Vendola e Di Pietro a caccia grossa della Cgil

06/08/2010

Con il partito democratico senza bussola e che perde pezzi, anche la Cgil rischia di diiventare preda dei cespugli di sinistra. Dopo gli scontri di Pomigliano d’Arco, da Antonio Di Pietro a Nichi Vendola è partita la scalata alle stanze dei bottoni del primo sindacato italiano. Con Pier Luigi Bersani che invece sta preparando lo scudo e per difendere il serbatoio elettorale del sindacato di corso Italia ha convinto il segretario generale uscente Guglielmo Epifania iscriversi al Pd, per ribadire il legame imprescindibile tra partito e sindacato. Dopo gli ultimi scontri sulle questioni relative allo stabilimento Fiat di Pomigliano e alle deroghe al contratto di lavoro richieste da Sergio Marchionne, i tatticismi dei cespugli dell’estrema sinistra e di Di Pietro, per conquistare voto e cassa del primo sindacato italiano, si stanno sostituendo a una guerra aperta. Che dovrebbe esplodere in modo eclatante nell’autunno che si prevede caldissimo. Fino ad ora tutte le attenzioni dell’estrema sinistra si erano rivolte ai sempre meno allineati iscritti della Fiom, le tute blu del sindacato rosso. Adesso però, con possibili primarie e voto alle porte e con la debolezza del primo partito della sinistra e dello stesso sindacato, che su Pomigliano si sono lacerati in contraddizioni e posizioni poco chiara, è pronto il vero e proprio assalto finale. 11 pP sembra avviato verso la divisione tra almeno due tronconi che rappresenterebbero un po’ i soci che lo hanno fondato nel 2008, Ds e Margherita, seppur non più allo stato originario. 11 sindacato invece resta unito ma ormai guarda in tutte le direzioni. Alle ultime
regionali, molti iscritti, dall’Emilia Romagna a tutto il Nord, hanno votato il partito di Bossi. Un’adesione che al momento resta una scelta personale degli iscritti, con la Lega Nord che resta molto distante dal portone di corso Italia e non ha nessuna intenzione di avvicinarsi, almeno in questo momento. Diverso il discorso per Vendola e Di Pietro. L’ex pm di Mani pulite è partito da più di un anno fa con la regia dell’ex Fiom Maurizio Zipponi che è riuscito a fare gruppo soprattutto tra i metalmeccanici. A Di Pietro però non bastano le tute blu e durante il congresso dello scorso maggio ha iniziato a prendere contatti diretti con molti dirigenti sindacali. AI Palacongressi di Rimini c’era anche il governatore pugliese che oltre a essere stato il più acclamato dai delegati, ha fatto sapere che sta creando la sua corrente all’interno del sindacato.
A guidarla, con gli utili consigli di Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti, ci sarà Titti Di Salvo, responsabile delle politiche del lavoro di Sei ed ex segretaria confederale Cgil, che avrebbe puntato in primis sulla Funzione pubblica guidata da Rossana Dettori. Davanti a questa mossa a tenaglia da parte dei disturbatori del pd, Bersani ha deciso di fare quadrato su Epifani. 11 segretario uscente, da sempre fedele alle posizioni dei diesse prima e del pd oggi, entrerà ufficialmente nel partito democratico ritirando la tessera a suo nome. Così farà da anello di collegamento tra la segreteria di Bersani e quella di Susanna Camusso. Un vero testimoniai che se riuscirà ad arginare gi attacchi sarà subito premiato con una candidatura blindata alle prossime politiche.