Vendite al dettaglio in picchiata

25/10/2002

          25 ottobre 2002

          In agosto l’Istat ha registrato una crescita zero a livello mensile – L’incremento su base annua precipita all’1%
          Vendite al dettaglio in picchiata
          Più dinamici gli alimentari (+2,4%), in affanno gli altri settori (+0,2%) – I commercianti: subito aiuti per i consumi

          ROMA. Gelata in agosto per le vendite al dettaglio; la crescita annua si è attestata sul livello più basso dal settembre 2001.
          Secondo l’Istat il valore corrente delle vendite al dettaglio è risultato ad agosto in aumento dell’1% nei confronti dello stesso mese del 2001 (l’indice base 1995=100 è risultato pari a 94,7). Deludenti anche i dati destagionalizzati,
          a crescita zero rispetto ai livelli di luglio. A livello territoriale è stato registrato
          un aumento dell’1,3% nelle regioni settentrionali, dello 0,7% nel Sud e dello 0,6% nel Centro Italia. Il settore caratterizzato dall’aumento tendenziale più elevato — sottolinea l’Istat — è quello degli alimentari (+2,4%), seguito
          a distanza da cartoleria, libri, giornali e riviste (+1,1%) e prodotti farmaceutici
          (+0,9%). Al contrario, le variazioni negative più sensibili hanno interessato l’elettronica di consumo (-0,8%) e la profumeria (-0,7%). La grande distribuzione, come in passato, è riuscita a conseguire una crescita apprezzabile (+3,5%), mentre si sono quasi completamente fermate
          — complici anche le ferie — le imprese che operano su piccole superfici (+0,3%).
          Nell’ambito della grandedistribuzione i risultati migliori sono stati conseguiti dagli hard discount (+4,7%), seguiti da supermercati (+4%) e ipermercati (+3,4%). Da segnalare infine che la dinamica degli affari delle piccole e
          medie imprese è stata più lenta della media (rispettivamente +0,1% e +0,4%). Nei primi otto mesi 2002 le vendite sono salite complessivamente del 2% rispetto al 2001, con una punta del 2,8% per gli alimentari e un minimo
          dell’1,5% per gli altri comparti.
          A livello di canale, l’incremento è del 3,9% per la grande distribuzione e dell’1,5% per le imprese che operano su piccole superfici.
          Le organizzazioni del settore distributivo hanno rilanciato l’allarme sull’andamento del mercato interno. Alla fine di quest’anno — denuncia
          il Centro studi Confcommercio — «la crescita complessiva dei consumi delle famiglie sarà vicina allo zero, dato che non si registrava in Italia dal 1993. Siamo in piena stagnazione». Sono diversi «i motivi di preoccupazione» per Confcommercio: il primo è «la pesante flessione delle vendite delle micro e medie imprese (rispettivamente -1,7 e 1,4% ad agosto rispetto al mese precedente, considerano la dinamica dei prezzi) che rappresentano in termini
          numerici e di fatturato la grande maggioranza del sistema distributivo italiano». Segnali negativi anche nella grande distribuzione, che «sta dando segni di preoccupante rallentamento (+0,3% nei primi otto mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2001)». Confcommercio sottolinea «il fatto che l’andamento negativo del mercato e l’attuazione della legge Bersani abbiano costretto alla chiusura, nel corso dell’ultimo anno, più di 100mila imprese».
          Marco Venturi, presidente Confesercenti, sottolinea che il «record annuale negativo per le vendite al dettaglio è il risultato delle preoccupazioni delle famiglie per l’andamento dell’economia, che vede nella latitanza dei consu-
          mi una delle cause principali, e della mancanza di strategie di politica economica volte a rilanciare la domanda, consolidando proprio il potere di
          acquisto dei cittadini».

VINCENZO CHIERCHIA
ELIO PAGNOTTA