“USA” Affitti troppo cari? E io dormo in ufficio

14/05/2007
    lunedì 14 maggio 2007

    Pagina 17 – Cronache

      La storia
      La dura vita dei giovani manager a New York

        Affitti troppo cari?
        E io dormo in ufficio

        Francesco Semprini

        NEW YORK
        Affitti troppo cari? Vado a vivere in ufficio. Non è l’ultimo stravagante musical di Broadway, ma la dura realtà con la quale migliaia di persone si scontrano ogni giorno a New York, dove il costo di una stanza equivale talvolta all’intero stipendio di giovani professionisti alle prime esperienze nel mondo del lavoro. Nina Rubin, 29enne con tanto di laurea all’Università di Wesleyan, dopo mesi di ricerche si è arresa: impossibile trovare qualcosa di economico. Lei come altri suoi colleghi della Outward Bound, associazione no profit che opera nel campo dell’educazione, un tetto lo ha trovato nei locali dell’ufficio. La società ha messo a disposizione l’ultimo piano del quartier generale di Long Island City, nel Queens, dove i giovani ospiti possono usufruire di bagni e di un pratico angolo cottura.

        Nina e i suoi colleghi si sono adattati allestendo letti a castello e convertendo gli «office space» in piccole stanze create con divisori di fortuna, per «godere della meritata privacy dopo un giorno di intenso lavoro». Alcuni, con fare più ardito, hanno allestito una tenda sulla terrazza dell’edificio, sfidando vento, pioggia e le polveri provenienti dall’enorme cantiere a cielo aperto dinanzi al palazzo. «E’ stata un’iniziativa priva di ogni autorizzazione da parte nostra e abbiamo provveduto immediatamente alla rimozione della tenda», precisa il direttore di Outward, Richard Stopol, contento di poter offrire ospitalità ad alcuni dei suoi dipendenti, come del resto già accaduto. Ogni anno, spiega il direttore, Outward mette a disposizione, i locali del quartier generale, opportunamente attrezzati, per ospitare otto insegnanti stagionali. Una conferma delle difficoltà incontrate da giovani professionisti e studenti appena giunti nella Grande Mela e spesso costretti a condividere appartamenti di 60 metri quadri in quattro o cinque persone, violando talvolta le norme di sicurezza del palazzo.

        New York è da sempre un mercato caratterizzato da una domanda di affitti nettamente superiore all’offerta, con un conseguente aumento dei prezzi, che consente ai proprietari, preoccupati per il generale rallentamento del mercato immobiliare, di affittare a cifre esorbitanti piuttosto che vendere sottoprezzo. A Manhattan, gli appartamenti disponibili per affitto sono appena il 3,7% del totale, secondo i dati raccolti da Property and Portfolio Research, e scenderanno tra il 3,3% e il 2,9% entro il 2011. Al contrario i prezzi hanno registrato nel 2006 un balzo dell’8,3%, rispetto all’anno precedente. La tendenza è alimentata dal massiccio afflusso di famiglie nelle aree di New York, New Jersey e Connecticut: 4.000 lo scorso anno, il 15% in più rispetto al 2005, e per il 2007 è atteso un equivalente incremento.

        Nelle principali aree residenziali newyorkesi, affittare un appartamento con soggiorno e camera da letto costa mediamente 2.567 dollari al mese, mentre con due camere sono necessari 3.854 dollari. Talvolta il miraggio di un appartamento nel Village o nell’Upper East Side svanisce ancor prima di avviare una trattativa, dal momento che i proprietari, a titolo di garanzia, cercano inquilini con uno stipendio annuale pari a 40 volte l’affitto: 102.680 dollari per «one bedroom», mentre per due si sale a 154.160 dollari.

        Il caro-affitti è inarrestabile e va a contagiare le aree di New Jersey, Queens e Brooklyn. Mindy Abovitz, 27enne designer grafico, ha vissuto per anni con i suoi quattro coinquilini in un loft di Williamsburg, quartiere di Brooklyn convertito da zona industriale a distretto artistico molto ambito dai giovani. In poco tempo l’affitto è salito da 2.600 dollari a 4.500 dollari, e dal momento che spazio per accogliere nuovi inquilini non ce n’è, per Mindy non rimane che cercare casa altrove.

        Ancora più difficile la situazione per gli studenti, costretti a soluzioni avventurose. Kate Harvey, al secondo anno della NYU e baby-sitter part time, e le sue otto amiche, hanno trovato una sistemazione nella vecchia sede della società del padre, temporaneamente vuota, vivendo un’esperienza che farebbe impazzire gli autori delle fiction alla «Friends». Per tre mesi hanno raccontato al portiere di essere praticanti di un’altra azienda con sede nello stesso palazzo: dura da credere dal momento che «il gruppo delle nove» era solito rientrare a tarda notte e scendere in pigiama nel portone cercando di confondersi nel fiume di colletti bianchi all’ora di punta.