si trovano perfino privati della possibilità di fare domanda di disoccupazione per mancanza dei requisiti.
“Nel dibattito che si svolge in questi giorni sul mercato del lavoro chiediamo” concludono i sindacati “che venga profondamente rivista la normativa sul lavoro a chiamata cancellandone tutte quelle parti che ne favoriscono l’utilizzo illecito per evitare anomale spinte propulsive” .