Uniti, sono uniti ma i sindacati dimenticano il Sud

19/11/2004

    venerdì 19 novembre 2004

      TRIPLICE. IN SCIOPERO

        Uniti, sono uniti ma i sindacati dimenticano il Sud

        La triplice, questa volta, s’è fatta furba. Il governo cambia le carte in tavola un giorno sì e l’altro pure? La Finanziaria non esiste o è diventata come l’araba fenice, quella che «che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa»? Alcuni giornali scrivono che i sindacati «sanno contro chi scioperano ma non sanno più contro cosa»? Bene, anche Epifani, Pezzotta e Angeletti hanno deciso di coprire le carte, o meglio di scoprirle una alla volta. Ecco perché, di fronte a un pubblico di cineoperatori, giornalisti e membri di spicco del sindacalismo italiano degno delle grande occasioni, ieri mattina – ospite la Cgil, nella sua sede nazionale di corso Italia a Roma – i tre leader di Cgil, Cisl e Uil si sono limitati ad annunciare «lo stretto necessario». E cioè lo sciopero generale di quattro ore in pista da tempo, ma che – come si diceva ai bei tempi – questa volta «non sarà che un inizio». Al di là delle code polemiche dei sindacati autonomi o extraconfederali che, ormai, non possono fare altro che accordarsi (lo farà l’Ugl, a destra, come il Sincobas, a sinistra) o scomparire dal proscenio, lo sciopero generale che si terrà il 30 novembre non sarà il culmine della mobilitazione sindacale.

        Le mosse del sindacalismo confederale saranno infatti molto più articolate, solo che non sono state né scritte né esplicitate nero su bianco. Una specie di strategia del passo doppio. Il primo, quello con la faccia del bulldog, attende il governo a pie’ fermo e alla luce del sole, sulla (rientrata dalla finestra) riduzione della pressione fiscale: «La discussione in corso sul fisco è confusa», dice senza mezzi termini Angeletti, ribadendo la contrarietà a una «indiscriminata riduzione delle tasse». Ma anche sulla manovra economica nel suo complesso, sulla contrarietà di «finanziamenti a pioggia, Irap in testa, e non solo», ribadisce Savino Pezzotta. Che insiste sul concetto espresso al Riformista: «E’ una Finanziaria carsica, che ancora non siamo in grado di conoscere esattamente. Ma i tagli restano, dunque il nostro giudizio non cambia, dice, sottolineando l’assenza totale di confronto (“I tavoli promessi non sono mai stati aperti e anche se la maggioranza trova l’accordo sarà blindato”)».

        L’altra mossa, invece, forse più studiata in casa Cgil che altrove, vuole aggredire il governo con l’istinto e le mosse del felino e ricorda molto da vicino la dichiarazione di guerra lanciata dalla Gad. Il segretario Epifani si limita a registrare le «convergenze riscontrate nel nostro incontro con l’Ulivo alla Camera» (anche se Pezzotta sbotta: «La Gad faccia pure ciò che vuole, noi il 30 scioperiamo»). Tranne che per Paolo Ferrero di Rifondazione, che fa trapelare la strategia («E’ arrivata l’ora di dare una spallata sociale decisiva a questo governo»), dal resto dell’opposizione nessun commento. Due settimane dopo lo sciopero generale di quattro ore e quello del pubblico impiego di otto, però, sarà la volta della Gad, di manifestare contro la Finanziaria. Superata la sfortunata coincidenza di date, dunque, anche i sindacati potranno finalmente lanciare il loro – autonomo, s’intende – affondo.

        Ecco perché, forse, a chi chiedeva «come mai non è prevista nessuna manifestazione al Sud, il 30 novembre» (la piazza più “meridionale”, per i comizi dei tre leader, sarà Milano: le altre due, infatti, sono Torino e Venezia), le risposte sono state un po’ evasive. «Non è possibile – commentavano molti – ma se Cgil, Cisl e Uil hanno puntato gran parte delle loro critiche sul Sud dimenticato e prodotto tanto di documento comune (l’unico finora) con Confindustria proprio sul Mezzogiorno».

        Appunto, potrebbe essere la strategia dei due tempi. Il tempo per una grande manifestazione sul Mezzogiorno arriverà e forse anche prima della fine dell’anno. Intanto, è arrivato il tempo dei dipendenti pubblici.

        Con una voce sola i leader dicono: «Non possono pagare certo loro il
        tentativo di far rientrare il taglio delle tasse». I segretari confederali del comparto del pubblico impiego hanno deciso, guarda caso nella giornata di ieri, di trasformare le proprie già previste mobilitazioni in un’unica, grande, astensione dal lavoro di otto ore. Data? Il 30 novembre. Le segreterie nazionali di Fp Cgil, Fps Cisl, Uil Fpl e Uil Pa, in una nota trasmessa alla commissione di garanzia, hanno comunicato la decisione di sospendere le tre ore di sciopero già previste a livello regionale e di aderire allo sciopero generale «contro la manovra economica del governo». Solo che le loro, di ore di sciopero, non saranno quattro ma otto. L’intera giornata. Eccola, la quadratura del cerchio.

        Epifani, Pezzotta e Angeletti, dunque, marciano uniti, questa volta, e uniti vogliono colpire. Se poi, dovesse trovarsi soluzione anche alla trattativa tra le federazioni dei meccanici, che ieri sera hanno deciso di riunirsi per un incontro ancora interlocutorio ma disteso, arriverà presto la stoccata finale.