«Uniti contro la riforma»

14/05/2004




 
   
14 Maggio 2004




 


                «Uniti contro la riforma»

                Cgil, Cisl e Uil suggellano l’alleanza a Chianciano. No al governo su pensioni e fisco
                Epifani standing ovation I delegati applaudono a lungo il segretario Cgil quando parla della vertenza Melfi e della gestione Fiom. Apprezzatissima anche la richiesta di ritiro immediato dall’Iraq


                PAOLO ANDRUCCIOLI
                INVIATO A CHIANCIANO


                «La decisione di porre la fiducia sulla riforma delle pensioni è una scelta gravissima che chiude il dialogo con noi e impedisce le prerogative parlamentari». Così ieri a Chianciano, durante l’assemblea dei quadri e dei delegati della Cgil, il segretario generale Guglielmo Epifani ha risposto al governo che ha imposto la fiducia al senato: 153 sì e 88 no. Rottura su tutti i fronti dunque, anche se non c’è ancora la decisione di un nuovo sciopero generale sulle pensioni. Per ora, Cgil, Cisl e Uil si concentrano sullo sciopero generale del pubblico impiego del 21 maggio. La Cgil si è presentata dunque a Chianciano (assemblea di metà mandato verso il congresso del 2006) con grandi ambizioni. Forte degli ultimi accordi per l’Alitalia e su Melfi, il sindacato di Corso d’Italia vuole allargare la battaglia contro la riforma delle pensioni e del fisco e contro un governo che non solo ha distrutto la concertazione, ma che mostra di non tener in nessuno conto neppure il parlamento, nonostante la sua schiacciante maggioranza; in questo senso la fiducia sulle pensioni viene giudicata da Epifani «un atto di arroganza, ma insieme di grande debolezza». Il segretario generale Cgil, durante la sua relazione introduttiva (25 cartelle) non ha voluto però fare polemica con gli altri sindacati a proposito dei rapporti con questo governo e delle illusioni che sono state coltivate in questi anni. Il Patto per l’Italia è ormai un ricordo, così come fa parte del passato quella Confindustria di Antonio D’Amato che ha paralizzato per mesi il paese sull’articolo 18. Oggi, per la Cgil, contano i punti di possibile «convergenza» (termine usato da Pezzotta) con le altre confederazioni, per poter allargare la lotta contro il declino del paese, in una situazione economica e sociale ormai da emergenza. «Ho abbastanza esperienza per non farmi troppe illusioni – ha detto Epifani – ma proprio l’esperienza ci dice che dobbiamo muoverci insieme con prudenza e determinazione».

                L’unità sindacale, rivista e corretta, torna ad avere una sua utilità. Gli ultimi esempi dell’Alitalia e di Melfi vengono visti infatti dai sindacati confederali come passaggi decisivi. In particolare è stata Melfi la vera svolta. Non è stato neppure un caso che tra tutti i passaggi della relazione di Epifani, proprio quello su Melfi sia stato tra i più applauditi dai duemila delegati presenti. Grandi applausi anche per i riferimenti alla vistosa diminuzione dei redditi da lavoro e alla crescita delle disuguaglianze, «alla inevitabile e giusta iniziativa della Fiom di riconquistare un potere contrattuale», alla necessità di un sindacato unito e autonomo, alla natura e alle radici delle lotte radicali degli ultimi tempi, da Scanzano a Melfi. Ma l’applauso forse più lungo, con i delegati che si sono alzati in piedi, è stato quello sul passaggio sulla guerra in Iraq. «Diventa più forte, giorno dopo giorno – ha detto il segretario generale della Cgil – la richiesta di ritiro dei nostri soldati». Epifani ha insistito su questo punto: «Il ritiro delle truppe dalla palude irachena – ha detto in chiusura – che se non viene assunto dal nostro governo, può essere almeno scelto da tutte le opposizioni non è quindi, come si vuol far credere, una fuga dalle responsabilità. Ma esattamente il suo rovescio: l’assunzione di una diversa e più giusta responsabilità, fermare la guerra».

                Rispetto alle responsabilità dirette del sindacato, la Cgil ha deciso di fermarsi a riflettere con questa assemblea di Chianciano proprio per rimettere a punto le politiche decise al Congresso di Rimini, ma in un quadro che cambia rapidamente. I punti qualificanti del discorso di Epifani, che concluderà oggi, sono stati quelli relativi alla politica economica, alla contrattazione e ai suoi modelli, alle questioni della rappresentanza. Punto centrale nel discorso del segretario generale è quello relativo al fisco. La Cgil respinge la riforma del fisco del ministro Tremonti, che non solo è iniqua perché premia i redditi più alti, ma è anche una operazione assurda dal punto di vista economico in un paese con un debito pubblico come quello italiano. Epifani ha fatto riferimento alla Francia e alla Germania che hanno ripensato le loro riforme di taglio delle tasse. Il segretario generale della Cgil avanza poi una proposta minimale alla Cisl e alla Uil: una commissione comune per discutere sulle regole della rappresentanza. Ma in gioco ci sono temi centrali per il futuro: la lotta alla precarietà del lavoro, il rilancio di una nuova politica dei redditi, una vera politica fiscale (ieri anche Pezzotta ha dichiarato: «Io amo il fisco»). Sulla politica dei redditi e sulla valutazione della situazione della finanza pubblica vengono ridicolizzati i riferimenti di Maroni al 1992, quando la Cgil non si oppose alla fiducia chiesta da Amato. «Fare quel paragone – ha detto Beniamino Lapadula, responsabile economico Cgil – significa solo confessare che la finanza pubblica italiana è oggi al collasso».