Usura: sui negozianti un «prelievo» di 9 miliardi all’anno

01/07/2004




giovedì 1 luglio 2004

La denuncia del presidente della Confesercenti all’assemblea dell’Associazione. Il giro d’affari complessivo della criminalità a spese del settore è di almeno 24 miliardi di euro
Usura, sui negozianti un «prelievo» di 9 miliardi all’anno

ROMA Negli ultimi 10 anni nel commercio al dettaglio gli addetti sono diminuiti di 235 mila unità e i negozi di alimentari sono 140 mila in meno. Il fenomeno dell’ usura colpisce 135 mila negozianti, cui estorce 9 miliardi di euro all’anno. Il settore del turismo perde colpi rispetto ai competitori stranieri, gravato di un’aliquota Iva troppo alta, mentre i suoi organismi di promozione vengono svuotati.

È da questo preoccupato bilancio che Confesercenti chiede al governo, a cominciare dal prossimo Dpef, una svolta nella conduzione e nelle scelte di politica economica e una maggiore attenzione ai problemi delle piccole e medie imprese. A lanciare l’allarme è stato il presidente dell’organizzazione Marco Venturi, nel suo intervento all’Assemblea annuale tenutasi ieri.


Quella della criminalità – ha ricordato Venturi – è una vera e propria emergenza che pesa sul settore del commercio. Secondo il presidente della Confesercenti sono 135 mila in Italia i negozianti vittime degli usurai, che estorcono loro 9 miliardi di euro l’anno e «il giro d’affari complessivo delle criminalità a spese dei commercianti, delle imprese del turismo e dei servizi è di 24 miliardi di euro». Per contrastare il fenomeno dell’usura Venturi ha auspicato «fatti nuovi, sia dall’accordo tra le Confederazioni delle imprese, l’Abi e il Ministero dell’Interno per consentire un migliore accesso al credito a chi si è opposto al racket, sia da quello più recente sottoscritto a costituzione di un osservatorio sul credito».


L’alrtra questione rilevante è quella rappresentata dalla grande distribuzione che – ha detto Venturi – «controlla già quasi il 60% del mercato alimentare e degli altri beni di largo consumo, con punte in alcune regioni del nord dell’80%». Negli ultimi 10 anni, nel commercio al dettaglio, «gli addetti sono diminuiti di 235 mila unità e che i negozi di alimentari sono 140 mila in meno».


D’attualità anche il tema del turismo. Pochi aeroporti nel sud e nel nord-est, una rete autostradale e ferroviaria insufficienti, un’aliquota Iva molto più alta rispetto ai Paesi concorrenti. Sono questi, secondo Venturi, i gap che pesano sul settore turistico italiano.


«In Italia – ha detto il preseidente della Confesercenti – manteniamo un’aliquota Iva più alta dei nostri competitori, come Francia e Spagna e, per esaltare il quadro di masochismo puro, abbiamo svuotato l’Enit senza costruire alternative». Per questo è necessario «che l’Enit si trasformi in un’agenzia nazionale per la promozione del turismo italiano, che non può essere delegata esclusivamente alle Regioni».


Per far fronte ai problemi del terziario e, più in generale, dell’ economia del Paese, secondo Venturi è necessario «riprendere il dialogo tra le parti sociali e riaffrontare i nodi dell’economia con lo spirito di partners cointeressati al successo del loro Paese». Sul tema del taglio delle tasse, secondo Confesercenti bisogna «intervenire prioritariamente sui redditi più bassi e su quelli medi, perchè sono queste la fasce che vivono con maggiore difficoltà la crisi dell’economia». E la proposta a 3 aliquote è «più equa e più sostenibile rispetto a quella prevista dalla delega fiscale».