Usura, allarme Confesercenti “Le vittime sono oltre 200 mila”

07/07/2010

ROMA – Messe in ginocchio dalla crisi, guardate spesso con diffidenza dalle banche, che hanno stretto i cordoni della borsa, le piccole e medie imprese in difficoltà finiscono nelle mani degli usurai. È la Confesercenti a lanciare un allarme che era già visibile sotto traccia. «La crisi – ha detto il presidente Venturi, parlando all´assemblea annuale – sta facendo alzare il livello dell´usura». Sono ormai oltre 200mila «le vittime» per un giro d´affari che è arrivato «a 20 miliardi di euro». Cinque miliardi in meno rispetto alla manovra economica che il governo s´appresta a varare. Manovra «ineludibile», secondo Venturi, ma con luci e ombre.
Non è che gli strozzini fossero spariti. «Erano 160mila» le vittime, ricorda Venturi, ma il fenomeno è cresciuto, e «sta diventando un´emergenza nazionale» perché l´indebitamento «è raddoppiato negli ultimi 10 anni». La parola, legalità, ricorre più volte nelle parole lette dal presidente di Confesercenti di fronte alla platea dei rappresentanti di turismo, commercio e servizi, presenti i ministri Sacconi e Brunetta. Bisogna premiare, ha aggiunto Venturi, «chi investe e chi lavora alla luce del sole» e punire «chi opera nell´illegalità e nell´abusivismo». Un obiettivo che va perseguito soprattutto al Sud, se «vogliamo risollevarlo». Da qui l´appello ai politici perché si tengano alla larga dalla criminalità: «Non scendete a compromessi e denunciate situazioni sospette».
Al governo Venturi chiede una riduzione delle tasse di un punto all´anno per i prossimi tre, perché il rilancio dell´Italia «passa da una riduzione della pressione fiscale dal 43,2% al 40, ma anche una più decisa aggressione alla «consistente elusione praticata dalle grandi imprese» così come la lotta all´evasione «dovuta al diffuso abusivismo».
Infine una stilettata alle banche, generose solo con le grandi aziende, cui riservano trattamenti migliori nella concessione del credito. Sul totale dei finanziamenti «solo il 18% va alle piccole e medie imprese». Un´accusa che l´Abi ha sempre respinto. E ieri il presidente Faissola ha ricordato che è stata appena firmata la proroga per la sospensione dei debiti, slittata al 31 gennaio e che «da maggio piccole e medie aziende hanno potuto contare su 10,5 miliardi in più di liquidità».