Urne in vista, le casse non si toccano

06/10/2005

      lunedì 3 ottobre 2005

    Pagina 7

      Diario sindacale
      a cura di Enrico Marro

        Urne in vista, le casse non si toccano

          Maroni voleva ridurre gli enti previdenziali. Ora non più. Modello contrattuale, salta la riforma

            Il riordino degli enti previdenziali non si farà. La delega al governo contenuta nella riforma delle pensioni scade giovedì 6 ottobre. L’obiettivo è lo sfoltimento degli enti pubblici di previdenza obbligatoria per migliorarne l’efficienza e ridurre i costi di gestione.

            Ma, almeno per il momento, non conviene a nessuno turbare gli equilibri di un sistema che assicura a partiti, sindacati e associazioni imprenditoriali migliaia di poltrone (e i relativi gettoni di presenza). Soprattutto a ridosso delle elezioni. E pensare che fino a pochi mesi fa il ministro del Lavoro, Roberto Maroni , assicurava: «La delega prevede di cambiare questo sistema e io intendo esercitarla».

              Si tratterebbe di mettere mano a un modello che sembra fatto apposta per paralizzare la vita degli enti, visto che i due organi di vertice -consiglio d’amministrazione nominato dal governo e consiglio di vigilanza designato dalle parti sociali -sono destinati a pestarsi i piedi.

              Non solo. Lo stesso ministro aveva osservato che, esclusi Inps e Inpdap, i due giganti cui fa capo rispettivamente la previdenza dei dipendenti privati e di quelli pubblici, ci sono «altri tre istituti che messi insieme gestiscono l’1% delle pensioni: non si giustifica la loro esistenza, se non da punto di vista dei vari consigli di amministrazione, dei consigli di indirizzo, dei direttori generali da nominare».

                Nel mirino c’erano l’Ipsema (ex casse marittime), presieduto da Antonio Parlato (An, ex sottosegretario nel governo Berlusconi del ’94), l’Ipost (postelegrafonici) guidato da Giovanni Ialongo (al vertice dal 1997) e l’Enpals (spettacolo) presieduto da Lia Ghisani (ex segretario confederale della Cisl). Che possono tirare un sospiro di sollievo.

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                  A proposito di rinvii. Non si farà nulla anche della riforma del modello contrattuale. Tutto rinviato a dopo le elezioni. «La Cgil parla d’altro, il problema non lo vuole affrontare», taglia corto il leader della Uil, Luigi Angeletti , dopo avere letto la bozza riservata di mediazione delle posizioni sindacali preparata dal segretario confederale della Cgil, Carla Cantone , che ha lavorato alla riforma con Giorgio Santini (Cisl) e Paolo Pirani (Uil). Anticipa Angeletti, nel faccia a faccia con i leader di Cgil e Cisl, Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta : «Si prenderà atto che le cose stanno così», cioè male.

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                    C’è anche una Fiom non massimalista. Che tenta di organizzarsi in vista del congresso di febbraio. Venerdì prossimo, nella sede Cgil, si riunirà la pattuglia dei riformisti che si riconosce nella linea Epifani. Una minoranza guidata da Fausto Durante , unico membro della segreteria dei metalmeccanici che non stia dalla parte del leader Gianni Rinaldini e di Giorgio Cremaschi , che hanno presentato due tesi alternative su due punti qualificanti (modello contrattuale e democrazia sindacale) del documento per il congresso della Cgil che si terrà la prossima primavera.