Uno sciopero per un lavoro sicuro e dignitoso per tutte/i

06/05/2011


Caro direttore, voglio esprimere tutta la mia solidarietà alla Rsu alla Fiom ed ai lavoratori ed alle lavoratrici della ex Bertone, fabbrica metalmeccanica ora acquisita al gruppo Fiat.

E` sempre umiliante essere costretti a dover decidere tra la propria coerenza e la necessità contingente. E non c`è necessità più impellente che avere un posto di lavoro che è una fonte di reddito. E` un ricatto che ho visto molte volte sul viso di lavoratori e lavoratrici dei settori che, come dirigente della Filcams, ho seguito in questi anni. L`importante è avere coscienza di subire una ingiustizia, e quindi non accettare la logica dell`azienda anche quando la si subisce. A chi ci vuole sudditi è la nostra dignità che ci fa rimanere cittadini. A chi invita a immolarsi su "incoerenti coerenze" è bene ricordare che la battaglia che il sindacato dovrà combattere sarà lunga e irta di ostacoli e deviazioni. Per questo, bene hanno fatto a scegliere la strada che forse non porterà ad avere eroi, ma tanti lavoratori e lavoratrici convinti delle proprie idee pronti a riprendere la battaglia e, come recita un famoso slogan, "a resistere un minuto più del padrone". Maurizio Scarpa vicepresidente Direttivo nazionale Cgil

Cara "Liberazione" arrabbiato come dovrebbero essere, in questo momento, tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola pubblica italiana, arrabbiato per molti e, secondo me, gravi otivi: per i tagli che per il terzo anno consecutivo il governo si accinge ad effettuare sugli organici delle scuole, con un perdita di più di 100nùla posti di lavoro, tagli addirittura definiti recentemente dal Tar del Lazio illegali per le procedure utilizzate; per la riduzione, anch`essa definita illegale, del tempo scuola, delle ore di laboratorio e di copresenza, con il conseguente peggioramento delle condizioni di apprendimento degli alunni già in difficoltà e della qualità del lavoro nelle classi; per il "decreto Brunetta" che vorrebbe certificare come «fannulloni" una gran parte dei lavoratori e lavoratrici della scuola pubblica, premiando con i rispamù effettuati sulle spalle degli altri, quei pochi che, selettivamente, verranno individuati come produttivi per le valutazioni degli apprendimenti degli alunni che, in questo disastroso contesto, nei prossimi giorni, a cura dell`Invalsi, caleranno dall`alto su molte classi delle nostre scuole e su alunni inconsapevoli a cui, tramite un questionario, verranno anche chieste informazioni sulle rispettive situazioni familiari, con famiglie altrettanto inconsapevoli. Una attività di valutazione quindi slegata dai concreti percorsi di apprendimento seguiti nel corso dell`anno scolastico, non prevista dal contratto nazionale di lavoro e non programmata ad inizio anno fra quelle del Piano dell`Offerta formativa. Una attività che numerosi e troppo volenterosi dirigenti scolastici, appoggiandosi su ambigue circolari senza valore di legge, vorrebbero imporre agli insegnanti, senza discussione alcuna nei collegi docenti. Una valutazione infine che viene proposta proprio nel momento più delicato per un insegnante: quello dell`ultimo mese di scuola, un momento di crisi e di difficoltà in quanto dedicato a tirare le fila, nel bene e nel male, di un percorso di lavoro e di apprendimento lungo un anno. Un momento in cui, in particolare nella scuola secondaria superiore, nelle abilità degli studenti vengono al pettine ritardi e carenze accumulate negli anni precedenti e che risulta difficile recuperare. Un momento di valutazione di cui non si può non avvertire il peso e la responsabilità, con il conseguente bisogno di confronto, collegialità e pluralismo. Arrabbiato anche per il fatto di dover constatare che il miraggio di una scuola, intesa sia come `bene comune" che come istituzione statale finalizzata alla concretizzazione dell`art. 3 della Costituzione, si stia allontanando sempre di più. Gli anni 60 e 70 della scuola media unica e dei decreti delegati appaiono così lontani! Arrabbiato infine anche perché, dopo le incredibili assemblee sindacali di inizio anno scolastico, affollate fino all`inverosimile, solo oggi, il 6 maggio, viene offerta a tutti e a tutte la possibilità di una giornata di mobilitazione ampia e significativa. Una giornata di sciopero generale a cui spero di partecipare, con la mia rabbia, insieme a quella di molti altri lavoratori e lavoratrici della scuola pubblica. Una giornata di sciopero generale richiesta da molti e da molto tempo, ma che deve riuscire. Per dare una forte risposta ad un presidente del Consiglio che ha dimostrato chiaramente di avercela con la scuola pubblica e che pensa che educare sia inculcare qualcosa a qualcuno. Evidentemente per lui e per questo governo la scuola pubblica, proponendo il proprio modello di democrazia, cercando di rendere i ragazzi e le ragazze che la frequentano non manipolabili a piacere, e che ancora e nonostante tutto costruisce cultura, è pericolosa e inquieta.
Alberto Gioigi insegnante, referente Scuola segreteria Prc Toscana