Usa: I sindacati rialzano la testa

23/10/2000

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Lunedì 23 Ottobre 2000
mondol
I sindacati rialzano la testa

Una delle maggiori sorprese generate dal boom è la rianimazione dei sindacati. Dopo che Ronald Reagan aveva distrutto con un colpo di penna l’Unione dei controllori di volo, colpevole di aver violato la legge che proibisce lo sciopero dei servizi pubblici, si era diffusa la convinzione — non solo fra i datori e gli esponenti della destra, ma perfino tra milioni di lavoratori — che i sindacati erano dinosauri, sopravvissuti quasi esclusivamente nel settore pubblico perché tollerati o addirittura incoraggiati dai politici. Dal 40% della forza lavoro, la quota degli iscritti alle organizzazioni operaie era crollata al 14%. E ancora: in molte industrie in cui erano sopravvissute, le organizzazioni operaie avevano accettato riduzioni di stipendi e di altri benefici, e si erano diffusi contratti a due livelli, uno per i dipendenti con maggiore anzianità di servizio e un altro per gli ultimi arrivati.

Numericamente l’emorragia sembra oggi fermata e, per il secondo anno consecutivo, nel 1999 c’è stato un aumento netto nel numero degli iscritti (266mila in più). Se il tasso di sindacalizzazione resta comunque basso (si veda la tabella), la vera novità risiede, soprattutto in alcuni settori, nella ritrovata capacità di negoziare aggressivamente per il contratto di lavoro e di scioperare con successo anche contro le maggiori imprese del Paese. I piloti di United Airlines, per esempio, hanno avuto un aumento di salario del 20%, mentre i lavoratori di Bridgestone-Firestone hanno ottenuto aumenti che vanno dal 15 al 30%. Dopo tre settimane di sciopero anche il nuovo gigante della telefonia Verizon, nato dalla fusione di Bell Atlantic e Gte, ha concesso agli iscritti al «Brotherhood of Electrical Workers» non solo aumenti salariali e la sicurezza del posto, ma anche stock option, limiti alle ore di straordinario e l’autorizzazione a organizzare i dipendenti di una susssidiaria specializzata nella telefonia senza fili.

Perfino il Museo di Arte Moderna di New York dopo cinque mesi di scipero ha accettato buona parte delle richieste dei dipendenti. Altri giganti battuti comprendono Boeing, Bath Iron Works, Raython e Ups. Migliaia di attori che recitano nella pubblicità per la televisione sono in sciopero da sei mesi e a Hollywood certi produttori stanno accelerando i tempi delle riprese di vari film, mentre altri hanno deciso di rimandare l’inizio della lavorazione per non rischiare di rimanere bloccati dagli scioperi che potrebbero scoppiare l’anno venturo.

Quali sono le ragioni per la ritrovata vitalità dei sindacati? «È impossibile minimizzare l’importanza della continua crescita dell’economia che in tante località ha prodotto serie scarsità di manodopera — osserva l’esperto di problemi sindacali dell’università californiana di Berkeley Harley Shaiken —. Però, non meno importante è la nuova fiducia ritrovata in se stessi dai lavoratori e dai leader sindacali».

In vari casi i lavoratori hanno prevalso perché hanno trovato l’appoggio delle potenziali vittime delle loro agitazioni. Quando, per esempio, lo sciopero fermò la rete commerciale della distribuzione a domicilio Ups, i suoi dipendenti potevano contare sulla simpatia e sull’appoggio morale di decine di migliaia di piccoli imprenditori con cui avevano le relazioni di lavoro più strette. In questo momento gli abitanti di Los Angeles che provano maggiore simpatia per i 4.500 fra autisti e altri dipendenti della Metropolitan Transportation Authority sono i latino-americani che usano regolarmente gli autobus pubblici perché non guadagnano abbastanza nemmeno per comprare un’auto usata.