«Va bene il mercato, ma non si fanno gli affari con i furbi»

02/01/2006
    venerdì 30 dicembre 2005

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      «Va bene il mercato, ma non si fanno gli affari con i furbi»

        A Firenze, tra i dipendenti: «Questo è un sistema moderno, lavoriamo rispettando tutte le regole»

        di Marco Bucciantini / Firenze

          LE VERE COOP – I risparmi di Francesca sono al sicuro, ma lei ha dubitato. «So poco di questa storia, capisco che ci sono intrighi di furbi, girano troppi soldi, guadagni impossibili. Consorte non sapevo chi fosse. 50 milioni di euro? In Coop non si lavora per il guadagno, l’ho imparato il primo giorno all’Ipermercato di Viterbo, sette anni fa».

            Lei aveva vent’anni, studiava Lingue all’università e faceva la cassiera part-time. Adesso fa ancora quello, la carriera l’ha fatta nella vita: si è laureata, si è sposata con Fabio, conosciuto fra gli scaffali della Coop. Appresso alle nozze anche i due bambini, Niccolò e Matteo. Poi il trasferimento, perché Fabio fa l’impiegato nella sede centrale a Vignale-Riotorto. Lei è alla cassa dell’abbigliamento a via Pietro Gori, nel supermercato in centro a Piombino, un pezzo di storia di questa cooperativa di consumatori che per molti anni si è chiamata "Coop la Proletaria", che bel nome: oggi è Unicoop Tirreno.

              «Matteo ci tiene svegli la notte». Con Fabio hanno comprato casa, hanno finito i soldi. Lei ha dubitato: "Sono rimasti due libretti "leggeri", depositati alla Coop. Ci sono tremila euro in tutto. Che fine fanno? Succederà qualcosa?". No, per carità. Ma questo è il reato che non si può processare, "la perdita della verginità", si rammarica Roberto, facchino per Cooplat dentro la Fortezza da basso a Firenze. La disillusione. La nottata passerà ma "questo non è il nostro mondo", lo dice Fabrizio Frizzi e lo sanno tutti, fa rabbia doverlo spiegare. E’ presidente di Cooplat, la cooperativa di servizi che fattura 70 milioni l’anno, occupa 2 mila 300 addetti, tutti soci e lavoratori, "e già questa è una bella differenza fra chi invece è eletto manager da un Cda". Cooplat farà 60 anni nel 2006, fa pulizie per i grandi enti, raccoglie rifiuti, gestisce un impianto di selezione multimateriale a Grosseto, fa manutenzione del verde. "Applichiamo la 626, la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, investiamo in prevenzione: abbiamo organizzato un convegno sulla sindrome del tunnel carpale, una malattia professionale che prende le braccia delle donne che fanno pulizie". Cosa c’entra con Consorte e Sacchetti? Con l’Opa, con le telefonate amicali con Fiorani? "Già, cosa c’entriamo? Solidarietà, moralità e trasparenza: questa è la Coop, questa è la nostra frontiera, non è pubblicità ma una storia di fatti". "Qui in Toscana la cosa ci piaceva poco, è noto a tutti", ricorda Riccardo Vannini, membro della presidenza di Legacoop servizi regionale, 20 mila addetti, 400 cooperative associate. Una considerazione, un distinguo: "Le Coop di consumo – fa Vannini – rubano la scena. Holmo sono loro, la finanza è appetito dei soci che compongono la holding. Ma noi siamo diversi, ci mettiamo i nostri soldi nel capitale sociale, ci mettiamo il nostro lavoro, questa è la cooperazione diretta. Consorte non ci avrebbe mai convinto".

                "Io sono un assicurato Unipol. A maggio scade, e non lo rinnovo. Non se ne parla". Perché Roberto il facchino, 38 anni, ci crede ancora: "Il governo ci ha massacrato, Berlusconi, Tremonti, tutti a dire che la cooperativa è quella dove non si pagano le tasse. Vergogna. Questo invece è un sistema moderno, che fa utili, che rispetta le regole, che sta sul mercato senza trucchi". Roberto è socio, guadagna mille euro al mese, "mille e cento se va meglio", ha due figli, il mutuo, la rata per la sua Ford Fiesta Fusion: "E’ giusto aspettare i risultati delle indagini, ma un giudizio è già scritto: non si fanno affari con i furbi, con Ricucci, con Fiorani. Non si guadagnano 50 milioni di euro di consulenze. L’etica è tutto, lavorare nelle Coop non è come fare il proprio compito dai privati: bisogna condividerne i valori, la missione. Noi lo facciamo, siamo in competizione con appalti schifosi, al ribasso, con ditte senza scrupoli, che impiegano lavoratori senza diritti. Eppure siamo un colosso, paghiamo a tutti la quattordicesima, le malattie. Cosa significa? Che si può stare sul mercato anche coltivando valori etici, si vince anche con le nostre armi. No, l’assicurazione dell’Unipol non la rinnovo".