Va da Prodi la Cgil, la sinistra oltre lo specchio

21/06/2005

      martedì 21 giugno 2005

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          RENDEZ-VOUS. GIOVEDÌ L’INCONTRO DI SERRAVALLE. EPIFANI SCRIVE: VENITE NUMEROSI

            Va da Prodi la Cgil, la sinistra oltre lo specchio

              La conversazione che giovedì sera vedrà impegnati (scenario la rocca medioevale di Serravalle Pistoiese, pretesto l’annuale appuntamento “Cgil incontra”) Guglielmo Epifani e Romano Prodi sarà preceduta da una riunione riservata in un albergo a pochi chilometri dal luogo che vide il fatidico (ma poco prolifico) abbraccio tra lo stesso Epifani e Montezemolo, appena un’estate fa. A questo incontro (riservato) partecipano i membri della segreteria confederale, i segretari di categoria, segretari regionali e di Camere del lavoro: una sorta di “Direttivo fuori sede”, quello effettivo si riunirà a Roma il 27 giugno ma al primo punto avrà i rapporti interconfederali, di questi tempi difficili, in particolare con la Cisl, più che con la politica. Epifani, con una lettera, invita i convenuti a prendere parte alla discussione con calore e chiede di presentare al Professore materiali, proposte e spunti. Eppure, oggi, la fase della famosa “lettera dei 12” segretari confederali che mandarono il loro contributo a Prodi, cercando un rapporto solo con lui e non con l’Unione (dunque tantomeno con i suoi partiti) sembra superata.

              Nella riunione-fiume che la segreteria della Cgil ha tenuto ieri, a dire la verità si è parlato più di fase, congresso (le commissioni preparatorie che devono elaborare le tesi su una traccia che il segretario ha già scritto si sono formate e riunite) e rapporti sindacali che di Unione. Marigia Maulucci spiega così la posizione della segreteria: «Vogliamo parlare di contenuti e programmi. Sollecitiamo l’Unione – e in teoria tutti gli schieramenti ma con questa maggioranza è impossibile – ad affrontare tale punto, non altri. Speriamo di poterlo fare, presto, anche insieme a Cisl e Uil». Non è il “patto di legislatura” che chiede Pezzotta alle forze sociali ma un poco ci si avvicina, di certo ricorda il “patto tra produttori”, ove Confindustria vi aderisse (nuove avances sono arrivate ieri da Montezemolo), visto che al centro, per Maulucci, devono starci «politica dei redditi e recessione economica». Aldo Amoretti, presidente dell’Inca e riformista doc, scuote la testa: «Prima dovrebbero mettersi d’accordo i sindacati tra di loro, poi confrontarsi con la politica. Altrimenti ti ascoltano con cortesia ma la tua forza argomentativa è scarsa. Non puoi chiedere unità all’Unione ed essere diviso su questioni cruciali (legge sulla rappresentanza, riforma della contrattazione): finirà che la Cisl chiederà tutele alla sola Margherita e le rotture tra noi ricominceranno da capo».

              Esponenti della segreteria cigiellina fanno capire che Epifani sta già cercando una mediazione con Pezzotta e Angeletti sugli assetti contrattuali ma altri dubitano che la schiarita, su un tema così caldo, arrivi prima delle politiche e di un nuovo governo con cui impostare una contestuale politica dei redditi (e dunque prima del XV congresso della Cgil). Agostino Megale, presidente dell’Ires Cgil, vede invece aprirsi una «fase nuova», quella di un dialogo con Prodi e con tutti i partiti della coalizione, e ritiene «la fase della lettera dei 12 apostoli alle nostre spalle». Ma si chiede se la Cgil saprà, come i Ds, «farsi mediatrice dell’esigenza di tutto il sindacato a un’interlocuzione forte e alta con l’Unione sui programmi». Una base di partenza, per Megale, è la Carta dei lavori presentata dalla coppia Damiano-Treu nel corso della legislatura (e Cesare Damiano, responsabile Lavoro dei Ds, sottolinea che «il centrosinistra ha a cuore l’unità del sindacato per fare le riforme»).

                Ma non tutti sono d’accordo sulla bozza di programma economico varata dai due dioscuri, anche dentro la Cgil. E le bocche storte non albergano solo in casa Fiom. La Funzione Pubblica, per dire, organizza un convegno, per il prossimo 27 e 28 giugno, che all’Unione pone richieste di fondo secche. «Colpire rendite e patrimoni – spiega Carlo Podda, segretario di categoria – chiarezza su quali sacrifici si chiedono ai lavoratori, lotta al lavoro precario, no a nuove privatizzazioni nel comparto pubblico». Un programma che affascina altri settori della Cgil e non solo quelli vicini al Prc (Fiom) ma anche ciegillini con tessera Ds presenti in categorie forti come Flai (alimentaristi), Slc (comunicazione), scuola. Uno dei leader di quest’area, però, il segretario confederale Paolo Nerozzi, smentisce che dietro queste analisi ci siano «tentazioni o velleità da neo-partito del lavoro, in prospettiva. A Prodi chiediamo contenuti e programmi e di ascoltare tutte le forze sociali, dai sindacati, tutti e tre, ad associazionismo e società civile». Il “tessitore” dei nuovi rapporti tra Cgil e Unione sarà Epifani? Lui, a Serravalle, ci proverà.