Vendite, nuova flessione a marzo

24/05/2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA
      data: 2004-05-22 – pag: 13
      autore: V.CH.

      LA SPESA DELLE FAMIGLIEL’Istat ha registrato un calo congiunturale dello 0,1% per il secondo mese consecutivo
      Vendite, nuova flessione a marzo
      Aumento medio annuo dello 0,2% – In crescita solo gli alimentari (+1%) mentre cedono gli altri prodotti (-0,4%)

      MILANO • Le famiglie italiane stanno concentrando gli acquisti sui prodotti di largo consumo e tagliano il resto. Secondo i dati Istat resi noti ieri, a marzo l’indice generale del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio (base 2000=100), è risultato pari a 101,8 con un incremento dello 0,2% rispetto allo stesso mese 2003. Le vendite di alimentari hanno registrato un aumento dell’1% mentre quelle di prodotti non alimentari sono diminuite dello 0,4 per cento.

      L’indice destagionalizzato del valore del totale delle vendite al dettaglio è risultato pari a 107,8 (-0,1% rispetto a febbraio, si tratta della seconda flessione consecutiva). Stabili gli alimentari, mentre le vendite di prodotti non food hanno accusato un calo dello 0,1 per cento. Quanto alle diverse forme della grande distribuzione, il giro d’affari a marzo ha registrato una crescita più sostenuta negli hard discount (+4,5%), negli altri specializzati (+2,5%) e negli ipermercati (+2,1%).

      Tra i prodotti non alimentari gli incrementi più significativi del valore delle vendite a marzo hanno riguardato i prodotti farmaceutici (+1,7%) e gli elettrodomestici, radio, tv e registratori (+0,7%); le diminuzioni più marcate sono state registrate per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-1,9%), giochi, giocattoli, sport e campeggio (-1,5%) e per abbigliamento e pellicceria (-1,3%). Nella media dei primi tre mesi di quest’anno il valore del totale delle vendite è aumentato dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2003. Nella grande distribuzione si è verificato un incremento del 3,8% mentre nelle imprese operanti su piccole superfici si è registrata una riduzione dello 0,6 per cento.

      Commercianti, sindacati e consumatori chiedono un immediato intervento del Governo per il rilancio dei consumi. Neppure il paventato taglio della pressione fiscale potrebbe ridare fiato alle vendite al dettaglio: «Sono preferibili interventi più incisivi, a partire dal rinnovo dei contratti» afferma il segretario confederale della Cisl, Pierpaolo Baretta. «La perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni continua a farsi sentire pesantemente» ha rimarcato Marigia Maulucci, segretario confederale della Cgil. «I dati Istat — ha aggiunto — confermano che è del 4,1% la riduzione dei consumi per famiglia, a fronte di una decurtazione dell’1% del reddito reale, nel solo 2003». «I dati sulle vendite confermano le difficoltà dell’Italia, il Paese non cresce, è fermo» ha detto il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi. «Quando si fa una politica economica e fiscale che taglia i redditi invece di aumentarli, le cose non possono andare per il verso giusto — ha aggiunto —. Il Governo dovrebbe rivedere i propri orientamenti.»

      Per l’Intesa consumatori l’Esecutivo dovrebbe «smetterla con i proclami elettorali e passare ai fatti», mentre la Confesercenti lancia l’allarme sul futuro di migliaia di piccole imprese sempre più a rischio chiusura. Dalla Confcommercio arriva, infine, un invito a non prendere «sottogamba» il dato anche perchè questo rappresenta un «cartellino giallo. Dopo — ha detto Sergio Billè — c’è solo quello rosso e questo significa guai seri per tutta la nostra economia, che non riesce dalla stagnazione