Veneto. Colf dall’Est, tra burocrazia e clandestinità

02/11/2001

Il Sole 24 ORE.com



Veneto

    Colf dall’Est, tra burocrazia e clandestinità
    VENEZIA. Un esercito di fantasmi si aggira nelle città e nei paesi del Veneto. Hanno un nome e cognome, una famiglia lontana ma nessuno vuole o può riconoscerli. Sono le badanti, risposta scomoda ad una società che invecchia senza essersi attrezzata per questo. Donne che arrivano dall’Est europeo e scompaiono fra le mura delle case in cui c’è un anziano da accudire. Un esperto del mercato del lavoro ha provato a contarle partendo da un campione: nel Veneto ce ne potrebbero essere più di 20mila. Persone che lavorano fuori da ogni tutela e da ogni controllo, clandestini di comodo.
    Ogni mattina davanti alla stazione di Mestre arrivano pullman da Paesi lontani, pullman di linea transnazionali ma anche sgangherate corriere allestite da padroncini improvvisati. C’è sempre qualcuno che aspetta e tanti che arrivano. Donne infagottate in giubbotti da pochi soldi, con strani copricapi e fazzoletti, cariche di borse di plastica, dirafia, di valigie di cartone tenute assieme con lo spago. Qualcuna s’è fatta quattro giorni in pullman, le più fortunate un paio. Hanno due "tesori" nelle borsette di finta pelle che stringono:le foto dei famigliari ed un foglio o un quadernetto zeppo di numeri di telefono. L’avventura comincia da qui e da qui comincia a farsi fitta la nebbia dell’omertà. Quei numeri di telefono sono quelli delle conoscenti che stanno già in qualche casa ed hanno promesso un alro posto di lavoro, ma sempre più spesso, ormai, sono anche di mediatori, seri, improvvisati o banditi; tutti, comunque, rigorosamente clandestini.
    L’unico punto di riferimento è la Caritas e la Banca del tempo libero. Qui si può avere un pasto caldo e con un po’ di fortuna anche qualche indirizzo di chi cerca un aiuto familiare. Per il pasto basta chiedere, per il lavoro, così come per un letto che pure sarebbe disponibile, serve un permesso di soggiorno che non c’è quasi mai. Gran parte di queste ha un visto turistico e quando chiedi come l’abbiano ottenuto ti rispondono con un’occhiata che non ammette repliche. Molte sono clandestine e basta, riuscite ad intrufolarsi attraverso qualche varco di frontiera.
    Alina viene dall’Ucraina ed ha viaggiato per tre giorni e tre notti. «Ho pagato 400 dollari per il viaggio di andata e ritorno – dice – ma il ritorno ovviamente non lo farò. Ho qualche contatto da sentire, ma di sicuro non torno a casa per il momento. Mio figlio è all’Accademia di medicina, mia figlia studia contabilità ed in famiglia non abbiamo nemmeno di che mangiare». La storia di Maria che le sta accanto è praticamente uguale.
    Con loro ci sono polacche, rumene, moldave, russe. Si capisce che hanno qualcosa di più di un numero di telefono, si vedono strani movimenti di uomini che da lontano sembrano controllarle, si sa che attorno a tutto questo si è già creato un nuovo racket. «Speriamo solo di trovare una buona famiglia – dice una russa al suo secondo viaggio – l’altra mi obbligava a fare di tutto, non avevo mai un’ora libera e nemmeno potevo telefonare a casa». Il mercato viaggia attraverso il passaparola, le amicizie, le conoscenze ma c’è anche chi ha cominciato a farne un business del collocamento clandestino.
    Per chi abbia in casa un anziano o un malato da accudire la ricerca è semplicissima. La paga si è assestata sui 775 euro (1,5 milioni di lire) al mese, in più c’è il vitto e l’alloggio ma la badante è a disposizione 24 ore su 24. Chi ha provato a regolarizzare la posizione di questa collaboratrice familiare s’è trovato di fronte ad un muro. Impossibile, ovviamente, avere il permesso di soggiorno in una regione dove le imprese hanno un bisogno di immigrati cinque volte superiore alla disponibilità di ingressi data dallo Stato. E questo già frena ogni altra mossa. Eppure basterebbero poche centinaia di migliaia di lire al mese in più per regolarizzare dal punto di vista contributivo queste situazioni. In Questura conoscono perfettamente il problema ma non hanno strumenti di intervento. Anche il sindacato sa tutto ma non fa niente, si trincera dietro inquietanti silenzi quando ci sarebbe bisogno di trasparenza.
    Tutti sanno. La Regione, i Comuni, gli assessorati all’assistenza ed all’immigrazione. Nessuno interviene o solleva la questione e non è difficile capire il perchè. Gli anziani aumentano, si allunga la vita ma non c’è puù,travolta da nuovi modelli e comportamenti, quella rete della grande famiglia che prima tappava i buchi. Un milione e mezzo al mese è molto meno di quanto l’anziano costa alla società ma anche alla famiglia se finisce in casa di riposo. Ed allora benvengano questi fantasmi per i quali si è pronti a sotterrare anche ogni pregiudizio razziale. Ma restino fantasmi, isolati nelle case con al massimo qualche ora per incontrare i conterranei, la domenica, ai parchi pubblici o davanti alle stazioni e per recarsi nel piazzale del Palasport di Mestre, diventato capolinea di un improvvisato servizio di corriere per mandare o ricevere pacchi dal Paese d’origine. «Mi deve star bene così», commenta amaramente Alina.
    C.Pas.
    Giovedì 1 Novembre 2001
    Italia- Lavoro pagina 16
 
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