Urne aperte, stasera l’esito sull’intesa

14/01/2011

Da ieri sera si è cominciato a votare a Mirafiori; i 5431 lavoratori potranno esprimersi sull’accordo che rivoluziona la storia dello stabilimento torinese fino alle 19,30 di oggi, poi comincerà lo spoglio (cui la Fiom parteciperà con osservatori). Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, è intervenuta più volte nel corso della giornata. La confederazione sostiene la battaglia della Fiom, ma a differenza del sindacato di Maurizio Landini sostiene il «no». E soprattutto chiede che in caso di vittoria dei «sì» la Fiom faccia in modo (con firme tecniche o altro) di non restare fuori da Mirafiori.

«Comunque vadano le cose – afferma – la Fiom tornerà in fabbrica, ha 110 anni di storia». Ma il bersaglio principale è stato il premier Silvio Berlusconi, che mercoledì ha detto che se vincessero i «no» Marchionne farebbe bene ad abbandonare Mirafiori. «In un paese normale un governo, di fronte a un’impresa che vuole fare investimenti, avrebbe chiamato l’impresa e verificato gli investimenti. Non avendo fatto tutto ciò, si fa spettacolo». Vinceranno i sì, i no? «Vorrei non partecipare a un terno al lotto che mi pare irrispettoso dei lavoratori – dice la sindacalista più tardi – nei loro confronti è evidente che si sta commettendo uno straordinario torto». L’aspetto peggiore della vertenza e dell’accordo Fiat, spiega, «è questa idea che bisogna ricostruire le fabbriche fatte come caserme autoritarie».

C’era attesa ieri mattina per le due assemblee organizzate dai sindacati. Quella della Fiom – presente il leader Maurizio Landini – al primo turno ha visto circa 300 partecipanti; a quella indetta dai sindacati del «sì» nella parrocchia del Redentore, vicino ai cancelli, non si è visto quasi nessuno, ed è stata annullata. «Era un po’ una scommessa – ha spiegato il segretario Fim di Torino Claudio Chiarle – non è facile portare in assemblea i lavoratori al di fuori dell’orario di lavoro. Ciò che conta è vincere il referendum». «La percezione è che nella preoccupazione ci sarà la prevalenza dei sì. E spero anche consistente,», è stato il commento del responsabile auto Uilm Eros Panicali. Tra l’altro la Fismic ha denunciato intimidazioni fuori dai cancelli e il suo segretario generale Roberto Di Maulo ha fatto sapere che in serata in una saletta sindacale, vicino a uno dei nove seggi, sono stati trovati volantini firmati dai comunisti rivoluzionari con la stella a cinque punte. Anche se sembra che lo stesso volantino sia stato distribuito da un gruppo di giovani ai cancelli di Mirafiori. Non contiene alcun tono di minaccia e si chiude con la «solidarietà ai lavoratori contro il referendum Marchionne, per dire no all’imbroglio, ai licenziamenti, allo sfruttamento del lavoro».

Intanto si dice soddisfatto per «la grande partecipazione e la rabbia dei lavoratori» emersa dall’assemblea Fiom Maurizio Landini, che non fa previsioni sull’esito del voto. «Di certo non è un referendum libero, ma un plebiscito». La Fiom «farà tutto ciò che è possibile, sul piano sindacale e giuridico, contro un modello di accordo inaccettabile», ma si esclude in via assoluta la «firma tecnica». Sempre Landini attacca l’ad Fiat Sergio Marchionne: «Ho scoperto che oltre a guadagnare molti soldi paga le tasse in Svizzera mentre i lavoratori Fiat continuano a pagarle in Italia: noi più di Marchionne siamo interessati che auto, camion e trattori si continuino a produrre qui».

Mentre in una nota congiunta Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti dicono ai lavoratori di Mirafiori «che devono sapere che i contenuti dell’accordo che si apprestano a votare sono in linea con le tantissime intese sindacali sottoscritte unitariamente, Fiom compresa, per difendere il lavoro e l’occupazione». Dunque, «ci sono solo ragioni di merito a sostegno del “sì”, solo ragioni politiche e di visibilità mediatica a sostegno del “no”». Infine, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino: «Se vince il sì restano aperte tutte le prospettive, la possibilità di incalzare Marchionne sugli investimenti e di incalzare il governo. Resta aperta la possibilità di rimediare alle criticità dell’accordo, come quelle sulla rappresentanza. Se vince il no ci infiliamo in un tunnel dal quale non so come usciremo».
Bonanni e Angeletti «L’intesa è in linea con tante altre firmate anche dalla Fiom»