Vendi l’azienda? Guai a non dirlo 25 giorni prima ai sindacati

23/02/2001

Il Sole 24 ORE.com










    Vendi l’azienda? Guai a non dirlo 25 giorni prima ai sindacati

    di Marco Fabio Rinforzi

    Le comunicazioni ai lavoratori sui trasferimenti di proprietà delle aziende si arricchiscono di un nuovo, paradossale obbligo. Secondo il decreto legislativo 18/2001 (sulla «Gazzetta Ufficiale» di mercoledì) l’informazione ai dipendenti va data «almeno 25 giorni prima che sia perfezionato l’atto da cui deriva il trasferimento o che sia raggiunta un’intesa vincolante» tra il venditore e l’acquirente. Rispetto alla versione attuale dell’obbligo di comunicazione la data massima per l’informazione è individuata con riferimento a un avvenimento che il buon senso vuole non sia prevedibile fino a quando non si realizza. Come dire che l’analgesico va assunto il giorno prima che sorga il mal di denti.
    Per la verità, l’obbligo è formulato in maniera già abbastanza stravagante nella legge vigente, laddove si prevede che l’informazione sia inviata 25 giorni prima che venditore e acquirente «intendano» eseguire il trasferimento. Ma l’astrusità della dizione lascia spazio almeno a qualche interpretazione di buon senso, che la nuova formulazione rischia di precludere.
    Più accettabile risulta la prescrizione della direttiva europea da cui discende l’obbligo della comunicazione, che collega l’informazione alla successiva «attuazione» del trasferimento dell’azienda. Un’attuazione che potrebbe essere interpretata in senso materiale, anziché contrattuale. Ma quando si tratta di recepire le discipline Ue il nostro legislatore finisce sovente — e non si capisce perché — per andare oltre i principi decisi in sede europea, come per apparire il primo della classe. Ma chi ce lo fa fare?
    Venerdì 23 Febbraio 2001
 
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