“Usa” E le famiglie non sono invogliate a risparmiare

22/11/2002




            22 novembre 2002


            E le famiglie non sono invogliate a risparmiare


            di Dominick Salvatore

            L’economia americana soffre oggi di problemi sia congiunturali sia strutturali, ma questi sono abbastanza diversi da quelli che affliggono gli altri Paesi del G-7 e richiedono quindi diverse soluzioni. Anche se negli Stati Uniti la recessione è terminata e non c’è pericolo di un’immediata ricaduta, la congiuntura rimane debole e la crescita prevista per questo trimestre e il prossimo è anemica. La nazione ha, però, adottato politiche fiscali e monetarie adeguate e tempestive, e una ripresa rapida dovrebbe verificarsi verso la metà del prossimo anno, salvo una guerra contro l’Irak, un altro drammatico atto terroristico, un crollo finanziario in Brasile che coinvolga tutto il sistema mondiale, o un’altra crisi economica internazionale. Le strategie. Le autorità fiscali e monetarie statunitensi hanno fatto tutto il possibile per stimolare la crescita. La politica fiscale espansiva di Bush dello scorso anno, aspramente criticata da molti economisti come Samuelson e Krugman, fortunatamente sta avendo il suo effetto stimolante proprio adesso che è necessaria. La politica monetaria è anche più espansiva di quella fiscale. Se gli fosse stato possibile, Greenspan avrebbe preferito attendere la prossima riunione della Fed a dicembre per tagliare il tasso d’interesse di mezzo punto nel caso in cui la crescita dell’economia americana veramente fosse scesa dalla media del 3,1% dall’inizio di quest’anno all’1% previsto per il quarto trimestre. La Fed ha dovuto invece anticipare il taglio del tasso d’interesse a questo mese perché i mercati finanziari lo attendevano, anzi lo pretendevano, e sarebbe stato quindi pericoloso deluderli. I tassi d’interesse. Greenspan, prevedendo che i mercati molto probabilmente avrebbero cominciato di nuovo a sperare in un altro taglio del tasso a dicembre se lo avesse ridotto di solo un quarto di punto, ha preferito tagliare il tasso di mezzo punto adesso e indicare chiaramente che non intende ridurlo ulteriormente nei prossimi mesi. I mercati hanno però reagito negativamente, interpretando il taglio come un’indicazione che la Fed riteneva l’economia americana più debole di quanto i mercati pensassero. Tuttavia, l’effetto del recente stimolo monetario sarà principalmente di sostegno ai consumi privati, incoraggiando ulteriori rifinanziamenti della casa, e quindi permettendo alle famiglie di continuare a spendere piuttosto che far ripartire gli investimenti delle imprese necessari per una forte ripresa dell’economia. Questo avverrà solo quando la domanda, specialmente quella hi-tech, avrà assorbito tutto l’eccesso di capacità venutosi a creare durante il periodo della bolla speculativa nella seconda metà dello scorso decennio. Solo allora i profitti delle imprese ricominceranno a crescere in modo sostanziale e anche la Borsa continuerà la sua ripresa. A questo punto, l’effetto del recente taglio del tasso d’interesse da parte della Fed è stato anche quello di ridurre ancora di più il divario tra i tassi americani e quelli europei, e quindi di ridurre gli afflussi di capitali finanziari verso gli Stati Uniti, che poi hanno comportato l’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro al di sopra della parità. Le attese. A differenza della situazione nella zona dell’euro, dove la congiuntura è ancora più debole e le prospettive di crescita sono inferiori a quelle degli Stati Uniti, lo stimolo fiscale e monetario sembra del tutto adeguato alla situazione odierna. Adesso gli Usa non possono far altro che aspettare che le politiche adottate abbiano il loro pieno effetto espansivo e gli eccessi verificatisi nel settore reale dell’economia durante gli ultimi anni della scorsa decade siano del tutto eliminati. Nel medio e lungo periodo, gli Stati Uniti restano l’economia più produttiva e più dinamica al mondo. Basti ricordare che la crescita della produttività di lavoro, e ancora più quella della cosiddetta multifactor productivity o aumento del Pil reale rispetto al maggior utilizzo degli input, sono rimasti incredibilmente alti anche durante la recente recessione e la presente debole congiuntura. Tutto questo ci porta ad anticipare che la rapida crescita molto probabilmente riprenderà prima delle aspettative e sarà più forte negli Stati Uniti che nell’Ue o in Giappone. Bassi risparmi. Tuttavia, gli Stati Uniti soffrono di un notevole problema economico di carattere strutturale molto più difficile da risolvere. Molti ritengono che questo problema sia l’alto, crescente e insostenibile deficit commerciale, senza rendersi conto che questo è solo il riflesso del vero problema strutturale, che è il suo basso tasso di risparmio nazionale. Qui c’è non poca ironia e contraddizione: si incoraggiano e si incentivano i consumi delle famiglie per mantenere e stimolare la crescita nel breve periodo e migliorare la congiuntura, ma questo inevitabilmente tende a ridurre ancora di più il tasso di risparmio e quindi a far peggiorare il problema strutturale della nazione. Il deficit commerciale. È questo basso tasso di risparmio (quasi zero per le famiglie) che crea il forte afflusso di capitale finanziario verso gli Stati Uniti, tiene il dollaro sopravvalutato, e causa il forte deficit commerciale della nazione. Questo deficit commerciale non è altro che la contropartita del forte afflusso di capitale finanziario che gli Usa ricevono dal resto del mondo (principalmente da Europa e Giappone) per sostenere investimenti e consumi di fronte alla grande carenza di risparmio nazionale. Sono stati fatti molti studi sulle strategie necessarie per sollevare il tasso di risparmio della nazione. Purtroppo non ci sono politiche che assicurino successo. Le politiche disponibili non sono facilmente applicabili e i risultati, quando si ottengono, richiedono anni. Fino ad oggi, gli Stati Uniti non hanno fatto molti sforzi per risolvere questo grave problema strutturale. Il rischio è che se la nazione continua a ignorarlo una grave crisi economica potrebbe verificarsi in futuro con un repentino e profondo crollo del dollaro. Questo avrebbe gravi conseguenze inflazionistiche, di crescita e di stabilità per gli Stati Uniti e pesanti ripercussioni sul mondo intero.