Vendita Selfin, appello al governo

11/11/2004



    mercoledì 10 novembre 2004

    Vendita Selfin, appello al governo

    Interrogazione a Marzano: garantito solo il 50% dei livelli occupazionali


    ENZO MULIERI

    Caserta. Si svolgerà in un clima assai teso il confronto di questa mattina all’Unione degli industriali di Roma per la vertenza Selfin di Caserta, a rischio di vendita nell’ambito del piano di riorganizzazione deciso dalla multinazionale di appartenenza, il colosso dell’informatica Ibm. In gioco non soltanto la verifica di un centinaio di contratti di solidarietà (anticipata rispetto al febbraio del prossimo anno) ma anche il futuro del sito del capoluogo, dove due anni fa furono trasferite le maestranze di Napoli e la cui vendita comporterebbe la riduzione del 50% della presenza Ibm nel Sud. Un’ipotesi, quest’ultima, che le parti sociali hanno tentato di scongiurare con diverse iniziative di lotta e che potrebbe alla fine favorire soltanto le altre due consociate, Sistemi informativi ed Albis, destinate a restare nell’ambito operativo del gruppo Ibm. Di qui la proposta che Cgil e Cisl di categoria avanzeranno questa mattina allo scopo di costituire un tavolo di trattativa con azienda, sindacati e Regione Campania per un piano di rilancio dello stabilimento che ne tuteli la competitività nel comparto dei servizi elettronici e finanziari. In un’interrogazione (firmatari i deputati Gambini, Gasperoni e Diana) al ministro Marzano si ricorda che «Ibm ha già in passato utilizzato il sistema della vendita a società esterne di stabilimenti che dopo tre anni dall’avvenuta cessione sono stati chiusi. Per questo – proseguono gli interroganti – c’è grande preoccupazione nel territorio, avvalorate anche da informazioni circolate secondo le quali il potenziale acquirente sarebbe disposto a garantire solo il 50% dei livelli occupazionali». Nel frattempo diffuso malcontento a Caserta per i rapporti sempre piu aspri tra i rappresentanti dei lavoratori e la direzione aziendale: «Non è stato neppure consentito ai dipendenti di riunirsi in assemblea» protesta il segretario della Filcams Cgil Pasquale Campanile.