Vacilla l’impero di Giacomelli

22/04/2003


            Data pubblicazione:19-04-2003
            1 – Vacilla l’impero di Giacomelli
            2 – Un successo fulminante nel mondo
            3 – I primi scricchiolii: le paure degli analisti i cambi al vertice e i timori dei sindacati

            Vacilla l’impero di Giacomelli
            Il giallo dei titoli di credito rubati: sbloccati milioni di euro ora le ditte bussano a quattrini

            Raphael Zanotti RIMINI – Tre inchieste legate tra loro da un robusto laccio giudiziario. Tre inchieste per scoprire cosa succede dietro le quinte di uno dei colossi dell’abbigliamento sportivo: la Giacomelli Group Spa. Inchieste aperte dalla procura di Rimini che rischiano di trasformarsi, per l’azienda leader del settore a livello nazionale, in un terremoto economico di proporzioni gigantesche. E l’aspetto paradossale è che è stata proprio la Giacomelli ad aprire le danze presentando una denuncia, il 4 marzo scorso, per il furto di libretti di assegni nella sede riminese dell’azienda. Proprio quella denuncia ha fatto scattare una serie di contromisure: il blocco immediato dei titoli di credito. La diretta conseguenza è stata che i fornitori della Giacomelli – tutte aziende di grosse dimensioni, titolari in Italia di marchi come Wrangler, Diadora, Lee e Iceberg – quando sono andate a incassare, si sono viste sequestrare gli assegni come oggetto di furto. A questo punto i fornitori hanno fatto due più due. A novembre del 2002 la Giacomelli aveva riferito loro che era necessario modificare le modalità di pagamento delle forniture. La Giacomelli proponeva una serie di assegni post datati, incassabili in aprile. I fornitori avevano accettato, facendo ripartire la macchina della distribuzione. Ma trovarsi i titoli di credito bloccati, tra l’altro come possibili oggetto di furto, poteva significare una cosa sola. In procura a Rimini sono cominciate a fioccare le denunce. All’inizio la cosa poteva sembrare un errore. Ma alla fine il capo della procura, Franco Battaglino, è stato costretto ad aprire una seconda inchiesta su quegli assegni: questa volta con le ipotesi di simulazione di reato e truffa. L’ultima denuncia a entrare nel fascicolo è stata depositata l’altro ieri mattina dall’avvocato Carlo Alberto Zaina per conto di una grossa società milanese. La ditta, rappresentata anche dall’avvocato Patricia De Masi, vanta un credito nei confronti della Giacomelli Group di quasi due milioni di euro. Ma sarebbero quattro o cinque le grosse imprese che si trovano nella stessa situazione della società milanese e che già hanno presentato le loro denunce. La Giacomelli Group, da parte sua, ha risposto controquerelando le aziende per calunnia e aprendo così – di fatto – il terzo fascicolo d’inchiesta sugli assegni. Certo è che la procura di Rimini, dopo aver prima congelato i titoli di credito nel corso delle indagini sul furto, ha ora dissequestrato tutti gli assegni in un sol colpo di fatto facendo scattare un’impressionante corsa all’incasso. Le aziende ora bussano a quattrini e ciò mette in seria difficoltà il gruppo imprenditoriale riminese che è rimasto a corto di liquidi. Dalla Giacomelli Group poche parole sulla vicenda. "Abbiamo scoperto il furto solamente il 4 di marzo e il 5 abbiamo inviato una lettera a tutti i nostri fornitori spiegando la situazione". Molte delle aziende però riferiscono di non aver ricevuto nulla. Inoltre ci sono altri aspetti nella vicenda che la procura di Rimini dovrà appurare. A parte il meccanismo dell’assegno postdatato, invero un po’ poco ortodosso, sembra curioso che una società di grosso calibro come la Giacomelli abbia un sistema della contabilità che non permette nemmeno di risalire al numero e ai destinatari degli assegni rubati. Bloccare tutti i titoli di credito, senza distinzioni, resta quantomeno insolito. Soprattutto considerate le cifre che circolano. In più pare che già in dicembre fosse stata fatta una visura protesti per un assegno da 15 mila euro. Infine sembra anomalo che nonostante la Giacomelli Group Spa sia nata il 3 dicembre del 2002 dalla fusione della Giacomelli Sport con la Longoni, successivi assegni di febbraio riportino ancora Longoni come emittente. Tutti aspetti che sono ora al vaglio della magistratura che sta cercando di comprendere se la denuncia di furto non sia stata un escamotage per evitare di pagare i propri fornitori. In questo caso l’indagine della procura di Rimini sarebbe davvero colossale. Non solo infatti andrebbe a colpire una delle aziende più grosse che si trovano sul territorio riminese e che non si occupano di turismo, ma in più vedrebbe coinvolte anche due grandi banche nazionali. Tra i soci del gruppo romagnolo infatti compaiono anche la San Paolo Imi e la Unicredito.
            raphaelzanotti@libero.it



            Data pubblicazione:19-04-2003

            Un successo fulminante nel mondo

            RIMINI – Dire oggi Giacomelli Sport significa parlare di un gigante che è nato e cresciuto con una velocità impressionante. Il primo negozio è stato aperto nel 1992 a Rimini. Oggi Giacomelli Sport conta 139 punti vendita nel mondo e il suo gruppo gestisce quattro insegne: Giacomelli Sport, Longoni Sport, Xsport e Giacomellisport.com. Con un fatturato di 258 milioni di euro nel 2001, la società riminese è quotata in borsa nel settore Star, altamente competitivo. Tra il 1992 e il 2000 ha dato vita a una politica di espansione travolgente con una crescita del fatturato del 100% all’anno. Attualmente la "torta" del gruppo Giacomelli è divisa in cinque settori. La maggioranza è della GM & GF Sport International (53,196%). Il 38,078% è destinato al Mercato mentre il resto delle azioni è di due noti istituti di credito: San Paolo Imi detiene il 2,686% con la Wealth Management Luxembourg e il 2,557% con la Asset Management, mentre Unicredito ha il 3,483%. Nel 1999 Giacomelli Sport è stato uno dei primi a tentare la strada dell’e-commerce creando in poco tempo la Giacomellisport.com. La strategia del gruppo riminese ha portato l’azienda ad acquistare, per 76 milioni di euro, il 100% della Longoni Sport, con i suoi 39 punti vendita e il suo marchio ampiamente lanciato sul mercato



            Data pubblicazione:19-04-2003

            I primi scricchiolii: le paure degli analisti i cambi al vertice e i timori dei sindacati
            La politica di espansione della società è un pesante fardello

            RIMINI – E’ una situazione difficile quella che sta vivendo ultimamente l’impero Giacomelli, schiacciato da una politica di espansione onerosissima (l’acquisto dell’insegna Longoni Sport è costata al gruppo riminese 76 milioni di euro) e con un ingresso in Borsa che non dà i frutti sperati. La continua apertura di punti vendita per ora è solo in perdita visto la difficile situazione congiunturale e a questo si aggiungono alcuni segnali certo non proprio positivi. In primo luogo la diffidenza degli analisti di Borsa che hanno sconsigliato un investimento nel colosso riminese visto che parecchie controllate erano cariche di debiti. Poi è arrivato il passaggio di consegne ai vertici del gruppo con l’arrivo di un nuovo direttore generale operativo, Gianluca di Venanzo, e di un nuovo direttore del personale, Riccardo Ronca. Un cambio della guardia avvenuto qualche giorno fa, ma che certo rappresenta una ricerca di nuove strade da parte della dirigenza del gruppo. Infine sono arrivate anche le preoccupazioni da parte dei sindacati. Con un comunicato congiunto Filcams, Fisascat e Uiltucs chiedevano se Giacomelli fosse in grado di mantenere gli impegni assunti con le organizzazioni che rappresentano i lavoratori dopo l’acquisto di Longoni Sport.