Uno «Statuto dei lavori» per superare lo stallo

11/03/2002








(Del 9/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
L´ex ministro Treu ne rivendica la paternità. Anche l´Udc sta preparando una bozza

ROMA

Lo scontro sulla riforma dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sta facendo fiorire una serie di iniziative. L’Ulivo tenta di bruciare sui tempi il governo e la maggioranza, presentando la prossima settimana una proposta di legge sullo «Statuto dei lavori», un nuovo strumento legislativo che dovrebbe estendendo le tutele dall’universo del lavoro dipendente anche a quello del lavoro autonomo, atipico e dei collaboratori coordinati e continuativi (i cosiddetti co-co-co). Lo ha fatto sapere Tiziano Treu, senatore della Margherita ed ex ministro del Lavoro nel governo di Romano Prodi. Ma una bozza di «Statuto dei lavori», per cercare di superare lo stallo sull’articolo 18, è anche l’obiettivo di un´iniziativa di "diplomazia parlamentare" avviata dall’Udc, l’aggregazione dei centristi della maggioranza, in cui sono confluiti Ccd, Cdu e Democrazia europea di Sergio D’Antoni. Il risultato -secondo Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera e regista dell’iniziativa- dovrebbe vedersi già all’inizio della prossima settimana. L’idea è quella di uno "Statuto dei lavori" che sostituisca lo Statuto dei lavoratori, figlio degli Anni `70. Il metodo con cui il gruppo intorno a Volontè intende procedere è quello di stendere la bozza del documento esaminandola preventivamente, articolo per articolo, insieme ai tecnici di Cisl e Uil. In questo modo si dovrebbe arrivare ad un testo condiviso in partenza, evitando o riducendo le divergenze d’opinione che potrebbero emergere a posteriori. Cisl e Uil, secondo quanto si apprende, avrebbero un atteggiamento collaborativo, mentre la Cgil non è della partita. Treu però rivendica la paternità dell’idea dello Statuto dei lavori: «È una vecchia proposta, che ho fatto io nel 1998 quando ero ministro del Lavoro. Poi il governo Prodi è caduto e non se ne è più parlato. Adesso intendiamo rilanciarla». Dietro all’iniziativa, assicura Treu, c’è tutto l’Ulivo. Tra i promotori anche Giuliano Amato ed Enrico Letta. La strada dello "Statuto dei lavori" è proprio la soluzione individuata in questi giorni da governo e maggioranza per cercare di superare lo stallo in cui si trova da settimane il confronto tra imprenditori e sindacati, incagliatosi sulla riforma dell’articolo 18. Il governo dovrebbe presentare in proposito una proposta di legge entro l’inizio della prossima settimana. La partita, comunque, è ancora aperta. In ambienti di governo, infatti, si fa presente che quella dello Statuto dei lavori è soltanto un’ipotesi all’interno di un menù più ampio. Lo stesso stralcio dell’articolo 18 dal ddl delega sarebbe tutt’altro che una cosa decisa. È essenziale, dice Treu, reperire le risorse finanziarie per rendere realistico e credibile il progetto dello Statuto dei lavori. Le stime parlano di almeno cinque miliardi di euro (quasi diecimila miliardi di lire), solo per far decollare i cosiddetti «ammortizzatori sociali». Nei giorni scorsi i parlamentari della Margherita hanno avuto colloqui su questo tema con Cisl e Uil. Una riforma del mercato del lavoro, sostiene Treu, passa per una revisione dello Statuto dei lavoratori. Basti pensare, osserva il senatore della Margherita, che «su ventitrè milioni di occupati in Italia, sono coperti dallo Statuto dei lavoratori circa 5-6 milioni di dipendenti privati, cui si aggiungono circa tre milioni di dipendenti pubblici. In tutto, quindi, stiamo parlando di 8 o 9 milioni di persone. Il grosso, cioè gli altri 14 milioni, non hanno alcun tipo di protezione». Riguardo alle risorse necessarie, Treu osserva che «non spetta a noi, ma al governo, individuare i canali di finanziamento». Del resto, aggiunge, «si apprestano a fare una riforma fiscale da cinquantamila miliardi. Quindi possono anche trovare qualche risorsa per gli ammortizzatori sociali». E comunque, conclude, «per partire basterebbero 2-3 mila miliardi».

fra. bul.