Venerdì trasporti regolari Slitta lo sciopero di treni e bus

29/09/2010

Non sarà un venerdì nero il prossimo, almeno per chi viaggia o si muove sui mezzi pubblici: lo sciopero annunciato dai sindacati è stato rinviato al 21 e 22 ottobre. Lo hanno deciso gli stessi rappresentanti dei lavoratori – Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, UglT, Faisa, Fast e Orsa – da giorni impegnati al ministero dei Trasporti nelle trattative per il contratto unico della mobilità, quello che metterà insieme ferrovieri e autoferrotranvieri, 250mila persone in tutto. Il rinvio è stato deciso per dare seguito alle trattative, ferme da un anno sui quattro punti comuni alle due categorie (campo di applicazione; decorrenza e durata; sistema delle relazioni industriali; mercato del lavoro) e sul rinnovo del triennio economico 2009-2011. Mentre le parti specifiche ai due settori verrano discusse in seguito. COMMERCIO Si è appena aperto invece il tavolo per il rinnovo del contratto di tre milioni di lavoratori del commercio, della distribuzione e dei servizi. Un confronto che nasce sotto il segno della crisi e dello stallo dei consumi, come dicono i dati resi noti da Confcommercio e sindacati (Filcams-Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil): dal 2008 a giugno 2010, la crisi ha «bruciato» 100mila aziende e 248mila posti di lavoro. «Numeri che purtroppo non ci sorprendono », commenta Franco Martini, segretario Filcams, che adesso auspica «una politica che rilanci il settore riqualificando il sistema delle imprese».
Intanto, in un clima di leggero disgelo, Confindustria e Cgil hanno deciso di tornare a parlare di riforma contrattuale. Industriali e sindacato si vedranno lunedì per dare seguito a quello che è stato ribattezzato il patto di Genova», in riferimento alla disponibilità al confronto data da Epifani e Marcegaglia al convegno degli industriali nel capoluogo ligure. C’è molto da fare, anche perché prima di cambiare le regole bisogna rinnovare i contratti già scaduti. E non sono pochi: l’Istat ha certificato che ad agosto i lavoratori in attesa di rinnovo erano 4,8 milioni, ovvero il 36,4 per cento dei dipendenti. I lavoratori con contratto scaduto si concentrano nei servizi privati e nella pubblica amministrazione. Per contro, sono in vigore36contratti collettivi, che tutelano 8,3 milioni di lavoratori, quindi il 63,6% degli occupati dipendenti. Una impasse che ovviamente pesa sulle tasche di chi lavora. È sempre l’Istat infatti a comunicare che tra luglio e agosto le retribuzioni sono rimaste al palo, ferme, proprio «a causa del numero molto basso di adeguamenti contrattuali ». Rispetto ad agosto 2009, invece, le retribuzioni sono cresciute del 2,2 per cento