Un’ottima spesa

01/09/2010

Se uno i soldi non ce li ha perché è tre mesi che non prende lo stipendio, la merce esposta sugli scaffali può andarla a prendere lo stesso? Evidentemente no, eppure la risposta potrebbe non essere così scontata come sembra se ieri la Filt Cgil Lombardia, forse senza volerlo, ha messo in scena una sorta di finta spesa proletaria – esproprio pare brutto… – per denunciare la situazione di sessantadue lavoratori del Gs-Carrefour di Assago (Milano) licenziati nonostante due sentenze favorevoli. Forse il dubbio lo scioglierà il cardinale Tettamanzi, dopo aver letto la lettera che i lavoratori gli hanno indirizzato. Al mattino sono entrati nel centro commerciale, hanno caricato i carrelli di generi di prima necessità (pannolini e latte tanto per cercare solidarietà a buon mercato) e una volta arrivati alle casse hanno chiesto di non pagare, considerando la spesa fatta come una sorta di piccolo anticipo dello stipendio che il colosso della grande distribuzione si rifiuta di pagare da 86 giorni. La dirigenza Gs-Carrefour ha chiamato la polizia e i lavoratori hanno abbandonato i carrelli davanti alle casse, proseguendo la mobilitazione con un più tradizionale volantinaggio per informare i consumatori. Riprendersi il maltolto (almeno lamerce al posto del lavoro) come forma di pressione o di risarcimento: è forse nata ieri la nuova protesta/tormentone dell’autunno inverno 2010-2011, capace magari di rinverdire i fasti della classica salita sul tetto che ha caratterizzato le agitazioni dello scorso anno? E’ presto per dirlo.Ma intanto ieri i dirigenti Gs Carrefour - attraverso i poco rassicuranti portavoce con caschi e manganelli intervenuti per riportare la calma – hanno fatto sapere ai funzionari sindacali di essere disposti a rivedersi per risolvere
la questione degli ex magazzinieri licenziati; i quali lavoravano in un deposito di Pieve Emanuele per conto di una cooperativa – la LM- che di fatto dipendeva totalmente dalle esigenze del super committente: è il secondo gruppo mondiale della grande distribuzione dopo Wall Mart, con un fatturato di 43,73 miliardi di euro (+ 6% rispetto all’anno precedente). Anche per questo i sindacati pretendono che Gs Carrefour si adoperi per il reintegro di questi lavoratori sfruttati da una cooperativa. «Se la disponibilità del gruppo è sincera lo apprenderemo dal risultato del confronto ancora aperto in prefettura – spiega Nino Cortorillo, segretario generale della Filt Cgil – dovrebbero aver capito che la ragione e le sentenze sono dalla parte dei lavoratori. Questo rafforza la nostra convinzione ad andare avanti». La storia di Assago è da manuale, per almeno tre aspetti paradigmatici. I sessantadue lavoratori della LM (1.100 euro al mese con parecchie ore di straordinari) sono stati licenziati perché si sono rifiutati di sottoscrivere na richiesta/capestro: aumento della produttività e pagamento a cottimo, questo pretendeva la cooperativa. I lavoratori sballavano e rimballavano merci, è stato chiesto loro di essere pagati non più a ore ma a collo lavorato, e in più di licenziarsi per essere riassunti in una new company il giorno successivo. Vi ricorda qualcosa? Esatto, le strategie del signor Marchionne. Il delegato sindacale della Cgil però si è rifiutato ed è stato sospeso e i lavoratori (caso più unico che raro) hanno proclamato una giornata di sciopero: la vendetta (licenziamento) è scattata il giorno successivo. Erano i primi di giugno, mentre la vertenza per il reintegro sul posto di lavoro – mai rispettata – è stata vinta lo scorso 3 agosto. Il gruppo Carrefour però continua a far finta di non c’entrarci niente, «quei lavoratori non sono nostri dipendenti per cui non possiamo procedere al reintegro di personale non nostro». In realtà, spiegano i sindacati, il lavoro c’è eccome perché nel centro logistico di Pieve Emanuele ci sono persone che lavorano dodici ore al giorno. Dunque – altro aspetto paradigmatico – questo è il classico caso di un’azienda che pur non essendo sfiorata dalla crisi ne approfitta per calpestare i diritti dei lavoratori. Il gruppo Carrefour Italia, con i suoi 1.381 punti vendita, vanta una cifra d’affari di 7,158 miliardi di euro e una tenuta degli introiti anche in questi due anni di crisi. La vicenda di Assago, tanto per non farsi mancare niente, racconta anche cosa si nasconde in quelle scatole cinesi altrimenti dette cooperative che svolgono un ruolo fondamentale nelle economie avanzate ei territori italiani: i sessantadue licenziati sono stati prontamente sostituiti dai lavoratori di un’altra cooperativa, la pugliese La Nuova Gioventù. Un’altra «scatola cinese» che fa parte della Lega delle Cooperative.