Uno «sciopero grande» contro la manovra

14/11/2005
    domenica 13 novembre 2005

    Pagina 3

    Uno «sciopero grande» contro la manovra

      Cgil, Cisl e Uil in piazza il 25 novembre per lo sviluppo e la coesione sociale
      Epifani, Pezzotta e Angeletti: il governo ha offeso e umiliato gli interlocutori, avrà ciò che si merita

        di Bruno Ugolini / Roma

          IN LOTTA – Un governo che manda all’aria la coesione sociale, offende e umilia gli interlocutori e si merita quello che sarà, il prossimo 25 novembre, uno «sciopero grande». È un po’ questo il «pensiero unico» dei tre segretari delle Confederazioni sindacali, all ’indomani del voto di fiducia al Senato sulla legge Finanziaria.

            Epifani, Pezzotta e Angeletti si ritrovano alla giornata conclusiva
            dell’iniziativa per i 100 anni della Cgil, dedicata all’attualità o meno della carta costituzionale. E subito sono assaliti da cronisti e fotografi che vogliono conoscere, appunto, il loro parere su quella Finanziaria che contiene problematiche non lontane da quelle discusse nel convegno.
            Poichè analizzando i tentativi di svuotare la Costituzione, non si può non alludere all’operato del governo di centrodestra anche in campo sociale.

              «Non c’è nulla nella Finanziaria», osserva il segretario della Uil, «per la difesa dei redditi da lavoro e da pensione. Una parte del paese si è impoverita e l’economia non cresce. Non ci sono altre alternative allo sciopero». Savino Pezzotta, a sua volta, rammenta un particolare. Lo sciopero del 25 era stato annunciato con 60 giorni di preavviso, proprio per dare il tempo al governo di valutare le proposte sindacali. Ed esse contenevano anche indicazioni circa le risorse necessarie. Era possibile, ad esempio, intervenire sulle rendite finanziarie. Non c’è stata risposta. Hanno rinviato i problemi al dopo elezioni, «quando saranno diventati ancora più esplosivi a causa del tempo perso». Ecco perché «lo sciopero sarà grande». Il segretario della Cisl avverte il crescere di un malessere sociale profondo. «Non so se succederà come in Francia. Spero di no, ma anche noi abbiamo le nostre periferie. Non sono topografiche ma sociali: le famiglie non ce la fanno ad arrivar alla fine del mese».

                Il governo, sottolinea infine Guglielmo Epifani, doveva operare un’operazione verità su una dinamica dei conti pubblici oggi totalmente fuori controllo. Ha dovuto correggere per ben tre volte la legge Finanziaria, ma lo ha fatto «in maniera approssimativa». Era necessaria, aggiunge il segretario della Cgil, «una manovra economica che mettesse in risalto alcune questioni fondamentali come lo sviluppo degli investimenti e invece la Finanziaria taglia; un’attenzione ai redditi, soprattutto da lavoro e da pensione di cui invece la Finanziaria non si occupa; una politica di contenimento dei prezzi in una fase in cui possono riaprirsi le spirali inflazionistiche». E così ora, il quadro è diventato molto critico anche per le imprese, «poiché la manovra deprime gli investimenti privati». Tanto che domani, all’incontro con Confindustria, i sindacati intendono rimettere al centro del confronto proprio e soprattutto la manovra economica del governo. «Abbiamo chiesto l’incontro – spiega Pezzotta – perchè abbiamo fatto un accordo sul Mezzogiorno indicando alcune priorità, l’avevamo inviato al governo e anche loro ci avevano indicato alcune priorità. Nella finanziaria però non le abbiamo trovate e vorremmo capire se Confindustria vuole agire con noi ancora in quella direzione, il che mi sembrerebbe coerente».
                Un sindacato, insomma, sul piede di guerra. E che può aver trovato forti motivazioni a sostegno delle proprie scelte, nel convegno di cui dicevamo all’inizio – e al quale hanno partecipato, con i tre leader sindacali, Oscar Luigi Scalfaro, Nicola Mancino, Giorgio Napolitano e Aldo Tortorella – in quella carta costituzionale che conteneva, come ha ricordato Carlo Ghezzi, presidente della Fondazione Di Vittorio, un patto politico e un patto sociale.