Uno Statuto in stile federalista

10/10/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Mercato del lavoro – Oggi incontro Maroni-Regioni: moratoria in attesa di una riforma complessiva

    Uno Statuto in stile federalista
    Il Governo vuole riscrivere l’attuale legge del ’70 – Treu: «Il Libro bianco non è un proclama dei talebani»
    Lina Palmerini
    ROMA – Comincia oggi il confronto tra ministero del Welfare e Regioni sul Libro bianco. In primo piano la proposta del Governo di far scattare una moratoria sulla parte della riforma federalista che riguarda la potestà legislativa concorrente sulla tutela e sicurezza del lavoro (vedi «Il Sole-24 Ore» di ieri). Un periodo di stand by per disegnare con le Regioni un impianto federalista condiviso che ripartisca le competenze evitando il caos. La trattativa con le Regioni parte comunque dal Libro bianco e, quindi, da un’impostazione del Governo fortemente orientata al decentramento, anche a quello contrattuale e salariale. Si tratterà però di trovare un accordo su quali materie lasciare la potestà legislativa concorrente delle Regioni. Una scelta cruciale che individuerà i "tasti" sui quali si potranno modulare le differenze territoriali. Anche perché il nuovo quadro di riferimento che uscirà fuori dall’accordo sarà il nucleo del nuovo Statuto dei lavori: il Governo punta infatti a una riscrittura dell’attuale legge del ’70 da un lato creando spazi di intervento alle Regioni (come prevede l’articolo 117) ma contemporaneamente ridisegnando la mappa delle tutele. Un’operazione desta più di una preoccupazione nel sindacato. Diverso l’atteggiamento del l’opposizione, o almeno dell’ala centrista. «Devo dire – ha commentato Tiziano Treu, senatore della Margherita – che il Libro bianco non mi pare un proclama dei talebani. Mi sembra invece una fotocopia delle guidelines europee con alcuni rischi: la rivisitazione della concertazione e la tendenza, più volte esplicitata nel documento, di individualizzazione dei rapporti di lavoro». Per l’ex ministro del Lavoro si tratta di due questioni fondamentali per giudicare l’Esecutivo: «Sulla carta, l’addio alla concertazione mi sembra politicamente esplosiva. Dico però che dobbiamo vedere in cosa si tradurrà praticamente. Se l’esempio è quello europeo, mi aspetto confronti aperti con le parti sociali, che abbiano tempi abbastanza ampi per consentire una trattativa sindacale vera». L’altro rischio è l’individualizzazione dei rapporti di lavoro, un passaggio che potrebbe tradursi in «un vero atto di sabotaggio sindacale perché colpisce la rappresentanza laddove è più debole». Per Treu, infatti, la sfida per i sindacati è altissima: «L’approccio che continuano ad avere è di tipo fordista mentre occorrebbe una diversificazione. La strada più corretta, per Esecutivo e parti sociali, è l’esempio olandese citato nel Libro bianco: in questo caso lavoratore e impresa possono trattare individualmente ma sulla base di istituti negoziati dal sindacato. Il Documento però, qua e là, fa capire che la deroga individuale ai contratti collettivi potrebbe essere più ampia: questo è un comportamento antisindacale». La sfida alla "differenziazione" del sindacato può essere aiutata da un decentramento regionale e una rivisitazione degli assetti contrattuali. «Mi sembra ragionevole – dice Treu – trattare con le Regioni un plafond di tutele e principi condivisi a livello nazionale, dall’articolo 18, alle libertà sindacali mentre alle Regioni potrebbe andare la competenza sulla formazione, sui servizi all’impiego, sui regimi di mobilità, alcuni ammortizzatori, la previdenza integrativa, gli incentivi». Un’operazione a cui dovrebbe accompagnarsi un decentramento contrattuale anche se «nei casi di Governo-datore di lavoro andrebbe fissata una percentuale, uguale per tutti, da rinviare alla contrattazione di secondo livello». A chiedere al Governo un intervento da subito è l’economista Carlo Dell’Aringa, commissario straordinario dell’Isfol e tra i collaboratori del Libro bianco, che propone un debutto nel pubblico impiego. «Considerando – ha detto – la divergenza di vedute sulle somme in Finanziaria per i contratti pubblici, potrebbe essere questa l’occasione per affrontare la questione delle risorse ma anche quella di una ristrutturazione della contrattazione».
    Mercoledí 10 Ottobre 2001
 
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