Valtur, Sviluppo Italia lascia il vertice

24/07/2001




Contestata la gestione della famiglia Patti. Si dimette Borgomeo numero uno della finanziaria pubblica

Valtur, Sviluppo Italia lascia il vertice

      MILANO – È scontro in Valtur tra la famiglia Patti, proprietaria di quasi il 70% del capitale, e Sviluppo Italia (30%) che fa capo al ministero del Tesoro. Da tempo l’asse tra gli imprenditori siciliani e l’azionista pubblico si era incrinato ed è probabile che sul bilancio 2000 del gruppo turistico (in forte passivo) le distanze si siano ulteriormente accentuate. Al di là delle voci c’è un segnale chiaro della rottura: le improvvise dimissioni di Carlo Borgomeo, amministratore delegato di Sviluppo Italia, e di Mirella De Blasio, dirigente della società pubblica, dal consiglio di amministrazione di Valtur.
      Tutto ciò mentre Valtur ha più volte rinviato l’approvazione del bilancio al 31 dicembre. I manager pubblici, sostengono le fonti interpellate, avrebbero rassegnato le dimissioni non condividendo le scelte gestionali della famiglia Patti (Carmelo è il presidente e la figlia Maria Concetta l’amministratore delegato) che avrebbero portato ad una situazione complessa e confusa nell’azienda proprietaria di 23 villaggi turistici. Sviluppo Italia e Valtur, entrambe interpellate, non hanno voluto rilasciare alcun commento sulle notizie delle dimissioni e sui conti.
      Alcuni fatti testimoniano i problemi di approvazione del consuntivo 2000: il termine massimo previsto dal codice (sei mesi, quindi 30 giugno) non è stato rispettato. Non solo: l’assemblea di bilancio (abbinata a una straordinaria per un aumento di capitale) era prevista per il 26 luglio ma è stata annullata e superata da una successiva convocazione per il 6 agosto. Ma in quest’ultimo caso oltre ai conti è previsto l’abbattimento del capitale per perdite e il successivo aumento. Un valzer di assemblee per un bilancio "faticoso" e forse rivisto tra una convocazione e l’altra.
      La perdita, secondo indiscrezioni, sarebbe nell’ordine degli 80 miliardi. Di sicuro è superiore ai 50. E i soci devono aprire il portafoglio per ripianare le perdite.
      Sviluppo Italia già in passato aveva sostenuto, con soldi pubblici, l’espansione e gli investimenti (soprattutto al Sud) dell’azienda dei Patti. Ora pare proprio che abbia chiuso i rubinetti. Tanto più che la società del Tesoro, nata per promuovere nuove imprese nel Sud, è in una sorta di limbo con alcuni consiglieri dimissionari e la possibilità che il ministro Tremonti ne decida il commissariamento.
Mario Gerevini


Economia