Unità: l’ira dei redattori

11/12/2007
    martedì 11 dicembre 2007

      Pagina 3 – Primo Piano

      LA PRESIDENTE MARCUCCI: NON ABBIAMO ANCORA VENDUTO A TOSINVEST

        Unità, l’ira dei redattori

          PAOLO BARONI

          ROMA
          Allarme, preoccupazione, rabbia. La notizia del cambio di proprietà dell’Unità agita non poco la redazione del quotidiano degli ex Ds. Ieri, dopo che La Stampa ha annunciato che la maggioranza del capitale passerà al Gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci, editori di «Libero» e big della sanità privata, il comitato di redazione è tornato a chiedere lumi e garanzie precise (una carta dei valori ed un comitato dei garanti) alla proprietà. Suggerendo, come spiega Ninni Andriolo, di «utilizzare tutto il tempo che ancora rimane per definire una diversa articolazione societaria».

          Un incontro con la presidente Marialina Marcucci è in agenda per domani, a seguire dovrebbe toccare a Walter Veltroni ed all’ex segretario Ds Piero Fassino. A questo punto, però, si rischia davvero il muro contro muro: la redazione, in un comunicato sindacale che verrà pubblicato oggi, l’accusa di «fare il gioco delle tre carte» e «di nascondere la testa nella sabbia». La Marcucci invece cerca di gettare acqua sul fuoco: «Io sono al punto di sempre: non è stato fatto niente. Siamo ancora in corso di due diligence con una società della quale io non faccio il nome. Hanno tempo fino a sabato 15», ha dichiarato al sito «Affaritaliani». Quindi ha spiegato che in ballo non c’è il 100% dell’editrice ma «una parte» e che l’incarico al direttore Antonio Padellaro è «a tempo indeterminato: per noi è stato un direttore assolutamente gradito e speriamo che continui ad esserlo».

          In realtà, le fonti che danno per chiuso l’affare con gli Angelucci (che punterebbero a chiudere entro il 18) spiegano che Padellaro verrebbe confermato solamente pro-tempore per rendere meno traumatico il passaggio ai nuovi soci. Il diretto interessato, ovviamente, non parla: «Questo è il tempo delle decisioni» spiega. Nella Roma politica, però, il toto-direttore impazza da giorni: il nome che ricorre con maggiore frequenza è quello di Antonio Polito, ex giornalista dell’Unità e di Repubblica, poi direttore-fondatore del «Riformista» (quotidiano d’opinione poi rilevato proprio dalla Tosinvest) e dal 2006 senatore in quota Margherita. Polito però nega qualsiasi contatto: «Non ne so nulla». Ma intanto viene attaccato, propsio sull’Unità, da Marco Travaglio: «Se il Riformista avesse lettori, quando Polito attaccava chi criticava Berlusconi avrebbe ricevuto qualche lettera di protesta. Invece no: ogni mattina Polito sbirciava nella buca delle lettere, trovandola desolatamente vuota». Ieri la Marcucci ha negato che «ci siano malumori in redazione, perché se arriva un nuovo socio è per creare i presupposti per lo sviluppo del giornale» scatenando la protesta della redazione: «Le sue frasi offendono l’intelligenza delle persone – spiega Umberto Degiovannangeli, ex membro del cdr – ma come fa a non cogliere segnali di malessere? Se gli editori di “Libero” comprano l’Unità si realizza una vera “follia editoriale”: molti nostri lettori ed abbonati sono sbigottiti all’idea e questo ci fa perdere centinaia di copie che per noi sono la vita». Ancora più duro l’inviato Enrico Fierro, che già a fine ottobre aveva proposto 4 giorni di sciopero. «E’ una questione di dignità. Quello che sta capitando all’Unità è una vergogna».