V. Coin: «Pronto a rilevare le quote di mio fratello»

07/06/2002




              V. Coin: «Pronto a rilevare le quote di mio fratello»

              Claudio Pasqualetto

              VENEZIA – Coin , atto terzo. Prima la turbolenta assemblea in cui le parti, e cioè i due fratelli in «guerra» da tre anni, si sono confrontate. Poi l’affondo della componente vicina a Piergiorgio Coin, ad ipotizzare una impugnazione del verbale d’assemblea per una serie di inadempienze. Ieri la replica, dura, di Vittorio Coin, il presidente del gruppo. «Finchè la questione era a livello della società familiare di controllo del gruppo tutto poteva anche essere comprensibile – afferma – ma avere spostato il tiro portando lo scontro in assemblea vuol dire giocare sulla pelle della società e questo è preoccupante oltre che inaccettabile». Vittorio Coin replica puntuale ad ogni rilievo: l’assemblea è stata perfettamente regolare così come il voto; sono state date tutte le risposte dovute in maniera esauriente; non si è risposto solo su argomenti puramente formali o non attinenti all’ordine del giorno come il bilancio consolidato. La stoccata è subito dietro queste prime osservazioni. «Da quando è cominciata questa vicenda familiare – afferma – io sono sempre stato il compratore e mio fratello il venditore. Siamo stati molto vicini a concludere se fattori esterni, come un intervento di Consob e l’11 settembre, non avessero bloccato la trattativa. Non quadrano però i conti se si considera che gli attacchi in assemblea non possono che danneggiare la società e farle perdere valore. Forse che la controparte che deve vendere è interessata a farlo ad un prezzo più basso? E’ evidente che sotto c’è qualcosa d’altro». E non si ferma il presidente. «Dopo avere perso regolarmente di fronte ai giudici – aggiunge – la controparte non può tentare rivincite con i giornali. Ci sono gli strumenti giuridici per dirimere la questione, c’è il diritto di recesso dalla società o l’azione di responsabilità per giusta causa, ma è evidente che non vogliono percorrere questa strada ad alto rischio per loro, e comunque anche movendosi in questa direzione non avrebbero certo convenienza a penalizzare, come stanno facendo, la società» «Io – conclude Vittorio Coin – sono sempre pronto a comprare. E’ ovvio che la base della trattativa non può essere il valore odierno dell’azione, ma nemmeno quello antecedente all’11 settembre. Si può pensare ad una media calibrata anche sulla media del settore. Ma bisogna voler portare avanti l’operazione mentre colui che dovrebbe essere il venditore non sta certo recitando questa parte». Sul fronte tecnico secche anche le repliche dell’ad Paolo Ricotti. Il gruppo ha un piano industriale ben conosciuto e l’operazione in Germania con Kaufhalle è l’esatta replica di quella completata con successo in Italia con Standa. Abbiamo scelto di internazionalizzare l’azienda perché non ha futuro la difesa di una nicchia. Non c’era alcun fondo rischi che non è stato ricostituito in Germania ma semplicemente c’erano dei soldi pagati dal venditore come contributo per il risanamento e non dovevamo certo costituire un fondo rischi. E’ vero che la Germania è risultata più difficile del previsto, complice una congiuntura sfavorevole, ma è naturale che, come per Standa, almeno i primi due anni siano in perdita. Il gruppo, invece, nel suo complesso sta bene: il fatturato in sei anni è passato da 619 a 1528 milioni di euro e l’Ebit da una perdita di 14,4 milioni ad un positivo di 29,1 milioni. «Questi sono i fatti e le cifre – dice Ricotti – tutto il resto è interpretazione di parte, così come non si può citare l’incremento dell’esposizione finanziaria netta senza fare riferimento ad un preciso contesto. Nella Spa italiana, ad esempio, l’esposizione è diminuita negli ultimi tre anni da 87 a 23 milioni di euro. Quanto all’operazione Germania è un investimento importante, certo prevede perdite ma non sono strutturali e sarà comunque decisivo per dare al gruppo dimensione e competitività internazionali».

              Venerdí 07 Giugno 2002