Valorizzazione di percorsi culturali nella provincia di Rimini (1997 Massimo Delle Donne e Giulia Randazzo)

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BOLOGNA

Sede di Rimini
UNI.TU.RIM S.p.A
Master e Corso di perfezionamento in Gestione
e Sviluppo dei Servizi Turistici

VALORIZZAZIONE DI PERCORSI CULTURALI NELLA PROVINCIA DI RIMINI
CREAZIONE DI ITINERARI E DI UN PACCHETTO TURISTICO

Relatore: Project work di:
dott.Claudio Travaglini Massimo Delle Donne
Giulia Randazzo

Anno accademico “96/97

Massimo Delle Donne Giulia Randazzo

Valorizzazione di percorsi culturali nella provincia di Rimini
Creazione di itinerari e di un pacchetto turistico

1. Introduzione: le forme di turismo nella provincia di Rimini:
un quadro generale……………………………………………………..pag. 1
1.1 Il turista tipo e le sue motivazioni…………………………………………………..pag. 3
2. La proposta: linee generali………………………………………………………………pag. 4
3. Gli obiettivi…………………………………………………………………………………..pag. 4
4. Il prodotto…………………………………………………………………………………….pag. 8
4.1 Le risorse…………………………………………………………………………………….pag. 9
4.2 Gli itinerari………………………………………………………………………………….pag. 10
4.2.1 Itinerario Val Marecchia…………………………………………………………….pag. 11
4.2.2 Itinerario Val Conca…………………………………………………………………..pag. 17
4.2.3 Itinerario Rimini – San Marino…………………………………………………….pag. 24
4.3 Il pacchetto tipo……………………………………………………………………………pag. 29
4.4 Promozione e commercializzazione………………………………………………..pag. 31
5. Aspetti gestionali…………………………………………………………………………..pag. 33
6. Le possibili forme di finanziamento………………………………………………….pag. 37

1 LE FORME DI TURISMO NELLA PROVINCIA DI RIMINI:
QUADRO GENERALE


L’industria turistica riminese al fine di adeguarsi al mercato ha subito uno sviluppo nel tempo che dal dopoguerra ad oggi si può suddividere in tre fasi.
In un primo periodo (anni 50-71), quello del così detto turismo di massa, la crescita della domanda era costante, vi era un continuo afflusso di nuovi turisti che stimolava gli investimenti, soprattutto negli esercizi alberghieri. In questo periodo quindi la forma di turismo prevalente era il balneare, non nasceva l’esigenza di attirare la domanda con forme di turismo alternativo in quanto la domanda era comunque superiore all’offerta e gli operatori sfruttavano la potenzialità di attrattiva del mare.
Successivamente (anni 72-77) la crescita rallenta, poi si blocca ed infatti la quota di mercato detenuta dalla costa romagnola rispetto all’Italia subisce una notevole flessione; diminuisce anche la percentuale di stranieri. Questo fenomeno è dovuto a due fattori: l’ingresso sul mercato di concorrenti aggressivi quali Spagna, Jugoslavia e Grecia e l’azione dei Tour Operator che convogliano i turisti in località che danno loro maggiori margini di guadagno. L’offerta turistica romagnola però non reagisce, non adegua le proprie strutture alla nuova domanda e soprattutto non tenta di rilanciarsi sul mercato con nuovi prodotti. Pur non essendo così redditizio come in passato, il balneare rimane la forma principale di turismo.
Nella terza fase (1978-94) cambia la natura principale del turismo romagnolo, Rimini non è più solamente una destinazione balneare ma assume la connotazione di “centro del tempo libero”.
La provincia di Rimini risponde dunque alle nuove esigenze del mercato proponendo attrazioni turistiche supplementari rispetto al mare legate al divertimento come: parchi tematici ed acquatici, discoteche e locali notturni in genere.
I tratti distinti distintivi del turismo nella provincia di Rimini sono attualmente:

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Il progressivo aumento degli arrivi accompagnato da una riduzione del numero di giorni di permanenza media;
Il lento ma costante aumento degli arrivi e delle presenze al di fuori della stagione estiva.
La crescita del turismo nel periodo autunno-primavera non è il risultato di tentativi degli operatori di “prolungare la stagione” ma della conquista di fette importanti di nuovi segmenti della domanda turistica caratterizzati da una Stagionalità diversa da quelle dei bagni.
Ricordiamo inoltre l’emergere, soprattutto negli ultimi tempi del “turismo metropolitano” legato alla città di Rimini e Riccione, quello cioè derivante dallo shopping. Questa forma di turismo ha contribuito soprattutto all’incremento delle presenze straniere che trovano a prezzi piuttosto convenienti una notevole varietà di prodotti anche di alta qualità (gli stranieri sono attratti soprattutto dalle “firme”).
Attualmente quindi il concetto di vacanza balneare va piuttosto stretto alla provincia di Rimini dove ormai convivono diverse forme di turismo che corrispondono alle diverse esigenze dei differenti tipi di turista, alle loro motivazioni e al periodo di permanenza.
Un’altra caratteristica importante del turismo della provincia di Rimini è che solitamente è generato da una organizzazione del tipo “fai da te” derivante da modelli di consumo legati alla fedeltà, al consiglio di amici e parenti, e da un’elevata percentuale di riacquisto dove il concetto di ospitalità e familiarità con gli albergatori è una leva determinante nella scelta. Il ricorso a organizzatori e tour operators avviene quasi esclusivamente per i gruppi (religiosi, sociali, anziani, scuole, Cral, etc.)
Secondo una ricerca svolta dalla società di consulenza Nomisma sul turismo nella provincia di Rimini, il comprensorio, analizzato attraverso il modello del ciclo di vita delle località turistiche si trova in un’avanzata fase di maturità.
Infatti i principali prodotti turistici di quest’area sono, a parte i più recenti, in uno stadio di maturità o declino:
Turismo marino _ declino
Turismo Congressuale _ crescita
Turismo Fieristico _ crescita
Leisure discoteche _ inizio maturità
Parchi tematici _ inizio maturità
Si rende quindi necessaria una rivitalizzazione del prodotto turistico della provincia di Rimini.


1.1. IL TURISTA TIPO E LE SUE MOTIVAZIONI
A diversi tipi di turismo corrispondono quindi diversi tipi di turista che scelgono la provincia di Rimini come meta delle proprie vacanze.
Convivono quindi sullo stesso territorio diverse realtà: giovani, anziani, famiglie con figli, e uomini d’affari.
Questa variegata composizione delle presenze costituisce sicuramente un punto di forza per l’offerta ma comporta dei problemi logistici di convivenza nei periodi di punta (esigenze diverse, traffico, rumore etc.).
Da un’indagine Nielsen svoltasi ne dicembre 1996 risulta che il turista tipo italiano che sceglie la provincia di Rimini come meta delle sue vacanze (escludendo il turismo d’affari) ha un grado di istruzione medio-basso con una bassa percentuale di diplomati e laureati e sono maggiormente rappresentate le categorie “non professionali”, pensionati e casalinghe.
La provenienza territoriale prevalente è costituita da centri di medio/piccole dimensioni del Nord Italia.
Relativamente al tipo di alloggio prevale il settore alberghiero e risulta scarso l’utilizzo di campeggi e turismo all’aria aperta.
I mezzi di trasporto più utilizzati sono il treno (giovani),l’autobus (gruppi Cral, anziani, religiosi, scuole etc.) e l’auto (famiglie e giovani).
Le motivazioni che spingono alla scelta delle località della riviera sono legate soprattutto al prezzo (ancora piuttosto conveniente rispetto alla maggior parte delle località italiane), abbinato alla abbondanza di fonti di divertimento che si socializza piuttosto facilmente e al fatto che ci si incontra con gli amici.



2. LA PROPOSTA: LINEE GENERALI
La proposta presentata in questo lavoro nasce nel mese di febbraio 1997 durante il seminario “Un Turismo da inventare ”organizzato da Università Aperta –Auser Rimini e Uni.Tu.Rim.
Dai gruppi di studio “Città e Turismo” ed “Economia e Turismo” è nato un gruppo di lavoro composto da persone con esperienze ed attività diverse (albergatori, architetti, rappresentanti sindacali, studenti del Master in gestione e sviluppo dei servizi turistici dell’università di Bologna e semplici appassionati).
L’eterogeneità del gruppo ha permesso di proseguire nei temi di studio proposti dal seminario cercando di creare un prodotto che, utilizzando le risorse della zona (culturali, economiche e strutturali) ne permetta un ulteriore sviluppo sia dal punto di vista turistico che di immagine.
Questo prodotto pur non essendo “nuovo” potrebbe contribuire allo sviluppo della città e del suo entroterra.
Nasce quindi l’idea di un prodotto turistico parallelo, complementare alle forme di turismo tipiche di questo territorio (balneare, congressuale, divertimento, etc.) che ad esse può essere affiancato, e tramite una sinergia renderebbe più eterogenea l’offerta turistica della zona.
L’idea è di offrire un pacchetto turistico con visite guidate nell’entroterra della provincia di Rimini alle risorse culturali già visitabili o da rendere tali, con pernottamento negli alberghi della costa e ristorazione nei locali con gastronomia tipica romagnola.
L’idea del pacchetto turistico culturale è nata dalla consapevolezza del fatto che attualmente in Italia il plus del turismo rispetto agli altri paesi è proprio dato dalla presenza di risorse culturali, monumenti ed opere d’arte superiori ad ogni altro paese.
L’Italia quindi riesce, come destinazione turistica, ad essere leader di mercato ormai quasi solamente da questo punto di vista.
Ovviamente si è consapevoli del fatto che le risorse presenti nella provincia di Rimini non possono essere paragonate a quelle diVenezia, Firenze e Roma, pertanto il pacchetto turistico che Rimini potrebbe mettere sul mercato non è da considerarsi in concorrenza con l’offerta di città culturalmente tra le più ricche del mondo.
L’idea è quella di offrire questo prodotto o inserendolo in pacchetti che coinvolgono più località italiane oppure offrirlo a specifici target di turisti (associazioni culturali, turismo scolastico, anziani, Cral, congressisti, accompagnatori, etc.) che seppur con motivazioni e livelli di approfondimento differenti sarebbero potenzialmente interessati a questo prodotto.
Il valore aggiunto di cui può avvalersi la provincia di Rimini nel lancio di questo pacchetto è dato da una parte (e quindi per il cosìdetto turismo sociale) dal prezzo contenuto delle strutture alberghiere e della ristorazione e dall’altra (congressisti e accompagnatori) dalla facilità del raggiungimento dei siti dalle località del congresso (Rimini e Riccione) tutti entro un raggio di 20-25 chilometri.
Tale nuovo prodotto dovrebbe idealmente svilupparsi all’interno di un sistema a rete, potrebbe essere un club di prodotto, un distretto, o un consorzio, ma comunque un sistema che integri tutti i soggetti coinvolti: gli operatori privati, il pubblico, i turisti, i cittadini al fine di favorire lo sviluppo dell’area in maniera tale che tutti ne traggano dei vantaggi.
Il modo migliore per far si che questa rete si crei è di far cooperare non solo i diversi operatori privati dell’offerta turistica (albergatori, ristoratori, etc.) ma anche il settore pubblico (apt delle diverse località, comuni, musei, etc.).
Inoltre sarebbe opportuno che nella rete entrassero anche gli operatori pubblici e privati non propriamente turistici ma legati al settore, l’indotto (negozianti, titolari di pubblici esercizi, associazioni culturali, società di gestione di parcheggi, etc.), in maniera tale che tutti traggano vantaggi e plus dall’ospitalità.
Le sinergie che derivano da questa cooperazione avrebbero quindi un effetto moltiplicatore per gli operatori e un vantaggio in termini di qualità per i turisti.
A questo proposito si potrebbe utilizzare la legge regionale n.30 del 19/8/96; essa detta le norme in materia di programmi speciali d’area, cioè il complesso degli interventi finalizzati alla valorizzazione di aree territoriali caratterizzate da peculiari situazioni economiche, sociali, culturali ed ambientali, nonché di aree urbane per le quali appaiono necessari rilevanti interventi di riqualificazione o di recupero, per la cui realizzazione sia necessaria l’azione coordinata ed integrata di più soggetti pubblici o privati.
Per mettere sul mercato questo prodotto occorrerebbe innanzitutto effettuare un’analisi della sua potenziale domanda con un’indagine preliminare mirata (interviste a testimoni privilegiati come ad esempio a membri di associazioni culturali interessate all’arte, all’architettura e alla storia in particolare), al fine di definire un questionario ad hoc da sottoporre ad un campione di potenziali clienti.
Inoltre sarebbe opportuno verificare tramite un altro questionario cosa pensano gli operatori turistici e non della provincia di Rimini di questo pacchetto e come lo organizzerebbero.
Come già in precedenza accennato sarebbe inoltre necessario promuovere e stimolare una forte collaborazione tra enti pubblici (province, comuni, apt e pro-loco) operatori privati (albergatori, ristoratori, titolari di bar e pubblici esercizi) e comunità locali (cittadini, associazioni culturali) al fine di creare una forte spinta motivazionale ed emozionale ed il coinvolgimento operativo e finanziario e delle risorse umane.
Occorre poi cercare di organizzare i servizi turistici di base pernottamento, luoghi di ristoro, produzione e vendita di artigianato locale, trasporti) adattandoli al nuovo prodotto, renderli efficienti ma soprattutto sensibilizzarne le risorse umane al fine di fare acquisire a tutti gli operatori a tutti i livelli una cultura dell’itinerario turistico.
Infine si deve cercare di mettere in contatto le singole località o attrattive turistiche tra loro, per operazioni promozionali comuni e creazione di eventi; organizzare i servizi complementari, uffici d’appoggio, guide, interpreti, animatori, materiale e stampa propagandistica.


3 GLI OBIETTIVI
Valorizzare il patrimonio artistico-culturale del riminese e del suo entroterra.
L’obiettivo principale di questo progetto è sicuramente quello di valorizzare le risorse del territorio facendo in modo che quelle che sono già visibili vengano messe alla portata di tutti, vengano adeguatamente pubblicizzate e messe sul mercato turistico. Ci sono poi tutta una serie di siti con alto valore archeologico-storico che attualmente non sono accessibili e che essendo piuttosto trascurati col passare del tempo finirebbero per perdere il loro valore.
L’idea è dunque di partire con dei pacchetti turistici che coinvolgano i beni artistici già visibili e successivamente grazie ai profitti che ne deriverebbero investire nell’accessibilità degli altri.
In questo modo si riuscirebbe a recuperare l’intero patrimonio artistico della zona e a valorizzarla.

Cambiare l’immagine della provincia di Rimini.
Un altro degli obiettivi che si vogliono raggiungere con questa proposta è quello di potenziare la conoscenza degli aspetti culturali ed ambientali per superare l’idea di Rimini come città solamente balneare e dello “sballo”.
La provincia di Rimini deve sicuramente il suo successo a queste due forme di turismo ma ormai non può più competere con altre località solo con il mare e le discoteche.
Questo obiettivo riuscirà a realizzarsi solo con grandi sforzi promozionali e commerciali poiché è risaputo che è piuttosto difficile cambiare l’immagine di una località; naturalmente tutto questo comporta forti investimenti sia economici che nelle risorse umane che operano sul territorio.

Destagionalizzare ed aumentare il grado di utilizzo degli impianti ricettivi.
La maggior parte degli alberghi della costa della provincia di Rimini sono stagionali; si tratta di incentivare l’apertura annuale delle strutture e venire incontro agli albergatori che durante la bassa stagione decidono di tenere aperto (per fiere e congressi) ma che spesso non ne ricavano sufficienti profitti.
Un progetto come quello presentato in questo lavoro potrebbe nel tempo portare a livelli maggiori di occupazione delle strutture in quanto in parte porterebbe nuovi turisti (che magari in alta stagione sono venuti per il mare) ed in parte renderebbe la destinazione più appetibile per gli accompagnatori dei congressi.

Creare nuova occupazione e nuove professionalità.
Sicuramente il successo di un’iniziativa come questa porterebbe ad un rilevante aumento dell’occupazione sul territorio coinvolto a diversi livelli:
– in tutti gli esercizi commerciali coinvolti nel pacchetto turistico (alberghi, ristoranti, negozi)
– nei servizi di supporto (guide, accompagantrici, interpreti, allestitori, animatori, compagnie di autobus, artisti)
– nella struttura che dovrebbe organizzare e gestire il pacchetto turistico
– indotto (operai dei cantieri di ristrutturazione, gestori di parcheggi, etc.)


4. IL PRODOTTO
Alle spalle della riviera romagnola, partendo dalla stessa Rimini e risalendo lungo i corsi del fiume Marecchia e del fiume Conca, c’è un entroterra da visitare, da scoprire e da conoscere: un entroterra ricco di storia, di tradizioni, di antichi borghi e di castelli, di pievi e monasteri.
Spesso ignoto alla stragrande maggioranza dei turisti, siano essi balneari, che congressuali, fieristici, o di semplice passaggio (scuole e gruppi sociali), l’entroterra potrebbe diventare meta di quel segmento di turismo, in continua crescita, interessato ai luoghi “minori”, alle peculiarità culturali e ambientali, alla scoperta delle antiche tradizioni che spaziano dalla cucina tipica alle feste popolari, dai prodotti locali dell’agricoltura a quelli dell’artigianato.
Sino ad oggi gli strumenti forniti per la scoperta e la conoscenza del ricco patrimonio dell’entroterra riminese non sono stati molti, la maggior parte dei quali limitati a semplici guide, pieghevoli e quaderni ( si dice all’interno di un organico “Progetto di valorizzazione e promozione dell’entroterra”) per consentire al turista curioso di costruirsi “personali” e suggestivi itinerari.
Tenendo conto della mancanza di offerta di tal genere, stante gli obiettivi prefissati, ossia valorizzare il territorio, creare nuova occupazione sia diretta che indiretta (mediante un possibile indotto generato), destagionalizzare ed aumentare l’utilizzo delle strutture ricettive, abbiamo pensato, magari con un pizzico di ambizione, alla realizzazione di due iniziative turistiche consistenti in:
– tre itinerari organizzati;
– un pacchetto turistico.
Coscienti della non sostituibilità del prodotto tipico riminese, quello balneare, maturo ma non ancora “obsoleto (il suo ciclo di vita ha oltrepassato la fase della maturità, qualcuno afferma che è nella fase del declino), ma desiderosi di contribuire in qualche modo ad innovare il modello turistico riminese, sviluppando al contempo un’immagine diversa da quella dominante, si è tentato di aggiungere una nuova tipologia di turismo quello “culturale” nella pluralità di “turismi” che caratterizzano la matrice del prodotto turistico riminese. Consapevoli che un prodotto culturale/ambientale per affermarsi abbisogna di considerevoli interventi e tempi medio-lunghi, il prodotto già esistente insieme alle due iniziative potrebbe essere pensato come fattore di eterogeneità nella filiera dei singoli turismi, ovvero nel balneare, nel congressuale, nel fieristico e nel sociale, e quindi, considerato come loro complementare.
Tuttavia poichè i modelli di sviluppo sono dinamici è bene inserire tale valore in un quadro e in una strategia di intervento ampia di medio-lungo termine per non dare soluzioni che vivano malamente il tempo di una sola stagione. Per far ciò occorre fare un’analisi delle risorse territoriali ed una volta accertata la loro esistenza intervenire.


4.1 LE RISORSE
La cultura può essere un’apprezzabile risorsa turistica a patto che venga considerata tale, non solo dalle istituzioni e dalle agenzie pubbliche e private, ma, anche e soprattutto dagli imprenditori turistici locali. Il patrimonio culturale del territorio (beni ed eventi) deve essere visto come un ricco giacimento da utilizzare. La precondizione, però, è che si creda nel valore anche economico della cultura, e quindi, nel valore stesso della città e del territorio. Questa strada che arricchirebbe l’offerta avrebbe costi sostenibili e potrebbe dare, se ben strutturata ed organizzata, risultati positivi sia nell’economia sia nella promozione del territorio stesso.
La realtà economica riminese è caratterizzata dalla coesistenza separata di due tipologie di economie: attività tipiche, come l’agricoltura, l’artigianato e l’industria nell’entroterra (potrebbe essere considerata tale anche la pesca valliva); quasi esclusivamente attività turistiche sulla costa (con i rischi che la monocoltura comporta).
Una strategia di pianificazione che miri ad uno sviluppo del turismo in sintonia con lo sviluppo globale di un territorio non può limitarsi a prendere in considerazione le sole referenze turistiche ed il mercato potenziale, ma deve tener conto anche della sua storia, della sua cultura e delle sue tradizioni. Riteniamo, quindi, che una politica di sviluppo turistico dovrebbe armonizzarsi con la specificità e la complessità dell’area sulla quale si va ad inserire.
Quali sono le risorse del territorio riminese? Queste possono essere così indicate:
Beni connessi ad un patrimonio storico, culturale ed artistico: centri storici e borghi, rocche e castelli fortificati, monasteri e pievi, palazzi e monumenti, musei ed opere d’arte, artigianato e cucina locale;
Beni connessi alla natura e all’ambiente: mare, fiumi, colline, flora, fauna e qualità dell’aria;
Beni connessi all’urbanizzazione: alberghi, centri residenziali, ristoranti, centri commerciali, facile accessibilità, servizi pubblici di trasporto, sanitari, culturali e sportivi.
Risorse umane: imprenditoria diffusa nell’arte dell’ospitalità.


4.2 GLI ITINERARI
Accertata la reale esistenza di risorse ed analizzato il prodotto, quello culturale, riteniamo che uno dei punti di debolezza in questione sia proprio la mancanza di circuiti ed itinerari organizzati da un lato, associati anche ad eventuali pacchetti, e l’inesistenza di collaborazione e di coordinazione fra i vari Comuni interessati, dall’altro.
La nostra offerta tralascia itinerari secondo epoche storiche ed i percorsi a tema, che farebbero girovagare disordinatamente, anche se personalmente, il turista su tutto il territorio (Itinerari Malatestiani, la civiltà Villanoviana, Alta Valmarecchia, Rocche e Borghi, i Luoghi dell’Anima, I Fossili e L’archeologia, etc.) per una fruizione più semplice e completa dell’entroterra, alla scoperta di tutto ciò che di culturale, tradizionale ed ambientale esiste sul territorio.
Gli itinerari proposti sono tre:
– Val Marecchia;
– Val Conca;
– Comprensorio di Rimini e San Marino.
Di seguito sono riportati i percorsi in ordine di fruizione con partenza al mattino da Rimini e rientro in prima serata. La successione dei centri da visitare non è casuale, ma tiene conto della viabilità ideale e della volontà di lasciare a fine itinerario un ricordo degno di memoria, come San Leo e Gradara.

4.2.1 ITINERARIO VAL MARECCHIA
Santarcangelo – Montebello – Verucchio – San Leo
Poche righe non bastano per descrivere completamente questa valle ricca di patrimoni naturali e culturali, di monumenti e tradizioni, di piccole e grandi storie. La sua complessità è evidente nella divisione del suo territorio che vede confinare tre regioni: la Romagna nella parte bassa, le Marche nella media valle e la Toscana nella parte più alta. L’appennino, con la relativa economia ed i suoi riferimenti alla cultura toscana, rappresenta l’Alta Valvarecchia. La parte media è il cuore del Montefeltro, antica e nobilissima terra, ricca come poche altre di mirabili fortezze, di borghi e di splendite chiese. Alcuni picchi rocciosi sedi di imprendibili rocche, si hanno anche nella parte bassa, dove la pianura si allarga sino ad arrivare alla costa, terre corrispondenti all’antico dominio dei Malatesta signori di Rimini e del suo contado. La storia si snoda da una civiltà pre-etrusca ed etrusca a quella romana, dal medioevo al rinascimento, dove dal confronto-scontro tra Malatesta e Montefeltro nascono i centri storici più belli, le rocche più imponenti e le opere d’arte più prestigiose del territorio.

SANTARCANGELO è un paese speciale, forse per la sua doppia anima nobile e popolare nello stesso tempo. Sarà forse per le sue tradizioni ancora vive, i monumenti, le sue grotte, gli straordinari artigiani, le sue fiere, le tentazioni di un’ottima cucina e la sua gente che racconta storie seduta presso i vicoli antichi: resta il fatto che Santarcangelo a soli due passi dal mare offre un’atmosfera nel suo genere unica.
Le prime testimonianze certe del popolamento del Santarcangiolese risalgono alla preistoria, ben documentate da reperti trovati in loco (età del bronzo e del ferro). E’ comunque a partire dall’epoca romana che si assiste ad una colonizzazione più estesa. La presenza sul territorio di due assi viarie come la Via Emilia e la Via Aretina ha favorito ulteriormente il popolamento dell’area. Lo sviluppo del centro si ipotizza essere avvenuto in un periodo poco posteriore alla fondazione di Rimini (268 a.C.). Nel Medioevo si registra lo spostamento del centro cittadino, probabilmente a causa delle rovinose invasioni barbariche, dall’area di pianura al colle, in posizione strategica di dominio. Qui nel 1037 si ferma Federico Barbarossa. Il nuovo centro, nel XII sec., appare fortificato e dotato di strutture militari difensive. Dal XIII sec. si inserisce la signoria dei Malatesta che consolida il proprio potere con Carlo Malatesta (XIV). Sotto i signori di Rimini ha luogo una forte ripresa dell’economia, in particolar modo dell’agricoltura e del commercio. Tale benessere dà vita ad un proliferare di fiere che caratterizzeranno la vita dell’antico borgo. Dai Malatesta Santarcangelo passa, nel 1462 ai Montefeltro, poi, a Cesare Borgia, poi ai Veneziani ed infine nel 1505 al Papato. Dopo la breve pausa di dominio napoleonico (1795-1815), nel 1828 Santarcangelo ottiene dal papa Leone XII il titolo di città. Dopo l’annessione al Regno d’Italia si apre una fase storica di impoverimento causata dai due conflitti mondiali. Nel dopoguerra, si ha lo sviluppo di molteplici attività artigianali, che con l’agricoltura ed il commercio, costituiscono la base economica della moderna e fiorente Santarcangelo.
Cosa c’è da vedere
Le antiche porte del Campanone Vecchio (XII sec.) e Cervese (XIV) segnano l’ingresso nel complesso fortificato della Rocca Malatestiana. L’attuale edificio, di proprietà della famiglia Colonna, risale al 1386, quando Carlo Malatesta fece costruire la torre quadrangolare, su una precedente struttura (il fortilizio subì numerosi rimaneggiamenti per essere adattato ad abitazione). A pochi passi dalla rocca si erge il solitario Convento dei Cappuccini (1654-61).
Il colle Giove cela, nelle sue viscere, un centinaio di grotte tufacee scavate per l’appunto nel tufo e disposte su tre piani: di due strutture, semplice e complessa, per le prime è stato ipotizzato un uso utilitario (cantine, magazzini e rifugi durante la guerra) per le seconde le ipotesi sono disparate ed affascinanti. Dalle grotte si può proseguire attraverso il centro storico fatto di viuzze strette e tortuose, scalinate e balconi fioriti sino alla Piazzetta delle Monache dove si affaccia il cinquecentesco monastero delle SS. Caterina e Barbara. Lungo il cammino si incontrano bei palazzi signorili del “600 e del “700, la Pescheria (1829) e lo Sferisterio (area destinata al gioco del bracciale ora destinato a tornei di tamburello). Appena fuori dal centro si trova un altro interessante gioiello artistico di Santarcangelo: l’antica Pieve romanica di San Michele (VI sec.). Presso la Stamperia Marchi, celebre bottega di stampa a ruggine su stoffa, si può ammirare uno dei più antichi esempi di pressa primitiva (già in uso dai romani) rimasto al mondo, unico per dimensioni. Altro luogo da visitare per conoscere la cultura tradizionale è il Museo degli usi e Costumi della Gente di Romagna, dove è presentata la cultura folkloristica romagnola: il ciclo del grano, quello del vino, la filatura, la tessitura, i mestieri, etc.. La tradizione non è a Santarcangelo solo un ricordo. Il detto popolare “Santarcangelo terra di fiere” è ancora oggi realtà attraverso appuntamenti come la Fiera di San Michele (antica fiera degli uccelli), la Fiera di San Martino (prodotti autunnali, attrezzature agricole artigianato e antiquariato). La cultura può contare anche su momenti di incontro come la manifestazione Santarcangelo dei Teatri d’Europa (rassegna che porta negli angoli più suggestivi del centro storico, eventi ed esperienze teatrali d’Europa) ed il Festival dei Cantastorie (che fa rivivere, in occasione della fiera di San Martino, brandelli di antica saggezza popolare).

MONTEBELLO è un borgo medioevale rimasto intatto nel tempo, dove le strade le case, il silenzio ed una elegante fortezza regalano sensazioni suggestive. Chi arriva a Montebello viaggia nel tempo ed affacciandosi dalle mura del paese ci si rende conto di essere in uno degli ambienti più naturali ed affascinanti del riminese.
Cosa c’è da vedere
Il ricco patrimonio storico culturale del comune di Torriana vanta due degli angoli più suggestivi del riminese: Montebello con la sua imponente rocca e l’ameno sito di Saiano.
Il Mon Bellis (Monte della guerra) conserva, oltre all’originale abitato d’impianto medioevale, una delle più belle e meglio conservate rocche di Romagna. La parte più antica del fortilizio risale al XII sec.. Nel 1186 la Rocca fu acquistata dai Malatesta, ai quali venne sottratta verso la fine del “300 dai Montefeltro. L’anno 1438 segna la riconquista da parte della signoria riminese con Sigismondo Pandolfo Malatesta. Oggi proprietari del castello sono i Guidi di Bagno infeudati da Papa Pio II nel 1463. Oltre ai corpi di edificio di varia epoca (dal XIII al XVII sec.), all’interno della fortezza sono conservati gioielli dell’artigianato e pezzi di arredo che spaziano dal 1400 al 1700. Interessante è l’armeria ricavata da una chiese del 1000, oggi ospitante un enoteca, luogo ideale e ricco d’atmosfera per gustare i migliori prodotti della viticoltura romagnola. Il Santuario di Saiano, raggiungibile solo a piedi, sorge su uno sperone di roccia che s’innalza maesto sul greto del Marecchia. Oggi sono visibili l’antica torre cilindrica di tipo bizantino (forse del VIII sec.) ed i resti delle mura. Tra le Feste tradizionali dei nostri tempi ritroviamo la caratteristica Festa del Miele con i suoi tipici menù d’occasione e la rivendita di prodotti naturali.

VERUCCHIO fu scelta tremila anni fa come luogo ideale per vivere: gli uomini di quel tempo apprezzarono la sua posizione strategica, la fertilità delle terre e l’ampiezza di panorami che dominano la valle del Marecchia e l’intera costa. Così a Verucchio si sviluppò una civiltà straordinariamente raffinata che ha lasciato importanti testimonianze del passato, dove i Malatesta costruirono una potente fortezza contribuendo alla nascita di un ricco borgo.
Nel 1893, dalla scoperta della necropoli “del campo del tesoro” sono venuti alla luce i segni di un passato antichissimo: quello della cultura villanoviana. La Verucchio dell’epoca era governata da un’oligarchia guerriera, di chiara origine etrusca, arricchitasi grazie a fiorenti commerci. Nel VI sec. a.C. i segni villanoviani si esauriscono forse a causa della discesa delle popolazioni celtiche nel cuore dell’Italia centrale. Nella successiva epoca romana si assiste ad un trasferimento del centro cittadino verso valle per un più facile sfruttamento delle vie di comunicazioni. E’ del 994 la Pieve che sorge vicino a quello che fu l’insediamento romano, testimonianza del ruolo culturale di Verucchio anche negli anni bui dell’Evo antico. In quest’epoca il cuore della cittadina fu trasferito nuovamente, per ragioni strategiche difensive, in cima al colle. Il nome dei Malatesta entra nella storia del paese nel XII sec., dove permane, insieme a quello di tutte le terre circostanti per oltre tre secoli. Caduta la signoria dei Malatesta, nel 1503 Verucchio, dopo una breve parentesi che vede al potere i Montefeltro e Cesare Borgia, passa sotto Venezia. Dopo pochi anni lo Stato Pontificio se ne appropria fino alla costituzione del Regno d’Italia. La seconda guerra mondiale ha lasciato segni di pesante distruzione. Verucchio fu utilizzata come torre di controllo. Il dopoguerra ha portato la ricostruzione dell’insediamento abitativo sotto i piedi dell’antico borgo lasciandone intatto il suo fascino ed il suo mistero.
Cosa c’è da vedere
Il cuore del paese è la Piazza Malatesta su cui si affaccia l’ottocentesco Palazzo Ripa, oggi sede del Municipio. Imponente sulla cima si staglia la Rocca del Sasso, la più antica delle due fortezze che nel passato caratterizzavano il centro. L’uso combinato di strutture architettoniche militari tipiche di epoche diverse, è mostrato in forma chiara dall’intervento continuo nei secoli (da segnalare fra tutti quello di Sigismondo Pandolfo Malatesta 1442-49). Degni di nota sono i torrette, pregevolissimi esempi di architettura difensiva del “400, il torrione, dove nel “700 è stato installato un orologio a doppia campana, le fondamenta e gli interni. L’ex Convento dei Padri di Sant’Agostino è sede del Museo Archeologico della Civiltà Villanoviana, all’interno del quale ha sede la Chiesa di Sant’Agostino con i suoi importanti dipinti. Si segnalano, inserite sull’impianto esteso dell’antico borgo medioevale, tra scorci suggestivi, piccole scalinate e colorate chiese, la Collegiata (nel cui interno sono conservate numerevoli opere d’arte come il pregevole crocifisso su legno di scuola riminese del “300), la Chiesa di Santa Chiara ed il seicentesco Convento delle Clarisse. Il panorama monumentale include la Pieve del X sec. e l’antico Convento dei Frati minori fondato da S. Francesco nel 1215. Una curiosità è data dall’antichissimo cipresso che la tradizione vuole sia stato piantato proprio dal frate. Il fascino del passato continua a rivivere con la Parata d’Agosto, rievocazione a tema dei fasti e dei miti medioevali. Anche la natura regala un prezioso dono ovvero le Fonti di S. Francesco , molto note nei primi decenni del secolo per le acque minerali clorate, sodiche, magnesiche e solfate-calciche immerse nel verde.

SAN LEO , la vecchia Montefeltro, offre una cornice di storia e di arte tra le più belle d’Italia. Sorge su un masso aguzzo cinto da rupi strapiombanti su un paesaggio che degrada dagli Appennini al mare. Un accavallarsi di vetuste case fra una testimonianza e l’altra, un intrecciarsi di storia e leggenda, di sacro e profano, fra orride carceri e composte pievi: tutto questo è San Leo.
Altura sacra agli dei quando vi giunse il Santo Leo, nel III sec., fu da questi ritenuta luogo ideale per la diffusione del cristianesimo che da qui, infatti, si diffuse in tutto il territorio circostante. Nelle più aspre battaglie fra Goti e Bizantini, Longobardi e Franchi, San Leo vide crescere la sua fama di fortezza inespugnabile. Intorno al 1200 ha inizio qui la signoria dei conti di Montefeltro, i quali, divenuti poi duchi di Urbino, rivestirono il ruolo principale nello sviluppo della civiltà rinascimentale. Intanto la rocca si amplia e si abbellisce, soprattutto ad opera dell’architetto militare della casata Francesco di Giorgio Martini. I fasti politico-militari di San Leo terminano nel 1631 quando, estintasi la famiglia ducale di Urbino, il territorio passa allo Stato Pontificio. La rocca, cessata la sua funzione militare, viene degradata a carcere. In essa finisce i suoi giorni, tra gli altri, Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come Conte di Cagliostro. Oggi la rocca ripulita dalle sovrastrutture ottocentesche che ne alteravano le eleganti linee rinascimentali, è tornata al suo splendore architettonico che ne fa una delle più celebrate testimonianze di arte militare. Il panorama è tra i più esaltanti dell’aerea, scorre dal monte Fumaiolo al mare Adriatico in un paesaggio di boschi, calandri, rocche, borghi e case rurali.
Cosa c’è da vedere
Nel tessuto urbano del centro storico di impronta seicentesca, oltre alla già descritta Fortezza, emerge un complesso monumentale di carattere religioso, unico nel suo genere, che fanno di San Leo una vera “Città d’Arte”. Iscrizioni marmoree e stemmi gentilizi fregiano i palazzotti cinque-seicenteschi che si affacciano sulla piazza, salotto della cittadina, dove si colgono tutte le voci e gli odori di un’ottima cucina locale. Oltre alla Fontana, la Pieve, il Duomo, la Torre campanaria ed il Convento di Sant’Igne svolgono tutto il ciclo del romanico.
La Pieve è il più antico monumento religioso dell’intero territorio del Montefeltro e costituisce la prima testimonianza materiale della cristianizzazione di questa zona dell’entroterra. Alto come su un podio, saldamente ancorato alla roccia che lo sostiene, il Duomo, ovvero la cattedrale di San Leone, si erge su una protuberanza del masso leontino, il luogo consacrato sin dall’epoca preistorica alla divinità. E’ certamente il più alto esempio d’architettura medioevale conservato nel Montefeltro e costituisce una delle più singolari ed importanti costruzioni romaniche dell’Italia centrale.

4.2.2 ITINERARIO VAL CONCA
Montefiore – Montegridolfo – Mondaino – Saludecio – Gradara – Onferno
Se la valle del Marecchia ha come tratto paesaggistico principale gli speroni di roccia su cui sorgono i paesi antichi, la Valle del Conca ha la sua caratteristica più significativa nelle splendite colline. Sono colline morbide solo qualche volta segnato dalle fenditure di calanchi che rendono ancora più vario e sorprendente il territorio. In Valconca i castelli e i borghi non si arrampicano sulle rocce ma nascono sulle sommità dei promontori più panoramici, dove era più facile difendere le mura paesane ma anche controllare i campi. Percorrendo la strada principale che segue il corso del fiume, si attraversano terre diverse per natura e storia. La parte più alta, in territorio marchiggiano, ha nel paesaggio, nell’economia e nella cultura i caratteri tipici dell’appennino. Scendendo, dominanano la vallata le alte colline che videro le continue battaglie di confine tra gli eserciti dei Montefeltro, duchi di Urbino, e dei Malatesta, signori di Rimini. Rocche, torri, borghi fortificati ed antiche chiese sono testimoni di un periodo storico, quello tra il Medioevo ed il Rinascimento, che ha segnato profondamente l’identità della Valconca, determinando i suoi confini, i dialetti e le tradizioni. Verso la pianura i paesi si dispongono sui promontori più elevati dai quali si domina il mare. E’ in questo territorio che la valle riserva notevoli sorprese: centri storici ricchi di monumenti, paesi vivi d’arte, di feste e di cultura.

MONTEFIORE si intravede da molto lontano, su uno dei colli più alti della Valconca, grazie all’imponente rocca che su di esso si erge. E’ uno dei più importanti paesi delle terre malatestiane. Dall’alto borgo si domina tutta la costa e tra le sue mura, nelle chiese e nei vicoli si incontrano opere d’arte preziose e si scopre il tradizionale mestiere dei vasai. La campagna circostante con gli ulivi e le querce invita a lunghe passeggiate per antichi sentieri dove ancora oggi si respira la storia che ha avuto luoghi protagonisti proprio quelli di Montefiore. Per molto tempo, infatti, questo è stato uno dei centri medioevali più importanti del Riminese, nonostante la sua fondazione si debba far risalire ad epoca molto antecedente, come dimostrano peraltro i reperti preistorici e le tombe di età protostorica (età del ferro), nonchè i resti romani datati V secolo a.C. Nel primo Medioevo Montefiore è sottoposto alla giurisdizione di Rimini. Con l’avvento della dinastia dei Malatesta il paese vive il massimo splendore ed è in questo periodo (la metà del 1300 circa) che viene costruita una delle più grandi e inespugnabili fortezze, residenza di rappresentanza e baluardo militare fondamentale per il controllo dei confini con il Montefeltro. A partire dal 1432 il borgo si sviluppò dotandosi di istituzioni civili e religiose. Alla dinastia dei Malatesta seguirono quelle dei Guidi di Bagno, dei Borgia e della Repubblica di Venezia. Dopo il 1530 il castello passò sotto lo Stato della Chiesa. Dagli inizi del secolo fino agli anni “60 il numero degli abitanti cala sensibilmente e solo negli ultimi tempi si registra una nuova crescita cui fa seguito una ripresa delle attività turistiche.
Cosa c’è da vedere
Appena giunti nel paese si nota l’arco di ingresso al borgo fortificato detto Porta Curina (XIV sec.). Salendo verso la rocca si incontra la Chiesa di San Paolo, di architettura gotica, all’interno della quale si può ammirare un pregiato crocefisso dipinto su tavola della scuola riminese del “300. Sulla via c’è la Bottega del Vasaio, l’antico laboratorio artigiano della famiglia Franchetti. Salendo ancora si arriva alla Rocca tipica per le geometrie e l’imponenza dell’edificio. La sua costruzione è datata nell’anno 1340 ad opera di Galeotto Malatesta. Vi hanno soggiornato il Re d’Ungheria Luigi il Grande, L’Imperatore Sigismondo di Boemia ed i Papi Gregorio XII e Giulio II. Nel cortile si può apprezzare un pozzo decorato della fine del “300. Ai piani superiori ci sono sale con volta a crocera dove sono esposti importantissimi affreschi di Jacopo Avanzi esempi rari di pittura laica. Oltre alla sala dell’Imperatore emozionante è la sommità della rocca, dalla cui terrazza si gode un panorama speciale che spazia da monti e valli a tutta la riviera romagnola. Altro luogo degno di nota, oltre all’attenzione che merita la conservazione dell’ambiente, è il Santuario della Madonna di Bonora uno dei più antichi e famosi del riminese. La Sagra della Castagna, tenuta tutte le Domeniche di ottobre, ed Una Stagione per le Arti, che si svolge nel mese di luglio, sono gli eventi più tipici del posto.

MONTEGRIDOLFO sorge al confine tra Romagna e Marche, immerso in un paesaggio gradevole fatto di colline che declinano verso la pianura. La restaurazione degli edifici e la struttura urbanistica del paese lo rendono un luogo ideale per il turismo ed il relax.
Riguardo l’origine del borgo poco si conosce anche se è certo il precedente toponimo Monte Lauro. L’attuale denominazione Montegridolfo risale al XIII sec. e deve il suo appellativo alla famiglia riminese, di parte guelfa, dei Gridolfi che qui si stabilì all’epoca degli scontri con i ghibellini. Nel 1233 Montegridolfo si allea con Rimini nella guerra contro Urbino e tale legame si consolida con l’ascesa al potere dei Malatesta che contribuirono all’ampliamento ed al mantenimento del possente castello. La posizione strategica di Montegridolfo è causa di aspre lotte e continue distruzioni. Nel 1455 il castello passa ai Montefeltro, e pochi anni dopo, torna ai Malatesta. Seguono le dominazioni di Cesare Borgia, di Venezia ed infine dello Stato della Chiesa.


Cosa c’è da vedere
I recenti restauri ne hanno fatto uno dei borghi medioevali “meglio” conservati di queste terre. Il castello Malatestiano (XIV sec.),oggi sede del Municipio, ha conservato intatto il suo aspetto originario. Da notare sono la rampa del cassero e l’elegante porta ad arco. Al centro del borgo si trova la trecentesca Chiesa di San Rocco, antica cappella del castello, all’interno della quale si trovano dei dipinti sovrapposti il più antico attribuito alla scuola giottesca. Poco distante dal centro sorge un’altro luogo sacro dove è conservato un affresco della scuola riminese del “300: la Chiesa di San Marco. Il culto della Vergine ha origini antichissime a Montegridolfo e trova inoltre espressione nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie costruito nel “700 in ricordo di due miracolose apparizioni.

MONDAINO è un paese che riserva molte sorprese quali la piazza circolare, la rocca da cui si gode il panorama di monti e mare ed i camminamenti sotterranei su cui si raccontano mille leggende. I vicoli, i palazzi nobiliari, un museo di fossili di animali preistorici, un florido parco botanico e le feste cittadine lo rendono uno dei luoghi più interessanti come meta turistica. Il nome si deve forse ai daini presenti un tempo nei boschi circostanti. Presunti fondatori furono gli etruschi. L’età romana portò ad una suddivisione del territorio in vari centri abitati e produttivi. Le successive epoche videro Mondaino protagonista dei principali eventi storici. Alla dominazione longobarda segue, nel 1289, l’alleanza con i Malatesta che favorì l’ascesa al potere di Rimini. Durante il medioevo forte sviluppo ebbe l’economia grazie al commercio di sale minerale, cosa che favorì il sorgere di botteghe artigianali e la nascita di una fitta rete di scambi commerciali. Mondaino è ricordato, nelle cronache del “300 e “400, come il Paese dei Patti per il numero di alleanze che ivi si firmarono.

SALUDECIO, risalito il primo tratto della Valconca, si distingue chiaramente per i suoi campanili, le torri e le mura. Nel paese si entra da un’antica porta che guarda verso il mare e subito colpisce l’armonia della piazza, delle vie nobili, dei vicoli, nonchè l’eleganza dei palazzi e della chiesa. Incerta è l’origine dell’abitato anche se il primo documento è datato 1040. Il paese fu al centro di aspre lotte e contese tra i Malatesta e i Montefeltro che si alternarono al potere prima di cederlo, in successione a Cesare Borgia, ai Della Rovere, ai Veneziani ed infine allo stato Pontificio. Per lungo tempo il borgo fu considerato la capitale della Valconca nonchè importante centro culturale. Nel “800 si ebbe un grande sviluppo urbano ed alla restaurazione dell’antico centro medioevale fu affiancata la costruzione di edifici e servizi pubblici. La Saludecio di oggi è uno tra i principali centri agricoli dell’area riminese e ben sviluppati sono anche l’artigianato, la piccola industria manifatturiera ed il turismo.
Cosa c’è da vedere
L’ambiente incontaminato è stato di impulso per lo sviluppo, negli anni “80, di un’interessante progetto naturista: “Saludecio centro di piante officinali e studi erboristici”. A tal fine è stato allestito un erbario permanente ed un orto giardino caratterizzati dalla presenza di cento erbe dette erbe di Gaetano. Appuntamento da non perdere è Salus Erbe (intorno al 25 aprile) dove hanno sede convegni, tavole rotonde, mostre, angoli gastronomici, mercatini tutti dedicati all’erboristeria, all’agricoltura biologica alla medicina naturale ed all’ambiente. Sullo stesso tema nel periodo estivo, ogni Sabato sera, hanno luogo dei mercatini che con i loro prodotti colorano e profumano il centro del paese. Altra grande occasione di incontri è l’appuntamento con Ottocento Festival (prima settimana di agosto), dove musica, teatro, mostre e mercatini fanno rivivere l’attmosfera spensierata delle operette dell’ottocento. Ma la visita non è solo legata a questi particolari momenti dell’anno. Al paese si accede attraverso la Porto Marina inserita nel maschio della cinta muraria. Sul lato opposto sorge la Porta Montanara (XIV sec.) che segna il limite del borgo medioevale. Del periodo comunale è la Torre Civica con l’antico stemma in pietra della città. Antichi palazzi nobiliari sono stati lasciati dal rinascimento. Esempi ne sono il Palazzo Albini (XVI sec.) ex Della Rovere, con il suo cortile a colonnato, ed il Palazzo Riminucci con la scalinata a doppia rampa. Degno di nota è il Museo di Arte Sacra situato presso il settecentesco Santuario del beato Amato Ronconi, nonchè Chiesa Parricchiale di San Biagio. In tale museo vi si trovano tutti i suppellettili ed arredi donati dai fedeli, nel corso dei secoli, al Beato e custodito in un urna di cristallo, il suo corpo intatto. Accanto al Santuario, nella piazza antistante, vi è la piccola e curiosa Cappella dell’Olmo del Beato. La tradizione fa risalire ad un miracolo del Ronconi il secolare albero che vi si conserva (si narra che il Beato infisse il suo bastone da passeggio nel terreno e, come per incanto, questo si trasformo in un rigoglioso albero).

GRADARA sorge a cavallo tra Marche e Romagna ed è meta di turisti, studiosi e sognatori. A tutti piace rievocare il tempo antico nell’elegante cortile e nelle austere sale che ricordano potenti corti medioevali quali quelle dei Malatesta, degli Sforza, dei Della Rovere. La costruzione di questo monumentale castello ebbe inizio intorno alla metà del XII secolo ad opera dei fratelli Pietro e Ridolfo Grifo. Seguirono diverse occupazioni fino a che non si impose Giovanni Malatesta, il quale iniziò la costruzione della maestosa Rocca. Pandolfo, figlio minore, ne portò a termine la costruzione. Fra le due mura di cinta è raccolto oggi il paese di Gradara. Nella seconda metà del XIII sec. si rivela e lascia il ricordo più bruciante, la passione di Paolo e Francesca, immortalata da Dante nella Divina Commedia, e di cui Gradara ne custodisce gelosamente il segreto e lo spirito. Sigismondo Malatesta fu Signore di Gradara dal 1444 e nel 1446 sostenne una dura lotta contro Francesco Sforza che ne uscì sconfitto. Ma nel 1463 un nuovo assedio, da parte dei Montefeltro e degli Sforza, cinse Gradara che capitolò. Inizia così il periodo di signoria degli Sforza e fu proprio uno di loro, Giovanni sforza, che la restaurò e migliorò anche nella prospettiva di una futura residenza con la moglie Lucrezia Borgia. Dopo la morte di Giovanni, Papa Giulio II della Rovere, concesse Gradara al nipote Francesco Maria. I Della Rovere regnarono qui per circa un secolo e mezzo. Nella seconda metà del “600 la rocca tornò al Papato. Nell’800 i francesi devastarono il castello che, con la fine del potere temporale del Papa, divenne proprietà comunale. Nel 1920 il castello fu acquistato dall’ing. Umberto Zanvettori a cui si deve la sua rinascita.
Cosa c’è da vedere
Il Castello di Gradara con la sua imponenza e la sua bellezza ammalia l’attenzione del visitatore che vi si reca. La parte che è possibile visitare è sufficiente per rendersi conto della maestosità del maniero. Si inizia la visita dal grande cortile al quale fa cornice lo spazioso loggiato cinquecentesco. Da notare la suggestiva proporzione della costruzione, come interessanti sono la pavimentazione in ciotoli, il ponte levatoio, lo scalone d’onore dal grande portale, gli eleganti capitelli ed il pozzo in marmo del XIII sec.. Si passa a visitare, in un ambiente tetro, la prigione che serviva anche da camera di tortura. Salendo al piano superiore attraverso una ingegnosa scala di legno si giunge alla sala di giustizia. Da notare un bellissimo alto rilievo in legno di scuola tedesca che raffigura la giustizia. In questa sala vi è un trabocchetto denominato “pozzo a rasoi” dove venivano precipitati in maniera sbrigativa i personaggi indesiderati. Si passa poi alla camera di Francesca che ricorda la morte dei due amanti divenuti leggendari nelle fantasie degli scrittori e degli artisti. L’austero arredamento dell’ambiente risale al XV e XVI secolo. Si notano un grande quadro che raffigura l’albero genealogico dei Malatesta, l’elegante soffitto a cassettoni e la leggendaria botola che porta al corpo di guardia. Si procede attraverso un passaggio sovrastante il ponte levatoio sino alla grande sala del consiglio: affresco, mobilio e scranni risalgonoal XVI sec. Interessante è il cammino con bracere e le decorazioni sul fascione del soffitto. Attraverso una bifora si vedono i camminamenti della ronda ed il sottostante paese di Gradara. Si discende di nuovo al piano inferiore per visitare il corpo di guardia ed attraverso il camminamento di ronda che fiancheggia il ponte levatoio si arriva all’ingresso principale del castello dove si conclude la visita. Gradara di notte, con le sue splendite mura illuminate, con i soui caratteristici locali gastronomici , è un vero fenomeno fedele a quanto scrisse nel 1550, Leandro Alberti: “Gradara così detto sì come Grata-Aura per essere loco molto dilettevole et da pigliar piacere”. Ed il diletto è di casa a Gradara da quando ha sede il Festival dei Giochi il “Gradara Ludens appunto: la corte Malatestiana rivive in costumi d’epoca.

ONFERNO Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura…”
chi non riconosce i primi versi della Divina Commedia! Forse, però, pochi sanno che il dantesco atrio infernale altro non è che il complesso di grotte che si snoda per 750 mt. nelle viscere dei gessi della Valconca, nel comune di Gemmano, a 40 Km da Rimini. Il nome originario era Inferno, mutato nell’attuale Onferno dal vescovo di Rimini Gualfardo, nel 1810. La prima esplorazione (1916) si deve a Lodovico Quarina il quale stilò un primo rilievo cartografico a scala dettagliata. L’origine delle grotte è dovuta all’azione erosiva di un piccolo corso d’acqua, che vi scorre ancora oggi all’interno, alimentato da due sorgenti che sgorgano nella Sala dei mammelloni (nome derivato dalle esitenti protuberanze di gesso). L’ingresso del complesso ipogeo è preceduto da una flora lussureggiante (degne di nota sono alcune specie rare); l’interno, composto da 4 grotte principali più altre minori, costituise il regno indisturbato di numerose colonie di pipistrelli.


4.2.3 ITINERARIO RIMINI E SAN MARINO
Rimini è stata fondata dai romani come colonia di diritto latino nel 268 a.C., su un abitato preesistente sorto tra i fiumi Ausa e Marecchia. Divenuta un importante nodo viario, fu elevata a Municipio ed iscritta alla tribù Aniense nel 90 a.C.. Cesare Ottaviano Augusto dedicò particolari attenzioni alla città con la monumentalizzazione dei principali ingressi al centro urbano. Nel 359 d.C. la città fu sede di un Concilio indetto dall’Imperatore Costanzo II. Durante la guerra goto-bizantina, nel IV sec., entrò a far parte della Pentopoli marittima bizantina, prima di cadere in mano ai longobardi. Dall’VIII sec. appartenne al Papato. La sua autonomia comunale fu riconosciuta nel 1157 da Federico Barbarossa e dal Papa. Fu dei Malatesta dalla fine del 200 al 1500, poi di Cesare Borgia e dei Veneziani. Nel 1509 ritornò sotto la piena giurisdizione ecclesiastica, terminata nel 1860 con un Plebiscito che sanzionò l’annessione della città e del suo territorio al Regno d’Italia.
Cosa c’è da vedere
Uno dei monumenti storici più vantato dai riminesi è il Ponte di Tiberio costruito sul fiume Marecchia per iniziativa di Augusto e portato a termine da Tiberio tra il 14 ed il 21 d.C.. Costruito con cinque fornici in pietra d’Istria, segna l’inizio della via Emilia. Altro monumento lasciato dalla storia è l’Arco d’Augusto che segna il limite sud dell’omonimo corso. Questa porta onoraria intitolata a Cesare Ottaviano Augusto è stata costruita nel 27 a.C. in pietra d’Istria per ordine del senato di Roma a sugellare il termine della via Flaminia e la fine dei suoi lavori. Altra porta degna di nota è la Porta Gervasone corredata dalle mura Malatestiane (XV sec.) che cingono tutto il borgo S. Giuliano. In una delle più note piazze della città, Piazza Cavour, è possibile ammirare numerose costruzioni storiche. Esempio ne sono il Palazzo Garampi, sede del comune, fu edificato dall’architetto Carducci nel 1562 e quindi ricostruito nel 1687 da Francesco Garampi; il Palazzo dell’Arengo eretto attorno al 1330 come residenza per il signore della città; il Monumeto a Paolo V eretto dalla cittadinanza, nel 1614, in segno di graditudine: la statua in bronzo, opera di sebastiano Sebastiani e Nicolò Cordier, durante l’invasione francese fu fatta passare per la statua di San Gaudenzio vescovoe martire, padrone della città; la Pescheria e la Fontana, costruita, nel 1747, su iniziativa comunale secondo il progetto di Giovan Francesco Buonamici, la prima, mentre già sfruttata in epoca romana ma di impianto mediovale, la seconda; il teatro Amintore Galli inagurato nel 1857 con “l’Aroldo” di Giuseppe Verdi, del quale, dopo la distruzione della guerra, non rimane che la bella facciata neoclassica con il ridotto e la soprastante “Sala Ressi”. Affiancata a piazza Cavour si trova piazza Malatesta dove si erge il Castel Sismondo o Rocca Malatestiana, fortezza costruita fra il 1437 ed il 1446 da Sigismondo Pandolfo Malatesta dal quale prende appunto il nome. Dell’edificio colpiscono specialmente la grande mole, l’aspetto poderoso e la conformazione irregolare proprio a rappresentare visivamente il simbolo del potere. Del complesso rimane solo il nucleo centrale interno essendo stati distrutti nel 1826 i baluardi ed i fossati. Adibito a carcere sino al 1967 è attualmente in fase di restauro. Dieci anni dopo aver messo mano alla costruzione del castello, Sigismondo cominciò a farsi costruire una cappella gentilizia nella chiesa in cui tutti i suoi predecessori avevano eletto a sepoltura: San Francesco. Pur decorata da Giotto all’inizio del trecento, quella chiesa era di architettura modesta e sorgeva in una zona piuttosto periferica, anche se vicina all’antica piazza del foro, il centro romano della città, ovvero l’attuale Piazza Tre Martiri. La nuova cappella ebbe una struttura semplice ed egualmente tradizionale con un grande arco gotico aperto nel fianco destro della chiesa. I lavori murari, durati più di tre anni, dovettero comportare qualche grave dissesto statico all’edificio che, verso il 1449, venne completamente trasformato. Il Tempio Malatestiano per la parte architettonica fu affidato a Matteo de’ Pasti mentre per la parte scultorea ad Agostino di Duccio (allievo di Donatello). Alla collaborazione dei due si deve il pittoresco interno dell’edificio, sostanzialmente aderente al gusto gotico della corte, all’esibizionismo del fasto e della sua cultura raffinata ed elitaria quanto profana. All’architettura dell’esterno provvide Leon Battista Alberti, che ideò verso il 1450 un rivestimento marmoreo di nuovissima concezione assolutamente indipendente dall’edificio (l’Alberti si rivolse all’antica architettura romana dalla quale trasse i suoi elementi essenziali). Purtroppo l’opera rimase incompiuta proprio in quella che doveva essere la sua parte più originale, cioè l’abside, ideata come una rotonda cupolata, che forse avrebbe risolto, o almeno composto la dissonanza stilistica oggi stridente tra esterno ed interno. All’interno si trovano alcuni famosi dipinti tra i quali quello di Piero della Francesca che costituisce per Rimini e la Romagna il primo manifesto del vero Rinascimento. Al tempio Malatestiano si lavorò sino al 1460, quando crebbe l’ostilità verso Sigismondo, valoroso condottiero quanto pessimo politico. Nel 1461 vennero le difficoltà economiche e la scomunica papale, poi la sconfitta e la riduzione dello stato (1463). Così il grande edificio rimase incompiuto per sempre.
Degni di visita sono altri luoghi anche se piccoli non minori, testimoni della storicità di Rimini. Il Museo della Città (via Tonini 1) ancora in corso di allestimento nell’edificio che fu il Collegio dei Gesuiti, costruito nel 1749 da Alfonso Torreggiani. Destinato ad accogliere le raccolte archeologiche ed artistiche della città, attualmente ospita il Lapidario romano e la Pinacoteca. Il Tempietto di Sant’Antonio situato in Piazza Tre Martiri è meta di numerosi visitatori. A forma ottagonale fu costruito nel 1518, ma riedificato quasi totalmente dopo il terremoto del 1672. Venne eretto a memoria del “Miracolo della Mula” compiuto su questa piazza per l’appunto da Sant’Antonio da Padova.
Altre chiese ed edifici possono essere di interesse ad un turista curioso, ma di un riferimento particolare sono degni gli scavi di Piazza Ferrari, con ritrovamenti romani, e la Marina Storica, quella cioè dei primi stabilimenti, della colonia e dei viali (Principe Amedeo e A. Vespucci), che ha fatto di Rimini la capitale mondiale del turismo balneare.

SAN MARINO Secondo la tradizione, l’origine della comunità sammarinese risale al 301 d.C., quando un tagliatore di pietre dalmata, di nome Marino, venuto dall’isola di Arbe in Dalmazia per i lavori del porto di Rimini, si sarebbe rifugiato sul Monte Titano per scampare alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Il primo documento storico, conservato nell’archivio di stato, risale all’ 885: esso confermerebbe l’esistenza di un monasterium intorno al quale si sarebbe poi sviluppato il primitivo nucleo dei seguaci del fondatore.
Durante i secoli XIII e XIV San Marino, che era andata estendendo il proprio territorio attraverso acquisti di terreni dai feudatari limitrofi, dovette difendere la sua autonomia dai tentativi di conquista dei Signori vicini come i vescovi del Montefeltro ed i Malatesta di Rimini: Nel 1463 San Marino, che aveva assunto già il nome di Repubblica, ottenne l’ultimo suo ingrandimento con l’acquisizione dei Castelli di Serravalle, Faetano, Montegiardino e Fiorentino. Ancora nei secoli successivi dovette difendere la sua secolare indipendenza da Cesare Borgia (1503), da Fabiano da Monte San Savignano (1543) da Leonardo Pio (1549) e dal Cardinale Alberoni (!739). La Repubblica di San Marino non ha una propria carta costituzionale scritta, ma riconosce negli Statuti, nel Diritto comune e nella consuetudine i propri riferimenti normativi: è del 1974 una “Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’ordinamento sammarinese”. La funzione di Capo dello Stato è esercitata da due Capitani Reggenti che restano in carica sei mesi e che possono essere rieletti solo dopo tre anni. L’organo legislativo e di indirizzo politico è il Consiglio Grande e Generale, composto da 60 membri scelti ogni cinque anni tra tutti i cittadini maggiorenni. Il potere esecutivo fa invece capo al Congresso di Stato, organo di Governo composto da dieci membri.
Cosa c’è da vedere
Il territorio Sammarinese si compone di nove antichi Castelli, compresa la Capitale San Marino. Questi piccoli centri sono sorti, come già si è detto, in conseguenza dei primi insediamenti urbani ed extra-urbani della popolazione. Collegati da una agevole rete stradale, in ognuno di essi c’è qualcosa da scoprire e da visitare. Soste di rara bellezza possono essere fatte in aree verdi nell’incantevole cornice delle colline appenniniche e del Montefeltro.
Ricordiamo brevemente ciò che ci ha incuriosito nella capitale. Prima di tutto la Basilica di San Marino per la ricchezza delle sue statue e dei pregevolissimi quadri: l’altare maggiore contiene l’urna con le ossa del Santo. Il Centro Storico con i suoi palazzi e le sue vie che rievocano epoche passate. La Rocca Guaita, primo fortilizio costruito nel XI sec. e restaurato nel 1500 dai maestri Comacini. Il secondo fortilizio, ovvero la Rocca Cesta, risalente al XII sec., situata sul più alto picco del monte Titano, all’interno della quale vi si trova il Museo delle Armi Antiche (armi datate dal XII sec. al XIX sec.). Degni di nota sono anche altri due musei, quali il Museo d’Arte Sacra, ospitato nella chiesa di San Francesco, ed il Museo delle Cere, che raccoglie una prestigiosa ricostruzione storica in 40 scene e 100 personaggi in ambienti e costumi d’epoca della millenaria storia della Repubblica di San Marino.
Per quanto riguarda le manifestazioni, San Marino non è seconda a nessuno. Tra gli appuntamenti si possono ricordate: il 5 febbraio, l’Anniversario della Liberazione della Repubblica e Festa di San’Agata. Si celebra la libertà riconquistata nel 1740 dopo l’occupazione del Cardinale Giulio Alberoni. Dal quel giorno Sant’Agata divenne compadrona della città; il 25 marzo l’Anniversario dell’Arengo, assemblea formata da tutti i Capi Famiglia, che nel 1906 delegò i suoi poteri al Consiglio Grande e Generale; il 1 ottobre la Cerimonia dei Capi Reggenti. Essa prevede una sfilata per le vie cittadine di un corteo composto dalle massime Autorità accompagnate in splendite divise dal Corpo Diplomatico, da quello Consolare e da quello Militare; il 3 settembre la Festa di San Marino e della fondazione della Repubblica. La giornata è un susseguirsi di cortei in costumi storici, spettacoli e fuochi d’artificio; infine si ha la gara dei Balestrieri Sammarinesi: Il Palio delle Balestre Grandi, viene celebrato secondo gli antichi Statuti del “600, il 3 settembre di ogni anno. I Balestrieri vestono meravigliosi costumi rinascimentali e danno luogo, nella Cava a loro dedicata, ad un’appassionante gara. Il pubblico viene intrattenuto anche dagli Sbandieratori di San Marino che si esibiscono con rara maestria.
4.3 PACCHETTO TIPO
Prima di passare ad una descrizione del pacchetto e su come si è arrivati a definirlo, è opportuno fare delle considerazioni riguardo le due formule offerte.
Dati gli obiettivi da raggiungere e fatte le opportune considerazioni sul duplice ruolo che il turismo culturale può avere, ovvero prodotto culturale da un lato e fattore di eterogenità dall’altro, si sostiene che le due iniziative sono da considerarsi tra loro complementari e non alternative. Il carattere di questa complementarità è dovuta principalmente al fattore stagionale. L’offerta, infatti, nasce come escursione secondo i percorsi organizzati nell’alta stagione, mentre come pacchetto turistico nella bassa stagione.
Le ragioni di questa scelta si ritrovano nel fatto che l’estate gli albergatori, forti del pienone balneare, non sono disposti ad offerte incoraggianti per lo sviluppo di questo settore.
I percorsi organizzati, offerti quindi nella stagione estiva, possono essere visti come un servizio in più che Rimini riesce a fornire ai già presenti turisti: una percentuale di questi, anche se minima potrebbe essere sensibile al culturale e quindi invogliata ad acquistare il prodotto (si pensi, anche, alle giornate nuvolose in cui la permanenza in spiaggia non è piacevolissima). Visto la regressione del trend balneare e con un po’ di ottimismo, l’acquisto potrebbe essere pensato anche come un “contributo” in giorni di presenza se una percentuale minima di turisti fosse disposta a prolungare, anche di un giorno, la loro permanenza per usufruire della proposta (queste teorie, però, dovrebbero essere supportate da un’analisi della domanda).
Fatta, quindi, un’opportuna premessa, passiamo ad una descrizione dell’ articolazione dei percorsi organizzati e del pacchetto turistico.

Itinerari organizzati
- Periodo di offerta: 15 giugno/15 settembre -
– Itinerari: Valmarecchia, Valconca, Rimini/San Marino;
– partenza al mattino con pulman G.T. da Rimini;
– guida/hostess: durante tutto il tragitto si è accompagnati da una guida che commenta il percorso e che funge anche da hostess;
– entrata con giuda nei rispetivi musei, rocche e castelli;
– ristorazione in locali tipici con cucina tradizionale romagnola e ricette d’epoca (la scelta è stata fatta seguendo il filo logico del prodotto che si vuolo offrire, quindi, ristoranti di “adeguato” livello in sintonia con ciò che si usufruisce);
– partecipazione ad eventi organizzati o già esistenti nei posti visitati;
– rientro in serata a Rimini (alle ore 20 circa);
– possibilità di escursioni notturne;
– acquisto singolo con formula tutto compreso, o acquisto di pachetto da tre percorsi, con eventuale % di sconto, presso uffici accoglienza turistica, agenzie viaggi ed alberghi convenzionati (sensibili al tema culturale);
– fase iniziale: offerta giornaliera di un singolo percorso al giorno; a regime, se supportati da una grossa richiesta, più percorsi al giorno.
Il pacchetto turistico è stato pensato, come più volte si è ricordato, per il raggiungimento di una serie di obiettivi, quali: valorizzazione del territorio e delle sue risorse culturali ed ambientali, destagionalizzare, creare nuova occupazione e generare effetti indiretti come l’indotto. Più volte specificata è stata anche la tipologia di turista al quale è rivolto, ovvero: individui sensibili al culturale, accompagnatori congressuali e fieristici (si possono considerare anche le fieri bolognesi, visto che per mancanza di ricettività molte persone sono “costrette” ad alloggiare proprio presso strutture riminesi), Cral, scuole, turismo sociale, etc. La sua costruzione, quindi, è stata realizzata tenendo conto di questi due aspetti: obiettivi e utilizzatori.

Pacchetto turistico
- Periodo di offerta 15 marzo/15 giugno – 15 settembre 15 novembre –
– Tre pernottamenti in albergo con formula bed & breakfast (gli alberghi sono di categoria media-superiore e sensibili alla tipologia di prodotto offerta sia per “struttura” sia per capacità di promozione del prodotto stesso);
– escursioni organizzate secondo i percorsi gia descritti in precedenza.


4. 4 PROMOZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE
In questo lavoro ci siamo occupati di verificare ed analizzare l’offerta turistica culturale riminese, avanzando delle proposte di progetto che potrebbero tramutarsi in concrete applicazioni operative. Per quanto riguarda la promozione e la commercializzazione crediamo sia più opportuno parlare di idee delle possibili forme piuttosto che di vere e proprie procedure: una vera e definitiva applicazione necessiterebbe di essere confrontata con l’analisi della domanda che definirebbe l’esistenza o meno di un numero conveniente di potenziali fruitori del prodotto e delle loro caratteristiche (cluster).
In attesa di un futuro lavoro che si dovrebbe interessare appunto dell’analisi della domanda, possiamo solo elencare le idee di promozione, alcune provocatorie altre un pò bizzarre, nate nella continua elaborazione di questo progetto. Queste potrebbero essere:
– Brochure;
– Mailing mirata ai potenziali turisti;
– Articoli e spazi insersionistici su giornali quotidiani e specializzati (buon eco si è avuto sull’opinione pubblica con gli articoli pubblicati in occasione del convegno “un turismo da inventare” del 2.02.1997);
– Materiale pubblicitario e grafico (cartelloni, poster, depliant, locandine);
– Partecipazione a programmi televisivi come: linea verde, linea blu, sereno variabile, Bell’Italia;
– Eventi: sfilate di moda, tipo “moda sotto le stelle”, organizzata presso rocche o pievi; spettacoli teatrali che vedono come protagonisti testimonial d’eccezione, tipo: “Il giullare di corte” con Dario Fo, o una lectura Dantis con Vittorio Gasma o Roberto Benigni magari presso Gradara o presso le grotte di Onferno;
– sito internet con pagina WEB;
– Concorso di idee;
– Concorso viaggio premio: collegato a trasmissioni televisive, radifoniche ed alla vendita di prodotti;
– Viaggio formula soddisfatti o rimborsati: si potrebbe sfruttare positivamente il rapporto tra offerta ed aspettative (valore percepito = Caratteristiche percepite/ prezzo); unico problema, però, sarebbe la necessaria istituzione di un organo super partes che riesca a stabilire i parametri oggettivi di una soddisfazione da viaggio (compito assai difficile).

Commercializzazione
Chi ha detto che il Medioevo non si vende? E’possibile, invece, che non si è capaci a venderlo? E’ vero l’Italia è piena di Medioevale, ma non dimentichiamo che è anche pieno di mare molto più bello e migliore di quello della Riviera. Allora, perchè non possono valere anche per i beni culturali/ambientali i discorsi validi per il balneare tanto osannati da tutti sull’imprenditorialità turistica dei riminesi, sulla loro ospitalità e sulla loro bravura nel saper cogliere le occasioni al volo? Le loro strutture non potrebbero determinarsi vincenti anche per il turismo culturale? Nessuno vuol paragonare l’entroterra riminese alle più grandi città d’arte italiane, uniche al mondo. Ma perchè tralasciare gli aspetti dell’eterogenità e dell’unicità del suo territorio che fanno della nostra nazione proprio il più il “bel Paese” al mondo? Credo, quindi, che per essere competitivi e vincenti bisognerebbe utilizzare tutte le risorse locali a disposizione, valorizzandole e facendole divenire uno dei fattori di offerta del proprio prodotto turistico: ogni singola risorsa, se utilizzata a dovere, può, se non generare, contribuire a completare l’offerta turistica.
Per quel che riguarda la vendita, crediamo che questa possa aver luogo presso le agenzie di viaggio, presso gli alberghi convenzionati o anche attraverso l’istituzione di una agenzia con sede presso gli ex IAT.
Infine, si ritiene che anche la fissazione del prezzo di vendita debba essere successiva ad un’analisi della domanda. In tal modo si può verificare la vendibilità delle proposte ed, in caso affermativo, la propensione alla spesa del turista tipo.

A chi viene offerto
– Accompagnatori e congressisti;
– accompagnatori e partecipanti alle fiere;
– scuole e corpo docente;
– Cral;
– circoli sociali;
– associazioni varie.
Sfruttando il positivo rapporto costo/pensione dei periodi morti ed il trend favorevole della fruizione dei beni culturali/ambientali, si potrà forse in futuro contare anche su un bacino di utenza di chi ad una Domenica senza calcio (le partite si giocheranno il sabato) preferirà un week end di bellezze culturali ed ambientali.


5 ASPETTI GESTIONALI
La costruzione degli itinerari e del pacchetto è stata approntata attraverso un’indagine telefonica che ha interessato le singole voci di costo. Il preventivo del costo medio del pacchetto si è ottenuto aggiungendo al preventivo del costo medio dei singoli itinerari la voce alberghi. Per questo motivo analizziamo solo il prospetto degli itinerari salvo aggiungere un commento finale per il pacchetto.
La composizione dei costi di ogni percorso vede come voci: autobus, ristorante, guida ed ingressi nei relativi musei e rocche.
Il sondaggio è stato fatto contattando sei aziende di trasporti del comprensorio di Rimini; quattro ristoranti tipici per ogni itinerario (sono stati scelti accuratamente locali che richiamano il tema trattato in modo da ottenere un positivo effetto emozionale); due agenzie di guide turistiche; tutti i musei e castelli dove è previsto un biglietto d’ingresso. I dati dei valori ottenuti sono riportati nella pagina seguente:












Alberghi
4 stelle
3 stelle
2 stelle
Bed and breakfast
50.000
40.000
30.000
Autobus (max 150 km)
Località
Telefono
Prezzo
Salvadori-Intermar
Cattolica
0541-951746
600.000
Boldrini di Boldrini
Rimini
0541-380300
600.000
Bonelli Bus
Rimini
0541-372432
650.000
Busters Autolinee
Rimini
0541-970502
560.000
Ferrovie Padane
Rimini
0541-54617
500.000
Tram trasporti riminesi
Rimini
0541-390444
400.000
Ristoranti
Località
Telefono
Prezzo
Il Castello
Gradara
0541-964125
25.000
La Botte
Gradara
0541-964404
28.000
Agriturismo fattoria Elbi
Saludecio
0541-987847
35.000
Santuario Uccelli
Saludecio
0541-989905
30.000
La Corte
San Leo
0541-916328
25.000
Castello
San Leo
0541-916214
28.000
Mastin Vecchio
Verucchio
0541-670084
35.000
Alla Rocca
Verucchio
0541-679850
45.000
Il Lurido Tonino
Rimini
0541-24834
50.000
Osteria Grotta Rossa
Rimini
0541-751707
25.000
Montana
San Marino
0549-992709
22.000
Guide
Località
Telefono
Prezzo
Link up guida
Rimini
0541-791088
5.500 per px
Link up hostess
Rimini
0541-355111
200.000
Entrata Musei
Località
Telefono
Prezzo
Museo della città – Pinacoteca
Rimini
0541-21482
6.000
Museo delle armi antiche e torri
San Marino
0549-882412
8.000
Rocca Malatestiana
Mondaino
0541-981674
2.000
Museo Paleontologico
Mondaino
" "
2.000
Museo Arte Sacra
Saludecio
0541-289100
gratuito
Castello Malatestiano
Gradara
0541-964181
8.000
Grotte di Onferno
Onferno
0541-984694
5.000
Rocca di Montefiore
Montefiore
0541-980035
4.000
Rocca Malatestiana
Santarcangelo
0541-624270
5.000
Grotte Tufacee
Santarcangelo
" "
-
Museo usi e costumi di Romagna
Santarcangelo
0541-624703
5.000
Castello di Montebello
Montebello
0541-675436
7.000
Rocca del Sasso
Verucchio
0541-670222
5.000
Museo Villanoviano
Verucchio
-
-
Rocca di San Leo
San Leo
-
10.000



Una volta preso atto della composizione e dei valori delle voci di costo, per la costruzione del preventivo del costo medio degli itinerari per singola persona sono state considerate per comodità di analisi e di calcolo, tre alternative, ovvero la presenza di trenta, quaranta e cinquanta persone.
L’applicazione tiene conto delle due tipologie di costo: costi fissi per pulman e guide; costi variabili per ristoranti, musei e per il preventivo del costo medio del pacchetto, anche l’albergo. Successivamente si è calcolato un costo medio per singola persona, come è illustrato nel seguente prospetto.

Prev. Costo medio itinerario*
Itinerario Val Marecchia
Note
30 persone
40 persone
50 persone
Autobus
650.000
al giorno
Ristorante
30.000
per persona
Guida
200.000
al giorno
Musei e Rocche
27.000
per persona
Totale per persona
85.300
78.250
74.000
Itinerario Val Conca
Note
30 persone
40 persone
50 persone
Autobus
650.000
al giorno
Ristorante
28.000
per persona
Guida
200.000
al giorno
Musei e Rocche
21.000
per persona
Totale per persona
77.300
70.250
66.000
Itiner. Rimini – San Marino
Note
30 persone
40 persone
50 persone
Autobus
650.000
al giorno
Ristorante
25.000
per persona
Guida
200.000
al giorno
Musei e Rocche
10.000
per persona
Totale per persona
63.300
56.250
52.000
Totale costo tre itinerari per sing. persona
225.900
204.750
192.000
*Iva compresa

Il preventivo del costo medio del pacchetto, come già anticipato, è stato ottenuto con un calcolo simile al preventivo del costo medio per itinerario con la sola aggiunta della voce alberghi (ottenuta contattando l’associazione Turismo Insieme).

Prevent. Costo medio pacchetto*
Itinerario Val MarecchiaNote30 persone40 persone50 persone
Autobus 650.000al giorno
Ristorante30.000per persona
Guida 200.000al giorno
Musei e Rocche27.000per persona
Albergo 3 stelle40.000per persona
Totale per persona125.300118.250114.000
Itinerario Val ConcaNote30 persone40 persone50 persone
Autobus 650.000al giorno
Ristorante28.000per persona
Guida 200.000al giorno
Musei e Rocche21.000per persona
Albergo 3 stelle40.000per persona
Totale per persona117.300110.250106.000
Itiner. Rimini – San MarinoNote30 persone40 persone50 persone
Autobus 650.000al giorno
Ristorante25.000per persona
Guida 200.000al giorno
Musei e Rocche10.000per persona
Albergo 3 stelle40.000per persona
Totale per persona103.30096.25092.000
Totale costo pacchetto 3 giorni e 3 pernottamenti
345.900324.750312.000
*Iva compresa

In mancanza di un’analisi della domanda non è possibile avanzare commenti opportuni circa l’entità dei valori ottenuti per stabilire la vendibilità o meno delle proposte. Una quasi certezza però la si ha. Vista la modalità di reperimento dell’informazione circa le singole voci di costo, ovvero la contrattazione telefonica, è possibile avanzare l’idea di una ipotesi di riduzione dei costi. L’opportunità di possibili accordi e convenzioni con le aziende e lo sforzo che tutti (pubblico e privato) inizialmente devono compiere per l’attivazione delle iniziative, possono far contare su una riduzione del 10-15% dei costi circa.
Il preventivo del costo medio del pacchetto dovrebbe attestarsi sulle 100.000 lire al giorno (calcolo fatto considerando la media di 40 persone e rispettivamente i costi del pulman pari a 550.000, della ristorazione pari a 27.000, della guida pari a 180.000, dei musei pari a 20.000 e dll’albergo pari 35.000).
La possibilità di vendita delle due iniziative, tenuto conto delle applicazioni di un margine per la fissazione del prezzo, è rimandata ad un confronto con un’appropriata analisi della domanda.
E’ possibile, infine, elencare le previste voci di entrata. Queste potrebbero essere:
– Ricavi di vendita;
– Contributo da: Regione Emilia Romagna, Provincia di Rimini e Comuni associati, Associazioni Albergatori, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministero dei beni Culturali;
– Sponsor: Aziende Private, Banche, Assessorati alla Cultura, Università;
– Finanziamenti: vedi legge 28/93 (promo-commercializzazione: necessaria la vendita del prodotto).


6. LE POSSIBILI FORME DI FINANZIAMENTO
Fra le varie fonti di finanziamento a cui il settore turistico può accedere ve ne sono alcune che risultano essere più attinenti al progetto presentato in questo lavoro.
Fonti Comunitarie
Programma Philoxenia
Life (ambiente)
Urban (riqualificazione urbana)
Terra (ambiente urbano, aree costiere)
Caleidoscopio e Media (cultura)
Fonti Nazionali
L 457/78 “Piani di recupero edilizio”
L 385/90 “Investimento trasporti”
L 236/93 art.1 “Fondo per lo sviluppo”
Fonti Regionali
L.R. 3/93 “Disciplina dell’offerta turistica”
L.R. 28/93 “Promozione turistica”
L.R. 15/94 “Riqualificazione Urbana”
L.R. 10/83 “Viabilità”
L.R. 31/89 “Finanziamento progetti PRIT”
L.R. 37/94 “Promozione culturale
L.R. 32/95 “Itinerari storici”
L.R. 6/89 “Piani di recupero edilizio, urbanistico ed ambientale di insediamenti storici
L.R. 47/92 “PRG sperimentali”
Il gruppo di lavoro di cui si è accennato nel paragrafo due ha presentato questo progetto alle autorità pubbliche (Assessore al Turismo della Provincia di Rimini) ed insieme alla Associazione dei Giovani Albergatori di Rimini (Turisminsieme) alla Regione al fine di ottenere un finanziamento tramite la legge 28/93 (promozione turistica).
Attualmente (ottobre 97 n.d.r.) si attende la graduatoria ma sicuramente l’ottenimento del finanziamento sarebbe il primo passo per la realizzazione di questo progetto.


















BIBLIOGRAFIA

Valorizzazione di percorsi culturali nella provincia di Rimini

              28

Barbara Bertani, Laura Fino: Orientarsi nella professione: Rimini tra nuove occupazioni e sviluppo. Fara, 1997.
Provincia di Rimini, Assessorato al Turismo: Statistiche del Turismo dal 1992 al 1996.
Indagine Nielsen, Progetto Europa: Gli Italiani ed il Turismo, report ad hoc per la provincia di Rimini. Roma, dicembre 1996.
Nomisma: Rimini: quale sviluppo per il prossimo decennio. Bologna, 1993.
Provincia di Rimini: Valli e Colline, luoghi itinerari e piaceri delle terre Malatestiane. Assessorato al Tirismo della provincia di Rimini, 1996.
Piergiorgio Pasini: Itinerari Malatestiani nelle valli del Marecchia e del Conca. Assessorato al Turismo della Provincia di Rimini, 1996.
Atlante del mare di terra: 100 turismi nel segno dei sensi a due passi da Rimini. Guide Adelfi, 1995.
Comune di Gradara: Guida e storia di Gradara, 1990.
Ufficio di Stato per il Turismo: San Marino, Informazioni utili 1996.