Vendite al dettaglio in retromarcia

26/09/2005
    sabato 24 settembre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 16

      Per l’Istat a luglio il calo è stato del 2,1% su base annua e la situazione è peggiorata anche rispetto a giugno 0,3%)

        Vendite al dettaglio in retromarcia

          Soffre la grande distribuzione: 3,2% per gli ipermercati Nel settore non alimentare la flessione dura ormai da 30 mesi

          E. PAG.

          ROMA • I consumi delle famiglie continuano a contrarsi. Secondo l’Istat, in luglio le vendite al dettaglio hanno denunciato una diminuzione del 2,1% su base annua, e le vendite sono calate del 2,1% tanto nel settore alimentare che in quello non food. Tra giugno e luglio le vendite hanno dovuto fare i conti con un calo complessivo dello 0,3 per cento.

          Le regioni settentrionali hanno fatto segnare un calo tendenziale dello 0,7% e quelle centrali del 2,9%. La situazione si è rivelata negativa anche al Sud, dove il rallentamento ha raggiunto il 4,1 per cento. Le variazioni negative più sostenute si segnalano per l’informatica, le telecomunicazioni e gli articoli sportivi (2,9%), seguiti dalla profumeria (2,8%) e dai supporti magnetici (2,6%).

          La grande distribuzione accusa a luglio una flessione del 2% nel complesso. Sempre più stentata la dinamica delle imprese che operano su piccole superfici, che hanno dovuto fare i conti con un taglio del 2,2%, perdendo quindi oltre quattro punti percentuali se si considera la dinamica dell’inflazione.

          Nell’ambito della grande distribuzione, ad accusare un passo falso sono stati gli ipermercati, che hanno perso il 3,2 per cento. Aumenti si segnalano solamente per gli esercizi specializzati, che limitano l’incremento dello 0,2 per cento. In perdita invece gli hard discount, dove le vendite sono scese dell’ 1,4%, e i supermercati, con un calo dell’ 1,9 per cento.

          Nei primi sette mesi del 2005 infine le vendite hanno fatto registrare una diminuzione dello 0,8%, con un modesto incremento dello 0,2% per la grande distribuzione e un calo dell’ 1,4% per le piccole imprese. La flessione delle vendite si attesta a quota 3,3%, al netto della variazione dei prezzi, rileva Confcommercio in una nota e parla di «pericolosa escalation» . Particolarmente grave — conclude Confcommercio — «è la contrazione nel comparto non alimentare, in crisi ininterrotta da oltre 30 mesi: grande distribuzione e piccole superfici accusano entrambe una riduzione delle quantità vendute nell’ordine del 3,7 – 3,8% » .

          Secondo Confesercenti i consumatori tirano i remi in barca, perché sfiduciati e costretti a destinare maggiori risorse soprattutto per le tariffe e per acquistare benzina, e rilancia la richiesta di una riduzione delle accise.

          «Il calo delle vendite al dettaglio è un’ulteriore grave conferma della crisi nella quale versa la nostra economia, che ricade prima di tutto sui ceti popolari e sulle famiglie » ha affermato il segretario confederale Cisl, Pierpaolo Baretta. «La riduzione del potere d’acquisto delle pensioni e dei salari a seguito dell’effetto euro, della mancata rivalutazione del reddito, dell’aumento dei prezzi e delle tariffe sta determinando un generale impoverimento — ha aggiunto —. Ciò non riguarda ovviamente i possessori di grandi rendite, tassate meno degli altri Paesi europei » .

            «Le famiglie sono costrette a rinunciare anche agli acquisti primari, come quelli alimentari » sottolinea l’Intesaconsumatori. Secondo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori la situazione è « destinata ad aggravarsi nei prossimi mesi, quando sugli italiani si abbatterà una mazzata da almeno 60 euro a famiglia, per gli aumenti delle tariffe luce e gas » .