Unità sindacale ancora lontana

12/11/2002




            12 novembre 2002

            ITALIA-LAVORO


            Unità sindacale ancora lontana

            I leader ammettono: il dialogo è riaperto

            Massimo Mascini


            ROMA – L’unità sindacale è lontana mille miglia. Ma disperare che un giorno non lontano torni sarebbe un errore. Lo ha dimostrato il dibattito che hanno avuto ieri alla biblioteca del Cnel, appunto sui temi dell’unità Gugliemo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. Chiamati a confrontarsi dalla rivista «Eguaglianza e libertà» i tre segretari generali hanno mostrato tutte le distanze che li separano, ma nessuno può affermare in buona fede che non sia emersa almeno una forte tentazione di ripercorrere sentieri unitari. Che le tre confederazioni siano molto distanti, nessuno l’ha nascosto. «Oggi le condizioni di un dialogo tra noi sono molto difficili», ha detto Angeletti. «Ci dividono ragioni profonde e serie», ha aggiunto Epifani. Pezzotta sulla stessa lunghezza d’onda ha detto che «gli spazi si sono ridotti». Ma partendo da questa constatazione negativa sono andati avanti cercando di vedere cosa li divideva, quali i motivi di fondo dei disaccordi, le ragioni di ciascuna organizzazione. Ed è sempre l’analisi comune, si sa, l’avvio di ogni avvicinamento. Ai tavoli di trattativa si fa così: si confrontano le tesi, sempre diverse, poi si cercano i motivi comuni, le strade per avvicinarsi alla soluzione, alla fine viene l’accordo. Epifani ha elencato tre problemi di fondo sui quali le tre confederazioni sono in disaccordo. Il primo è quello della democrazia sindacale, perché la Cgil vuole lasciare l’ultima parola su piattaforme e accordi a tutti i lavoratori, Cisl e Uil preferiscono privilegiare gli iscritti. Il secondo motivo di contrasto è la riforma contrattuale, voluta da Cisl e Uil, anche se in maniera differente, osteggiata dalla Cgil. Infine, alcune funzioni, alcune competenze, per esempio nella gestione del mercato del lavoro, che Cisl e Uil vorrebbero attribuire al sindacato, mentre la Cgil è contraria. In più, ha elencato, pesano alcuni atti, gli accordi separati per il Patto per l’Italia, le tre piattaforme dei metalmeccanici. Ma ci sono anche motivi di divisione più profondi, sul ruolo del sindacato e sul suo rapporto con il mondo politico. Vi ha accennato Epifani, ci si è soffermato di più Pezzotta. A suo avviso negli anni ’90 il sindacato è cambiato profondamente, ha avuto un potere politico molto forte, ha influito su Governi e partiti politici, si è posto come soggetto politico a sua volta, e così facendo ha perso la strada dell’unità. «Noi non siamo collaterali ai partiti – ha detto il segretario della Cisl – ci poniamo di fronte a loro, ma pensando di condizionarli, e così debordiamo dai nostri confini, il che ci impedisce di essere uniti». Un’accusa che per lo più Pezzotta ha rivolto alla Cgil, che, ha affermato, «ha scelto un impegno politico, che io non potevo seguire». Tutti, dice Pezzotta, devono fare un passo indietro, ripartendo dalla incompatibilità tra cariche partitiche e sindacali. Il punto è che il divario si è radicalizzato ed è sceso in profondità, fino alla base dei lavoratori. Per colpa anche delle demonizzazioni che si sono succedute, che hanno fatto dimenticare, ha sottolineato, come avere tre culture sindacali non sia un limite, ma una ricchezza. «Io – ha rivendicato il leader della Cisl – non sono un traditore». Possono servire delle regole unitarie? Epifani pensa che si debba sempre partire dal merito dei problemi, ma crede che qualche norma, anche per legge, potrebbe servire da spartiacque. Angeletti accetterebbe queste regole, ma a suo avviso si deve prima avere unità sulle politiche da svolgere, altrimenti è tutto inutile. Pezzotta, che è ferocemente contrario a una legge e accetterebbe solo delle regole decise dallo stesso sindacato, crede anche lui però che prima si deve essere d’accordo sull’obiettivo politico, poi trovare delle regole.