Vendite al dettaglio, un 2001 «freddo»

28/02/2002





L’Istat ha rilevato un aumento globale del 2%
Vendite al dettaglio, un 2001 «freddo»
Vincenzo Chierchia
Elio Pagnotta
ROMA – I consumi delle famiglie non ritrovano slancio. Secondo i dati resi noti ieri dall’Istat, nel corso del 2001 il valore a prezzi correnti delle vendite del commercio fisso al dettaglio è aumentato del 2% rispetto al 2000, quando si era verificata una crescita dell’1,4 per cento. La dinamica delle vendite insomma si mantiene al di sotto dell’inflazione. La scarsa velocità di crescita, come dimostrano i dati dell’Istat, si è concentrata sul settore alimentare (+2,2%). Un andamento ancor meno brillante ha interessato i settori non food (+1,8%). L’incremento più sostenuto è stato rilevato nell’Italia centrale (+2,4%), più modesta l’espansione registrata nelle regioni settentrionali (+1,9%) e meridionali (+1,8%). Per quanto riguarda i settori, sono stati registrati incrementi diversificati che toccano un massimo del 4,2% per i prodotti farmaceutici, seguiti dal 2,2% delle calzature e dei prodotti in cuoio. L’andamento delle vendite si è rivelato particolarmente sfavorevole per gli esercizi più piccoli. Le imprese fino a 2 addetti, a conduzione familiare, si sono dovute accontentare di una crescita limitata allo 0,8% e quelle lievemente più grandi (da 3 a 5 addetti) di una dello 0,9%, denunciando quindi in termini reali un arretramento vicino ai 2 punti percentuali in media in entrambi i casi. Se la sono cavata molto meglio le grandi imprese (da 6 addetti in su), che hanno fatto registrare complessivamente un aumento del 3,7 per cento. In evidenza, per quanto riguarda la grande distribuzione (+4,6%), la dinamica delle vendite degli ipermercati (+5,1%). I grandi magazzini non sono andati oltre lo 0,6 per cento. Nel complesso le grandi catene segnano il passo, la velocità di crescita si è ridimensionata. Per quanto riguarda dicembre c’è da aggiungere che la tendenza riflessiva delle vendite non sembra aver beneficiato dell’impulso delle festività di fine anno. La tradizionale corsa agli acquisti natalizi alla fine si è infatti rivelata piuttosto fiacca e il volume d’affari è aumentato dell’1,6% appena. Fine anno decisamente deludente per le imprese del commercio al dettaglio – sottolinea una nota Confcommercio – che hanno registrato una variazione del fatturato pari a zero, rispetto a dicembre 2000, e un -0,6% di media nel 2001 rispetto all’anno precedente. Particolarmente negativa la situazione delle imprese da 1 a 5 addetti: in media la diminuzione dei volumi venduti nel 2001 ha subito un -1,5% per le microimprese e un -0,6% per le medie imprese. Solo le grandi imprese, con oltre 20 addetti, mostrano una crescita del fatturato in quantità del 3,4% in dicembre e leggermente più contenuta (+2,9%) nel confronto annuale. «Neanche le festività natalizie – rileva una analisi della Confesercenti – con il tradizionale quanto occasionale aumento dei consumi, sono riuscite a far registrare ai piccoli esercizi commerciali un dato positivo per le vendite al dettaglio nel mese di dicembre. Al netto dell’inflazione il risultato effettivo diffuso dall’Istat si traduce infatti in un -1,5% per i piccoli negozi a fronte di un +2,5% per la grande distribuzione». Secondo l’analisi della Confesercenti «non c’è niente di nuovo sotto il sole dunque per il commercio al dettaglio, dove supermercati e ipermercati continuano a farla da padroni a scapito degli esercizi di vicinato sempre più minacciati da una stagnazione dei consumi che permane nonostante un ritrovato ottimismo da parte delle famiglie italiane sul futuro dell’economia italiana». L’associazione dei negozianti lancia dunque un appello: «Sarebbe bene dunque che il Governo recepisse il segnale d’allarme che mensilmente arriva dai dati Istat sulle vendite al dettaglio, mettendo a punto misure in grado di fermare questa continua e costante perdita di terreno da parte delle Pmi del commercio». Secondo Confesercenti «la leva fiscale resta senza dubbio il primo strumento da impiegare per fare in modo che le famiglie recuperino, oltre alla fiducia, anche la voglia di tornare ad acquistare e le imprese, soprattutto di piccole dimensioni, possano rilanciare la propria competitività attraverso il necessario processo di modernizzazione così da poter garantire il mantenimento e anzi l’incremento degli attuali livelli occupazionali».

Giovedí 28 Febbraio 2002